Sono tante le analogie che uniscono le due nazioni che si contendono la leadership culturale del settore. La Grecia si vanta di aver dato i natali all’olivicoltura, fin dalla dea Atena che donò la prima pianta di olivo agli Ateniesi. L’Italia, almeno dagli inizi del 1900, vanta una tradizione consolidata nella produzione, nel commercio e nell’export di olio di oliva nel mondo, tanto da essere riconosciuta come la patria della qualità. La superficie olivicola in Grecia sfiora i 900 mila ettari, sono 1,1 milioni in Italia. Gli olivicoltori italiani sono 650 mila, quelli greci circa 450 mila. In Grecia, il Peloponneso e Creta producono da soli circa il 70% dell’olio nazionale, come in Italia, la Puglia, la Calabria e la Sicilia producono l’80% dell’extravergine italiano. Somiglianze e analogie che hanno spinto Italia Olivicola e numerose cooperative greche, rappresentate da Agron sa, a condividere un percorso virtuoso sviluppatosi in oltre un decennio, all’insegna di qualità, tracciabilità e promozione. Un percorso che nasce dal campo, dagli oliveti dei soci, dalla cura degli olivi fino alla completa tracciabilità delle olive e dell’olio che arriva in bottiglia per garantire al consumatore un percorso di salute e benessere, per l’ambiente e tutte le famiglie che acquisteranno e metteranno in tavola un olio tracciato e sicuro. Oltre un decennio di intenso lavoro culminato quest’anno in tre grandi eventi in cui gli oli greci e italiani si sono presentati ciascuno con la propria identità e anima, ma accomunati da un sistema di tracciabilità sicuro e certificato. Un’esperienza da promuovere in tre eventi internazionali, organizzati da Bellavita Expo, a Riga (Food Lettonia) e Miami (Food & Beverage Show) in settembre e Londra (European Pizza Show), che si è appena concluso nella giornata di ieri. Sono stati occasione per presentarsi ai consumatori di mercati dove il consumo di olio è comunque una nicchia: 0,5-1 kg/pro capite all’anno è il consumo di olio di oliva in Lettonia, negli USA e nel Regno Unito. Ma proprio dove il consumo è più basso che vi sono i maggiori margini di crescita lungo asset ben definiti che sono la qualità e la tracciabilità, perché il consumatore possa avere un extravergine di cui fidarsi. I gusti, i sentori e le complessità aromatiche sono diversi tra una Koroneiki greca e una Coratina pugliese, come tra una Matsolia della Laconia e una Ottobratica calabrese (che però condividono l’essere alberi enormi di 8 metri e più) o la Zia di Corfù che si presenta con olive di minuscola dimensione come la Biancolilla siciliana. Italia Olivicola e le cooperative greche continuano a condividere un percorso con l’obiettivo di far fiorire le olivicolture dei due paesi, all’insegna delle parole chiave di oggi e di domani: sostenibilità, rispetto dell’ambiente, tracciabilità e qualità.
Italia e Grecia insieme nel nome dell’olivo e dell’olio extravergine di oliva






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