Previsione Produzione

PREVISIONI DI PRODUZIONE – CAMPAGNA OLIVICOLO OLEARIA 2018/19

Dall’indagine eseguita dagli osservatori di mercato di ITALIA OLIVICOLA nell’ultima settimana di settembre emerge, al momento, una produzione di circa 215.000 tonnellate a livello nazionale, corrispondente ad un calo medio percentuale pari al 50% rispetto alla campagna precedente 2017/18.

produzione olio

L’andamento climatico altalenante ha presentato diversi estremi: gelate, grandinate, bombe d’acqua e, non ultimi, venti forti che hanno prodotto danni considerevoli tali da indurre alcune autorità  locali a richiedere lo stato di calamità  naturale.

L’elevata umidità e le temperature idonee allo sviluppo di patogeni e parassiti hanno poi contribuito ad incidere negativamente sulla produzione in termini quali-quantitativi.
Stante queste premesse, e assistendo un pò ovunque ad un anticipo della campagna di raccolta rispetto agli standard dei diversi areali di produzione, le aziende si dividono tra coloro che stando optando per i trattamenti fitosanitari, conformemente al regime di coltivazione adottato, e che dovranno attendere che sia trascorso il tempo di carenza dei principi attivi utilizzati per poter procedere alla raccolta, e coloro che stando optando per la raccolta anticipata.

I frantoi sono prossimi all’apertura o hanno già  iniziato l’attività  molitoria in conseguenza del particolare andamento climatico di questa annata che ha variato i ritmi di sviluppo e di maturazione delle olive e creato i presupposti per lo sviluppo della mosca olearia. Le prime rese in olio fornite dai frantoi, per quanto basse trattandosi dell’inizio di ottobre, registrano percentuali di estrazione nella media del periodo che fanno ipotizzare rese finali nell’ordinarietà.

Sotto il profilo fitosanitario delle olive e della qualità  dell’olio ad esso connessa, contrariamente alla precedente annata dove alte temperature e bassa umidità  avevano, nella generalità  degli areali, contenuto parassiti e patogeni, in questa campagna la qualità  sembrerebbe non raggiungere gli standard della campagna 2017/18. Altrettanto vero però che dove sono state adottate tecniche razionali di coltivazione, eseguiti i monitoraggi aziendali dei parassiti/patogeni o consultati i bollettini fitopatologici disponibili territorialmente, la qualità è stata tutelata da opportuni interventi di lotta.

Entrando nel dettaglio regionale, in Puglia la produzione vedrebbe un calo medio regionale del 56% rispetto alla precedente annualità. Nell’entroterra della provincia di Bari i danni maggiori causati alla produzione sono imputabili alla gelata di fine febbraio, seguita a settimane di clima mite che avevano determinato un risveglio vegetativo anticipato. La fioritura è stata conseguentemente scarsa ma sono i danni strutturali alle piante, le cui conseguenze sono destinate a manifestarsi ben oltre questa campagna di produzione, a preoccupare. Lungo la fascia costiera, per una profondità  di 6-7 km, si presenta invece una ottima produzione minacciata però dall’intensa attività della mosca olearia. Mediamente si stima un calo produttivo per la provincia intorno al 70% rispetto alla campagna precedente. In provincia di Foggia il calo produttivo è stimato del 20%, dato decisamente più contenuto rispetto al barese, dovuto soprattutto alla produzione ridotta dell’areale del Basso Tavoliere dove alle gelate si sono aggiunte le grandinate di agosto.

In quest’areale è da segnalare la riflessione di molti olivicoltori sulla economicità  della raccolta. Nell’Alto Tavoliere la produzione attesa è paragonabile a quella dello scorso anno mentre in Gargano si attende una riduzione del 50%.
Nel sud della regione, in Salento, nella provincia di Brindisi, la precedente annata è stata di forte carica produttiva, e ci si attendeva quindi un forte calo dovuto all’alternanza di produzione. Il calo ci sarà  ma stimato più contenuto dell’ordine del 40%. In provincia di Taranto la situazione produttiva non è affatto uniforme cambiando da oliveto ad oliveto anche a brevi distanze. Il calo produttivo medio è stimato intorno al 25% imputabile ad un insieme di fenomeni: nell’ordine le gelate tardive di aprile, gli attacchi di mosca che si sono manifestati anche molto precocemente già  dal mese di giugno, l’alternanza di produzione e i forti venti.

Nella provincia di Lecce, pesantemente colpita dalla Xylella, ci si attende una produzione in calo rispetto a quella dell’annata precedente che già  di per sè era stata poco produttiva. Al problema diffuso della Xylella si sommano gli effetti negativi dell’andamento climatico in particolare le piogge continue durante la fioritura, l’eccesso di temperatura durante l’allegagione e una estate discontinua, con temperature non elevate e precipitazioni che si sono spesso trasformate in grandinate. La campagna risulta in anticipo rispetto all’ordinarietà  della regione e la qualità  attesa viene stimata buona nel foggiano, discreta nel barese e nell’alto Salento, scarsa nel leccese.

In Calabria, in tutte le province senza eccezione alcuna, si registra un generale calo produttivo imputabile a diversi fattori che, a seconda delle zone, sono risultati più o meno impattanti: l’alternanza di produzione, le precipitazioni abbondanti in fase di fioritura e gli attacchi parassitari agevolati da una estate calda e piovosa, particolarmente nella seconda metà  di agosto, ed un settembre ancora caldo. In particolare, la provincia di Crotone conferma il trend negativo con un calo produttivo stimato al 47% della produzione della precedente campagna, già  scarsamente produttiva in un contesto regionale altresì positivo.

I danni maggiori sono stati causati dagli attacchi parassitari della tignola e della mosca, e negli ultimi giorni forti venti hanno incrementato la cascola.
In questa annata anche le altre province della Calabria mostrano flessioni produttive che portano il calo medio regionale ad un critico -70%.
In provincia di Cosenza, le abbondanti precipitazioni in fase di fioritura e allegagione hanno condizionato la produzione che ha subito nette riduzioni laddove non si è intervenuti contro i parassiti: la tignola prima che ha determinato fenomeni importanti di cascola e la mosca dopo, dal mese di settembre.
Da segnalare gli effetti anche della lebbra che ha trovato nelle abbondanti piogge estive del mese di agosto le condizioni ottimali per il suo sviluppo. La qualità  del prodotto si mantiene discreta solo dove sono stati eseguiti i trattamenti. La provincia di Catanzaro è quasi ovunque in scarica produttiva, perchè qui predomina la varietà  Carolea suscettibile all’alternanza di produzione che aveva espresso la propria carica nella campagna precedente. Inoltre, come nel resto della regione, le condizioni climatiche durante il periodo della fioritura e dell’allegagione hanno influito negativamente sulla produzione. Preoccupano in questi giorni i forti attacchi di mosca olearia segnalati e si teme che possano ulteriormente pregiudicare quantità e qualità  del prodotto. La produzione della provincia di Reggio Calabria, che mostra la performance peggiore dell’intera regione, è motivata principalmente con l’alternanza di produzione normale conseguenza delle tecniche di produzione e raccolta adottate.

Anche in Sicilia, il segno previsionale è negativo (-47%) ma bisogna precisare che la precedente campagna era stata di buona carica. Trattandosi di una vasta regione la situazione produttiva, come prevedibile, non è uniforme ma in tutte le province la produzione è in calo con la sola eccezione di Ragusa dove si stima un leggero incremento produttivo (+10%) rispetto all’annata precedente. La situazione più pesante si rileva invece in provincia di Messina dove la produzione è stimata pari solo al 20% della precedente raccolta e che proverrà  principalmente da varietà  minori. In provincia di Catania e Siracusa, a completare il quadro della Sicilia orientale, il calo produttivo è stimato intorno al 40%. Ad influire negativamente, oltre all’alternanza di produzione, il perdurare di condizioni siccitose associate a temperature elevate durante l’allegagione e in seguito, durante la fruttificazione, i parassiti come la tignola prima e la mosca poi agevolata dal clima fresco e piovoso di agosto e settembre. In provincia di Enna, nell’interno della regione, il segno negativo, è dovuta ad una scarsa allegagione dovuta a piogge intese, alte temperature e forti venti a cui è seguita una scarsa fruttificazione. Nella Sicilia Occidentale si stima una produzione ridotta del 50% rispetto alla campagna precedente, temperature incostanti e forti attacchi di mosca i principali responsabili della contrazione.

In Basilicata, piccola regione inclusa tra le due grandi dell’olivicoltura, Puglia e Calabria, si registra un netto decremento rispetto alla precedente annata(-85%). Il motivo principale di questo fenomeno è da attribuirsi alle gelate di fine inverno/primavera che hanno determinato conseguenze quali l’immediata filloptosi, e danni a branche e branchette fino alla morte dell’intera pianta.

Per la Campania le stime prevedono una contrazione della produzione (-38%) con motivazioni analoghe (gelate tardive e attacchi parassitari) a quelle già  descritte per altre regioni, a cui nei giorni scorsi si sono aggiunte forti raffiche di vento che hanno determinato la cascola dei frutti.

Situazione analoga nelle Marche (-39%) e in Molise (-25%) dove il calo produttivo è più contenuto ed attribuibile principalmente all’alternanza di produzione sebbene permangano preoccupazioni per gli intensi attacchi di mosca.

In Abruzzo, le conseguenze dell’andamento climatico anomalo e delle gelate sembrano essere meno impattanti sui quantitativi attesi. In provincia di Pescara, ad eccezione della fascia pre-montana, il segno è stimato positivo (+45%) e così pure a L’Aquila (+50%), per quanto ridotta sia la produzione olivicola di questa provincia. A portare la media regionale in negativo (-12%) sono le province di Chieti e Teramo con un calo stimato del 30% rispetto allÃ’annata precedente. Inoltre, anche qui la mosca si sta manifestando con intensità  destando qualche preoccupazione.

Lazio (-29%) e Umbria (-18%) hanno condiviso le problematiche legate agli effetti delle gelate, elemento caratterizzante l’annata in tutto il centro Italia, e portano un segno negativo nella variazione della produzione rispetto alla campagna precedente. Laddove gli effetti delle gelate sono stati più incisivi le contrazioni produttive superano il 50%, ad esempio in provincia di Rieti, Roma, parte di quella di Viterbo e nello spoletino. Laddove, invece, le temperature sono state meno severe o le condizioni microclimatiche hanno protetto le piante o le varietà  sono risultate meno sensibili, si sono avute buone fioritura, allegagione e fruttificazione e le produzioni si presentano in aumento. Questa condizione è condivisa dalla Toscana dove la produzione si stima in aumento (+15%) rispetto alla precedente campagna grazie al fatto che le piante risparmiate dal gelo presentano una produzione straordinaria che dovrebbe riuscire a compensare e le perdite.

Anche in Liguria si stima un incremento (+25%) e così pure nelle regioni olivicole del Nord quali il Veneto (+35%), e la Lombardia (+30%), dove si è registrata una buona fase di allegagione e fruttificazione. La qualità  si prospetta buona per gli attacchi parassitari contenuti dalle elevate temperature estive.

Diverso è il caso della Sardegna (-63%) dove la provincia di Nuoro detiene il primato della previsione peggiore (-90%) con una produzione flagellata da piogge frequentissime e dalla mosca, nel resto della regione si prevede una produzione dimezzata rispetto alla campagna precedente che era stata di carica produttiva.