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    Rodilegno giallo

    RODILEGNO GIALLO
    Zeuzera pyrina (Linnaeus, 1761) 

    La zeuzera pyrina è una farfalla dell’ordine dei lepidotteri;  fitofaga e polifaga, vive a spese di numerose specie vegetali quali Acer, Fagus, Platanus, Ulmus, Malus, Prunus e Olea europaea.

    La z. pyrina, nelle regioni mediterranee, presenta la sovrapposizione di due cicli: uno annuale ed uno biennale. Per questo si hanno sfarfallamenti per periodi piuttosto lunghi.

    Le uova vengono deposte nelle screpolature della corteccia o nelle ferite da innesto, sino a qualche centinaio.

    Uscite dalle uova, le larve hanno attività fillofaga e si nutrono degli apici dei giovani germogli, quindi diventano xilofaghe e minatrici, penetrando nei rametti a partire dall’ascella delle foglie ed erodendo il legno sottostante la corteccia. In questa fase dal forellino d’ingresso fuoriesce liquido scuro e piccole tracce di legno tritato.

    L’attività xilofaga interessa germogli, rami e branche, difficilmente il fusto ma, spostandosi anche 4/5 volte durante lo sviluppo, le larve provocano danni alquanto gravi.

    Esse, alla fine di una galleria, creeranno una camera nella quale si trasformeranno in pupe che, dopo un’incubazione da due settimane ad un mese e più, torneranno all’ingresso della galleria e, rompendo la corteccia ormai secca, sfarfalleranno da fine maggio e sino ad agosto.

    DANNI

    Il danno è dovuto all’attività trofica delle larve.  Le gallerie scavate impediscono l’afflusso della linfa nelle zone sovrastanti e i rami superiori verranno compromessi sino a seccare.

    DIFESA

    È complessa per la durata dello sfarfallamento. Viene attuata adottando metodi agronomici a metodi chimici e bio-tecnologici.

    Gli interventi saranno finalizzati al contenimento degli attacchi: potatura oculata e frequente, ricerca attenta e sistematica dei fori d’ingresso, monitoraggio con 1/3 trappole chemiotropiche innescate con feromone sessuale per ettaro, posizionate in aprile, prima degli sfarfallamenti, e nella parte alta della chioma.

    Vi sono poi fattori di contenimento naturali (sia cause abiotiche – avversità meteorologiche – che biotiche – la predazione delle formiche a carico di uova e piccole larve o di uccelli contro le larve mature e gli adulti) che possono portare la mortalità larvale anche al 98/99%.

    LOTTA CHIMICA

    Si impiegheranno insetticidi secondo i criteri della lotta integrata.

    1. Trattamenti con prodotti sistemici: insetticidi fosforganici agenti per ingestione o contatto (fosfamidone, fenitrotion, azinphos-metile); essi hanno un forte impatto ambientale per la loro elevata tossicità. Inoltre, hanno scarsa se non nulla efficacia contro le infestazioni avanzate;
    2. Trattamenti con chitinoinibitori: insetticidi azotorganici (teflubenzuron, triflumuron) che impediscono la muta arrestando lo sviluppo larvale e la metamorfosi. Questi trattamenti devono andare di pari passo con il monitoraggio. Presentano un impatto ambientale estremamente basso e modestissima tossicità;
    3. Trattamenti fumiganti: insetticidi spray immessi nelle gallerie (propoxur, piretroidi). Hanno efficacia limitata e non impiegabili in caso di infestazioni massicce.

    LOTTA BIOLOGICA

    Interventi agronomici come l’eliminazione dei germogli attaccati e la potatura delle branche colpite.

    1. Confusione sessuale: erogatori di feromone sessuale ma in numero tale, 300/400 per ettaro, da entrare in competizione con il feromone emesso dalle femmine ed integrando detto metodo con altri metodi di lotta;
    2. Cattura massale: installazione in aprile, prima dell’inizio degli sfarfallamenti, di 8/10 trappole chemiotropiche innestate con feromone sessuale per ettaro, nella parte alta della chioma;
    3. Impiego di nematodi: della specie Steinernema biblionis e feltiae, da irrorare vicino all’ingresso delle mine. I nematodi penetreranno nelle gallerie sino a raggiungere le larve.
    4. Impiego di funghi: formulati a base di Beauveria bassiana, fungo entomopatogeno.