Biologico: favorevoli e contrari

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In Senato sta per approdare il Disegno di Legge, approvato dalla Camera, dedicato all’agricoltura biologica. Il testo ha suscitato le critiche di molti membri della comunità scientifica italiana: in oltre 400 hanno firmato la richiesta di ritiro della Legge. Tra questi la senatrice a vita e docente dell’Università Statale di Milano, Elena Cattaneo. Pubblichiamo degli stralci di un’intervista rilasciata al Sole24ore.

Al contempo pubblichiamo alcuni stralci di un documento stilato dal ‘Gruppo di docenti per la libertà della scienza’ invece favorevoli al metodo biologico.

Ognuno tragga le sue conclusioni o approfondisca la tematica. Noi pensiamo che sia il metodo integrato che il metodo biologico possano e debbano coesistere perchè, fondamentalmente, sono entrambi rivolti alla tutela dell’agricoltura e dell’ambiente italiano.

Elena Cattaneo

Il documento, firmato da 400 scienziati italiani, demolisce la favola bella ma impossibile del biologico. Esso spiega come mediaticamente si sia promossa l’illusione che il biologico fosse l’unico metodo in grado di salvare il mondo e farci meglio vivere. Ma non vi sono prove scientifiche a confermarlo anzi esistono analisi che affermano che i prodotti bio non sono qualitativamente superiori e che il metodo bio produce sino al 50% in meno.

La favole del naturale uguale buono ha etichettato come inquinatori oltre un milione di imprenditori agricoli che, ogni giorno, si affidano alle migliori tecnologie disponibili per dare al consumatore prodotti sani e sicuri.

Il ddl è fuorviante poichè esclude l’agricoltura che integra competenze, innovazione ed amore per la terra e disconosce il 97% dell’agricoltura che rende unici i nostri DOP, tutela l’ambiente con l’innovazione e garantisce cibo accessibile e di qualità per tutti. Il ddl arriva a prevedere finanziamenti solo per linee di ricerca specifiche per il biologico, ignora il sistema di controlli ed equipara l’agricoltura biologica a quella biodinamica, ovvero quella che aggiunge all’impostazione ideologica del biologico credenze esoteriche.

Gruppo di docenti per la libertà della scienza

Sostenere che l’agricoltura biologica abbia rese dal 50 al 75% inferiori all’agricoltura integrata ha valenza comunicativa ma non scientifica. Dati pubblicati da Nature nel dicembre 2017, dimostrano che la diminuzione della produttività si stima tra l’8 ed il 25%.

Inoltre si considera la questione stilando giudizi sulla base contabile del ‘per ettaro e per anno’, ma uno dei motivi fondanti le pratiche conservative è l’evitare impatti di sempre più difficile reversibilità nel lungo periodo. Anche se l’agricoltura biologica non dovesse mai equiparare i ricavi su base annua di quella integrata e se la qualità dei prodotti non fosse migliore, la sua attuazione resterebbe un compromesso che ha una contropartita di natura ecologica.

Ogni anno il MIPAAFT pubblica le ‘Linee guida nazionali per la produzione integrata delle colture’. Nella sezione dedicata alla difesa fitosanitaria ed al controllo delle infestanti, viene indicato che “Quando sono possibili tecniche o strategie diverse occorre privilegiare quelle agronomiche e/o biologiche in grado di garantire il minor impatto ambientale, nel quadro di un’agricoltura sostenibile. Il ricorso a prodotti chimici di sintesi andrà limitato ai casi ove non sia disponibile un’efficace alternativa biologica o agronomica“. In quest’ottica la contrapposizione tra agricoltura biologica ed integrata non esiste.

Altro cavallo di battaglia degli antagonisti del biologico è l’uso ammesso nel bio del rame, definito pericoloso per l’ambiente e la salute dell’uomo. Ma nel biologico il rame è ammesso con il limite massimo di 6 kg/ha/anno mentre, solo dal 1 gennaio 2019, nell’integrato il limite è sceso da 8 a 4 kg/ha/anno.

Inoltre, mentre il rame non ha proprietà citotropiche e sistemiche e, quindi, rimane sulla buccia del frutto e da questa può essere lavato, i vari principi chimici attivi ancor’oggi usati in agricoltura integrata hanno proprietà citotropiche e sistemiche, ovvero penetrano nei frutti e quindi introdotti negli organismi umani.

Infine, il confronto tra i due tipi di agricoltura dovrebbe essere fatto in un’ottica di lungo periodo. Nel bio i risultati si raggiungono gradualmente, introducendo sequenzialmente una serie di pratiche gestionali che portano al miglioramento della fertilità dei suoli:

  1. non-lavorazione e minima lavorazione;
  2. mantenimento del terreno inerbito per più tempo possibile;
  3. rotazioni più lunghe;
  4. maggiore diversità contemporanea nel sistema colturale;
  5. ove possibile, la pratica del pascolamento animale controllato.

Quindi, la rinuncia volontaria alla chimica di sintesi obbliga gli agricoltoti biologici a trovare soluzioni innovative, restituendo inoltre piena dignità alla figura professionale dell’agronomo.

E’ grazie all’agricoltura biologica che sono nati settori fiorenti economicamente e ad alto livello d’innovazione dell’agrindustria.