Creare un nuovo reddito di contadinanza

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estratto dell’intervento di Susanna Tamaro e Andrea Segrè

L’appello che lanciammo due anni fa al Governo di allora – Il ritorno alla terra. Opportunità per i giovani – è rimasto inascoltato.

Proponevamo alcuni interventi per favorire il ritorno alla terra ed al lavoro agricolo dei più giovani e dei disoccupati. Per ottenere due risultati: aiutare le persone più colpite dalla crisi economica e scongiurare il continuo abbandono di terre fertili.

Un modo per coniugare l’ecologia con l’economia.

L’agricoltura e le aree rurali del nostro Paese rappresentano uno straordinario patrimonio che ancora non riusciamo a valorizzare.

Le tendenze degli ultimi decenni sono allarmanti: abbandono delle aree collinari e montane; invecchiamento degli agricoltori senza ricambio generazionale; aumento dei costi di produzione e diminuzione dei prezzi di vendita; scarsa formazione; assenza di servizi ed infrastrutture; un apparato burocratico-amministrativo che obbliga soprattutto a ‘coltivare carta’.

Altrettanto allarmante la situazione dei giovani.

Negli ultimi anni sono state avviate alcune misure per stimolare nuovi insediamenti agricoli per i giovani. I risultati sinora sono timidi ma incoraggianti.

Alcune ricerche dimostrano che l’occupazione in campagna attirerebbe chi ha meno di 35 anni e non ha origini agricole: sono gli agricoltori di prima generazione.

Concretamente cosa si potrebbe fare per questa nuova “contadinanza”?

Tre azioni: formazione, reddito, semplificazione.

Va promosso un patto con le scuole agrarie superiori ed universitarie affinchè possano offrire, gratuitamente per i beneficiari, dei corsi per imprenditori agricoli direttamente sul campo. La nuova contadinanza va guidata nella quotidianità e nelle difficoltà delle pratiche agricole sia tecniche che economiche.

La seconda leva è il reddito. Garantire ai giovani un reddito di contadinanza, un contributo limitato nel tempo che possa fungere da humus, aspettando che gli investimenti necessari a far decollare l’impresa possano generare i primi frutti.

Infine, la semplificazione burocratica-amministrativa. Tutti i Governi che si succedono fanno promesse poi non mantenute.

Si faccia una moratoria: eliminiamo tutta la carta, facciamo dialogare le banche dati. Ribaltiamo il principio che tutti vogliono fregarci; per una volta pensiamo che stiano cercando di fare.

I costi di questi interventi dovranno essere stimati. Pensiamo però che possano essere inferiori rispetto ai benefici ottenibili in termini di salvaguardia della natura, dell’agricoltura che ne fa parte, di prevenzione dei disastri amientali e del lavoro.