Alleanza Cooperative Agroalimentari, no alle modifiche al Decreto sulle Op

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“Apprendiamo con grande senso di sconforto di alcune modifiche introdotte al Decreto sui programmi operativi del settore olivicolo che non solo lo penalizzano, ma vanno di fatto a vanificare mesi di serrato lavoro e confronto tra le organizzazioni di rappresentanza, il Ministero e le altre istituzioni coinvolte.

Introdurre, come parametro per il calcolo del valore della produzione commercializzata di olio, il quantitativo maturato nell’anno solare 2022, anziché nell’anno 2021; si introduce così un elemento di forte aleatorietà nella definizione dei futuri programmi operativi che dovranno essere presentati già a partire dal 10 ottobre”.

In questo modo l’Alleanza Cooperative Agroalimentari commenta l’introduzione di alcune modifiche al Decreto “Disposizioni nazionali sui programmi operativi delle Op e Aop del settore dell’olio d’oliva e delle olive da tavola”, nel corso della seduta del 14 settembre della Conferenza Stato-Regioni.

Si tratta di richieste formulate dalla Conferenza delle Regioni e delle Province autonome a cui ha prestato il proprio assenso il sottosegretario di Stato on. Francesco Battistoni.

La nuova disposizione, per Alleanza Cooperative, “è chiaramente inapplicabile perché si chiede alle imprese di predisporre dei programmi operativi sulla base di dati che non sono né certi né controllati, in considerazione anche del fatto che l’anno al quale si dovrebbe fare riferimento non si è ancora concluso.

Per questo motivo, durante il confronto con il Ministero e le organizzazioni si era condiviso di ancorare le modalità di calcolo del VPC all’annualità 2021, i cui dati invece sono già disponibili e certificati nei bilanci. Una scelta assolutamente in linea con quei principi di precauzione e buon andamento che devono sempre caratterizzare l’azione della pubblica amministrazione soprattutto nella gestione delle risorse pubbliche”.

Perciò, secondo Allenza Cooperative “è fondamentale che il provvedimento si attesti sulle posizioni fin qui espresse e concertate negli incontri istituzionali e che venga scongiurato il rischio dell’introduzione di norme inapplicabili, aggravando la già difficile situazione in cui il settore si trova, come tutta l’agricoltura italiana, nel fronteggiare gli effetti dell’attuale crisi.

Con l’inserimento del parametro relativo all’anno 2022, le imprese si troveranno infatti in molti casi a programmare investimenti su risorse Ocm con la possibilità di doverle restituire, con l’aggravio dell’attività amministrativa e di controllo e con la quasi certezza di rimodulazioni nell’allocazione delle risorse fra le oltre cento Op e Aop riconosciute in Italia. Si pensi anche alla difficoltà di ottenere le fidejussioni, e più in generale un supporto finanziario, in presenza di dati aleatori.

Il quadro è reso ancora più complesso dalla scelta di considerare i contratti negoziati già dal 2023, ai fini del calcolo del valore della produzione commercializzata, di fatto contraddicendo gli obiettivi di vera aggregazione e crescita del settore alla base dell’Ocm e del Piano strategico nazionale”.