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    Xylella fastidiosa

    xylella

    Pensare che la x. fastidiosa sia un problema confinato al sud della Puglia vuol dire pensare che la Natura abbia dei confini. Noi olivicoltori, che della Natura siamo collaboratori ed anche attenti guardiani, sappiamo che questa è solo utopia.

    La Natura non attende sentenze, non attende riunioni di megacommissioni né partecipa a sterili ed assurde manifestazioni di piazza.

    I primi a voler salvaguardare il territorio, il paesaggio ma anche, non possiamo dimenticarlo, l’economia legata ad esso, siamo noi.

    Siamo noi che chiediamo assistenza e consulenza nella gestione del fenomeno dannoso ed aiuto economico per attuarla.

    L’olivicoltura conosce perfettamente il significato del pensiero delle “buone pratiche agricole” ma ne conosce anche i costi.

    Allora occorre un supporto al buon agricoltore in tutte le direzioni possibili ed un controllo attento e severo su chi buon agricoltore non è.

    Una corretta informazione, una puntuale presenza degli uffici pubblici a questo deputati e per questo organizzati, sono alla base di tutto.

    Ancora oggi si è preda di disinformazione, di spicciola politica, di pensieri espressi da incompetenti che, ahimè, trovano spazio sui social e sui media.

    Ed è per questi motivi che pubblichiamo quanto noto sul batterio in una nota a parte e più completa, sicuri di rendere un buon servizio.

    XYLELLA FASTIDIOSA
    (Wells, Raju et al., 1896)

    Xylella fastidiosa è un batterio gram-negativo che si insedia e si moltiplica nei vasi xilematici, portatori di linfa grezza. Quindi il suo movimento all’interno della pianta è acropeto, dal basso verso l’alto, ma ha anche la capacità di muoversi inversamente alla corrente xilematica e, pertanto, può con atteggiamento inverso, raggiungere le radici.

    È un patogeno che dal settembre 2017 è inserito nella lista A2 dell’EPPO (EPPO Reporting Service n.09.2017 num. article 2017/158), European and mediterranean Plant Protection Organization, che individua gli organismi di quarantena già presenti in una determinata area ma non largamente diffusi e considerati sotto controllo ufficiale. In base alla Direttiva europea 2000/29/CE è obbligatoria l’adozione di drastiche misure di contenimento.

    Nel 2013 la sua presenza è stata accertata nel Leccese, in agro di Gallipoli, e mentre nello stesso anno interessava circa 8.000 ha, nell’aprile del 2015 era arrivato ad interessarne circa 25.000, tanto da essere definito “la peggior emergenza fitosanitaria al mondo” da J.M. Bové dell’Académie d’Agricolture de France, mentre a marzo del 2018 eravamo giunti a circa 500.000 ettari.

    Quattro le diverse sub specie:

    • fastidiosa fastidiosa attacca la vite ed il mandorlo,
    • fastidiosa sandyi attacca l’oleandro,
    • fastidiosa multiplex attacca il mandorlo, i fruttiferi, l’olivo e le piante forestali,
    • fastidiosa pauca attacca l’olivo, l’arancio, l’oleandro, la polygala myrtifolia, il pesco, il caffè e molti altri.

    Esse sono causa di attacchi ad un diverso, numeroso ed importante elenco di piante, riscontrabile sul sito dell’EPPO (https://www.eppo.int) e su quello della Regione Puglia (www.emergenzaxylella.it).

    In provincia di Lecce il Complesso del Disseccamento Rapido dell’Olivo o CoDiRO – Olive Quick Decline Syndrome, OQDS – è una fitopatologia che colpisce le piante d’ulivo ed è associata alla presenza del ceppo ST53 di xylella fastidiosa ssp. pauca.

    Fu usato il termine “Complesso” poiché inizialmente si riteneva che la fitopatia dipendesse da un insieme di fattori, ovvero un attacco simultaneo e/o consecutivo da parte del batterio, della zeuzera pyrina (rodilegno giallo) e di alcune specie di funghi, phaeoacremonium e phaemoniella.

    Si è poi pervenuti alla conclusione che questi altri fattori poco o nulla influenzino il causare od il diffondersi della patologia.

    L’EFSA, European Food Safety Authority, ha dichiarata certa la patogenicità della Xylella fastidiosa pauca in relazione al CoDiRO sulla base di studi compiuti dal CNR-DiSSPA di Bari guidato dal dott. Donato Boscia e dalla dott.ssa Maria Saponari.

    Inoltre, numerosi Enti accademici pubblici e privati hanno trovato conferma dei quattro postulati di Koch, in ordine alla correlazione tra x. fastidiosa pauca ed il disseccamento degli ulivi.

    Il ceppo gemello dell’agente ST53 presente in Italia, è stato individuato in Costa Rica sull’oleandro, sul mango, sulla noce macadamia e sul caffè.

    SINTOMATOLOGIA

    Un’intensa bruscatura delle foglie, dapprima su rami e piccole branche della chioma alta, in forma isolata ed a macchia di leopardo, che si estenderà poi sulle intere branche sino a colpire l’intera porzione aerea della pianta. Nello stadio finale si avrà l’albero completamente privo di parte verde che, sino a che rimarranno in vita le radici, vedrà la crescita effimera di polloni che, a loro volta, seccheranno sino a morire.

    Suscettibilità

    Sembrava inizialmente che la malattia colpisse le piante vetuste, anche millenarie, mal coltivate, ma si è riscontrato con prove in laboratorio ed in campo che vengono colpite anche piante giovani e ben coltivate.

    Oggi, dopo studi condotti dal CNR-Ipsp di Bari, dal DiSPA-UniBa «Aldo Moro», dal

    CSRFA «Basile Caramia» di Locorotondo (Bari) in laboratorio e prove in campo, si è certi di una certa resistenza/tolleranza alla x.fastidiosa da parte della cv Leccino e della cv FS-17 conosciuta anche come ‘favolosa’ e, dopo avere doverosamente subito il divieto dei reimpianti nelle zone infette dal batterio con la Dec.Esec.Comm.ne 2015/789, art.5, nel dicembre 2017 con la Dec.Esec.Comm.ne 2017/2352, la UE ha modificato l’art.5 autorizzando il reimpianto delle due cultivar sopra dette nella zona infetta da x. fastidiosa.

    Piante ospiti

    Le piante ospiti suscettibili alla x.fastidiosa pauca ceppo CoDIRO sono molte e ne nominiamo solo alcune:

    1. Asparagus acutifolius L.              (Asparago selvatico)
    2. Catharanthus
    3. Cistus creticus L.                        (Cisto)
    4. Euphorbia terracina L.                 (Euforbia di Terracina)
    5. Laurus nobilis L.                         (Alloro)
    6. Lavandula angustifolia Mill.          (Lavanda vera)
    7. Lavandula stoechas L.                 (Lavanda selvatica)
    8. Myrtus communis L.                    (Mirto)
    9. Nerium oleander L.                      (Oleandro)
    10. Olea europaea L.                       (Olivo)
    11. Pelargonum x fragans                (Geranio odoroso)
    12. Polygala myrtifolia L.                 (Poligala a foglie di mirto)
    13. Prunus avium (L.) L.                  (Ciliegio)
    14. Prunus dulcis (Mill.) D.A. Webb   (Mandorlo)
    15. Rosmarinus officinalis L.             (Rosmarino)
    16. Spartium junceum L.                  (Ginestra)
    17. Vinca                                        (Pervinca)
    18. Westringia fruticosa (Willd.) Druce (Falso rosmarino australiano)
    19. Westringia glabra L.

    Tutte specie estremamente diffuse sull’intero territorio italiano.

    Dopo numerosi studi e prove, si è giunti alla conclusione che x.fastidiosa pauca ceppo CoDiRO non colpisce la vitis vinifera.

    Fattori colturali, bioclimatici, sociologici

    Cause concomitanti dell’espandersi dell’infezione sono:

    – introduzione della specie nel territorio;
    – presenza di un vettore estremamente efficace;
    – condizioni bioclimatiche anomale e favorevoli alla diffusione del batterio, inverni miti e precipitazioni tropicali;
    – messa al bando dei presidi fitosanitari a base di esteri fosforici;
    – abbandono di cure e pratiche colturali.

    Trasmissione dell’infezione

    Il batterio, in quanto tale, non ha proprie possibilità di spostamento, infatti, colonizza esclusivamente i vasi xilematici delle piante ospiti ed è trasmesso da insetti vettori succhiatori dello xilema, detti xilemomizi. I vettori sono capaci di inoculare il patogeno immediatamente dopo la nutrizione infettante, senza la necessità di un periodo d’incubazione e l’infettività può essere mantenuta per tutta la vita ma non attraverso la muta. Questo accade perché il batterio si localizza solo nella prima parte del digerente e non circola all’interno del corpo ma aderisce alle pareti iniziali dell’apparato digerente, lì si

    moltiplica e lì può rimanere per l’intera vita dell’insetto. Il più importante vettore è il philaenus spumarius, la sputacchina media, ma ad esso si aggiungono anche neophilaenus campestris, philaenus italosignus, euscelis linoleatus, cercopis sanguinolenta e la cicada orni.

    Philaenus spumarius, la sputacchina, resta il vettore chiave.  Essa è lunga circa 5 mm, da nerastra a bruno chiaro. Cosmopolita, polifaga, con gli stadi giovanili che preferiscono alcune specie di dicotiledoni mentre gli adulti amano i giovani germogli di piante legnose. Sverna come uovo che schiude all’inizio della primavera dando origine a neanidi che producono schiuma nella quale vivono e tramite la quale si difendono dal disseccamento e dai nemici naturali. In piena primavera le ninfe smettono di produrre schiuma e si trasformano in adulti che deporranno le uova in autunno. Vi è quindi un’unica generazione con ciclo biologico e fenologia influenzati dal clima, prediligendo quello mite.

    Le uova schiuderanno dall’inizio di marzo, scalarmente, gli stadi giovanili sino a fine aprile,

    adulti da maggio sino a dicembre, morendo a causa del freddo.

    Poiché la maggior parte delle piante erbacee è priva del batterio, si può affermare che la

    sputacchina acquisisce il batterio dalle piante infette e che, allora, la percentuale di nuove infezioni è direttamente proporzionale al numero di adulti che si nutrono su esse.

    In conclusione, il controllo della fitopatia passa dal controllo del vettore.

    DIFESA

    Si sono succedute diverse Direttive, Ordinanze e Regolamenti per la difesa e la lotta alla xylella fastidiosa (si possono trovare tutte su www.emergenzaxylella.it) ma il succedersi di proteste di piazza, cortei, manifestazioni, esposti alla Magistratura hanno di fatto prima bloccato ogni attività in merito poi ritardato in maniera inequivocabile, consentendo all’infezione di procedere verso nord.

    Anche la task force istituita dal Presidente della Regione Puglia, ha lavorato poco e, al momento attuale, non si comprende se essa sia stata sciolta o meno.

    Il 9 giugno 2016 la Corte di Giustizia Europea ha sentenziato in merito alla Decisione di esecuzione (UE) 2015/789 della Commissione che prevedeva l’eradicazione degli alberi infetti e delle piante, sane o malate che fossero, nel raggio di cento metri dagli stessi.  La Corte ha stabilito che non esiste alcun elemento idoneo ad inficiare la validità di quanto stabilito dalla Commissione, relativamente alle misure per impedire l’introduzione e la diffusione nell’Unione della x. fastidiosa. Quindi le eradicazioni degli alberi infetti e di quanto nel raggio di cento metri da essi tornano ad essere obbligatorie, fatte salve le decisioni della Regione Puglia e della Procura di Lecce.

    Dette eradicazioni non sono obbligatorie per la provincia di Lecce, considerata zona insediata.

    Nell’attesa della sentenza, la Regione Puglia, preso atto della nuova definizione delle zone

    infette, di contenimento e cuscinetto, aveva emesso la D.G.R. n. 459 del 08/04/2016, che stabiliva le misure fitosanitarie da attuare per il contenimento della diffusione di x. fastidiosa pauca ceppo CoDiRO.

    Misure di contenimento e difesa

    La prima misura atta al contenimento dell’infezione è l’osservanza delle cosiddette buone pratiche agricole.

    Gestione del suolo

    Lavorazioni superficiali del terreno: riducono la popolazione giovanile dell’insetto nel periodo primaverile;

    Trinciatura: meno efficace delle prime, si devono interrare le erbe trinciate per eliminare gli insetti alla base delle piante erbacee;

    Pirodiserbo: operazione alternativa alle prime due, da farsi laddove è difficile l’accesso dei mezzi meccanici.

    Concimazioni

    Un razionale piano di concimazione che tenga conto del contenuto di macro e microelementi, della sostanza organica e del sistema adottato

    in azienda, consente di evitare situazioni di stress e generale deperimento delle piante.

    Irrigazione

    L’eccesso irriguo, come l’eccesso delle concimazioni, favorisce lo sviluppo delle piante erbacee, così come la carenza irrigua causa stress alla pianta.

    Potatura

    Riduce la vegetazione ospite del vettore, migliora la distribuzione e la gestione dei mezzi fitoiatrici di controllo del vettore, riduce i volumi degli agrofarmaci.   Occorre evitare di potare   dopo   giornate di pioggia, disinfettare gli attrezzi usati ed occorre che i residui di potatura siano trinciati in loco o bruciati secondo le vigenti disposizioni di Legge.

    La potatura ordinaria sarà eseguita ogni due anni e favorirà l’arieggiamento della chioma, migliorerà lo stadio vegetativo ed ostacolerà, in genere, le avversità parassitarie.

    La potatura straordinaria consiste nel ridurre le branche primarie, nel diradare le secondarie e terziarie per ridimensionare la chioma sia in

    altezza che in larghezza. La successiva emissione di polloni e succhioni deve essere eliminata immediatamente.

    La potatura straordinaria severa ha per fine la riduzione degli organi vegetativi delle piante infette e/o sintomatiche e di quelle che si trovano entro cento metri da esse; consiste nella eliminazione di tutta la parte vegetativa della pianta conservando solo le branche primarie e secondarie prive di vegetazione.

    Infine la potatura straordinaria conservativa riguarda le piante monumentali accertate infette ed ha la stessa consistenza della precedente.

    Misure di controllo del vettore

    Oltre le buone pratiche agricole, la lotta al vettore passa anche dai trattamenti fitosanitari da eseguire con una opportuna tempistica.

    I principi attivi usabili sono i seguenti:


    In rosso i principi usabili anche in agricoltura biologica

    L’efficienza nell’impiego prevede il trattamento nelle prime ore del mattino, bagnando bene la parte interna della vegetazione. Meglio estendere i trattamenti anche sulle zone incolte o alle erbe spontanee.

    Infine, ci sarebbe un insetto in grado di uccidere la sputacchina: lo zelus renardii.

    Esso rientrerebbe nelle strategie di controllo integrato, sia biologico che convenzionale.

    Calendario dei trattamenti

    1)     gennaio – aprile
    Erpicatura a 5 cm di profondità con interramento delle erbe spontanee e/o infestanti oppure trinciatura con interramento.
    Potatura ordinaria o straordinaria.

    2)     maggio – agosto
    Due interventi fitosanitari obbligatori da effettuarsi con i presidi fitosanitari consentiti
    Eliminazione della nuova vegetazione delle piante infette.
    Eliminazione dei rami sintomatici, tagliandoli 50-60 cm sotto il disseccamento visibile.

    3)     settembre – dicembre
    Due interventi fitosanitari obbligatori da effettuarsi con i presidi fitosanitari consentiti.
    Eliminazione dei nuovi polloni.
    Considerazioni finali

    Quanto sopra esposto è più dettagliatamente descritto nella citata Deliberazione della Giunta Regionale pugliese n. 409/2016 ed è valido in detta Regione.

    Nelle altre regioni italiane, dette indenni dal Ministero delle Politiche Agricole e Forestali, persiste la necessità di un attento monitoraggio con eventuali segnalazioni in presenza di dubbi o sospetti al competente Osservatorio Fitosanitario ma soprattutto persiste la necessità del seguire le buone pratiche agricole, primo baluardo contro questa terribile fitopatia. Infine, occorre seguire attentamente quanto deciso dagli enti competenti e le varie modifiche ed aggiornamenti di Leggi e Regolamenti che, ad oggi, si susseguono con estrema rapidità.