Cascola delle olive

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In questo periodo non è infrequente trovarsi diverse olive a terra, con grande sconforto degli agricoltori.

Occorre comprendere però se si tratta di cascola fisiologica, ovvero un naturale scarico delle olive in sovrappiù da parte della pianta, oppure se vi sono fenomeni esterni, dalla tignola, alla mosca delle olive, fino alla siccità e a malattie fungine, che possono causare una perdita produttiva, anche importante.

L’olivicoltore deve quindi distinguere i diversi fenomeni, riconoscendone i sintomi.

La cascola fisiologica è abbastanza facilmente riconoscibile poiché, generalmente, riguarda le olive meno sviluppate. Nel periodo giugno-luglio, da allegagione a indurimento del nocciolo, le olive possono cascare a terra ancora verdi. Spesso si tratta di olive piccolissime post allegagione, per arrivare a olive ben formate alla fase di indurimento del nocciolo. Proprio in questa fase è possibile ridurre la cascola con abbondanti irrigazioni, così consentendo alla pianta di portare a maturazione un maggior numero di olive.

La cascola naturale non implica, quando non eccessiva e limitata al 5% dei frutti totali, una reale diminuzione del potenziale produttivo, espresso in quintali di olio ad ettaro. Infatti l’olivo è in grado di accumulare più olio sulle olive rimanenti, compensando la perdita di frutti.
In questi casi, quindi, non c’è da preoccuparsi.

Diverso il caso della cascola causata da ragioni esterne.

La cascola dovuta ad attacchi di tignola è facilmente individuabile. Le olive cascano verdi ma vicino al picciolo è presene un foro di uscita dell’insetto. Facendo un campionamento delle olive a terra, si può parlare di cascola anomala, e di attacco di tignola non controllato, quando le olive con foro di uscita sono il 30-40% del totale delle olive cascolate. In questo caso l’olivicoltore deve sapere che l’area è suscettibile ad attacchi di tignola e l’anno successivo dovrà controllare per tempo, in fase di fioritura, eventuali attacchi.

La cascola dovuta a caldo e siccità è la più frequente in questo periodo negli oliveti in asciutta. Il danno si nota già sulla pianta. Si vedono infatti un certo numero di olive secche, destinate a cascare, e un certo numero di olive che stanno seccando. Generalmente queste olive cominciano a seccare dalla punta, in maniera disuniforme, con la necrosi che si può espandere longitudinalmente o trasversalmente al frutto, creando delle chiazze che col passare dei giorni prendono tutta l’oliva. La cascola da siccità può arrivare a coinvolgere anche il 50% dei frutti totali, con gran danno economico.

Nel caso di attacco fungino, tipicamente da lebbra, la sintomatologia è ben diversa poiché se la necrosi parte sempre dalla punta dell’oliva, essa procederà in maniera uniforme verso l’alto, asciugando l’oliva nella zona necrotica, mentre la parte sovrastante, in un primo momento, rimarrà verde e rigonfia. Si creerà quindi un’evidente depressione tra l’area necrotica e quella verde. L’oliva, poi, tenderà a non cadere ma a rimanere sull’albero, poi creando una muffa sulla superficie esterna, dando luogo al fenomeno delle mummie, ovvero olive mummificate che restano sull’albero e propagheranno la patologia.

Molto comune è la cascola dovuta alla mosca delle olive. In questo caso l’oliva si manterrà tendenzialmente verde, tranne un’area semicircolare o ellittica, che si presenterà marroncina. E’ l’area dove la mosca delle olive si è impupata e dove, generalmente, è presente il foro circolare di uscita dell’insetto. Cascole abbondanti, superiori al 10-15% dei frutti totali, indicano un attacco non controllato di mosca.

Non è infrequente che l’area dove si è insediata la mosca si presenti leggermente depressa e necrotica, di forma semicircolare. E’ dovuta a Lasioptera berlesiana, anche conosciuta come Cecidomia dell’olivo. E’ un piccolo moscerino, predatore della mosca delle olive. Apparentemente, quindi, Lasioptera berlesiana è un’alleata degli olivicoltori. Il problema è che la Cecidomia è in simbiosi col fungo Camarosporium dalmaticum, agente del marciume delle olive.

A settembre è frequente un’ulteriore cascola naturale delle olive, spesso limitata e con manifestazioni simili a quella di luglio.

Nel complesso è possibile affermare che se le varie cascole, di diversa natura, portano a una perdita di olive inferiore al 20-30% dei frutti totali, in particolare a luglio, la perdita produttiva è modesta poiché la pianta è in grado di compensare il mancato sviluppo dei frutti con un maggior accumulo nei restanti. Se si supera tale soglia, viceversa, il danno diventa consistente, rendendosi necessaria un’analisi del danno.

 

Fonte: www.teatronaturale.it