Diserbo dell’oliveto, chimico meccanico o integrato

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L’olivo, come tutte le piante, soffre della competizione delle erbe infestanti. Se non gestita la flora spontanea è in grado di deprimere la produttività delle piante, sia a livello di quantità di drupe raccolte a fine stagione, sia a livello di pezzatura, importante nell’olivicoltura da tavola.
E’ quindi necessario intervenire per eliminare tale competizione se si vuole avere una produttività soddisfacente. “Non bisogna però fare l’errore di pensare all’oliveto come ad un deserto”, spiega Pasquale Montemurro, già professore di Agronomia generale e specialista in malerbologia all’Università di Bari Aldo Moro.

“Le infestanti vanno controllate solo nei mesi in cui entrano in competizione con la coltura, abbassandone la produttività. In linea di massima quindi dalla primavera all’estate, mentre in autunno e inverno è bene che il terreno rimanga inerbito. In impianti siti in pendìo ad esempio la presenza del cotico erboso frena l’erosione del terreno da parte delle piogge, permettendo anche un maggiore invaso dell’acqua nel terreno stesso”.

Nel Sud Italia, dove si concentra l’olivicoltura nostrana, gli agricoltori sono soliti distruggere il cotico erboso esclusivamente mediante ripetute lavorazioni meccaniche superficiali, anche se tale approccio è in calo poichè il ricorso agli erbicidi ed alla trinciatura è più in voga, mentre sono i praticanti del diserbo integrato.

Attraverso il diserbo meccanico il cotico erboso viene distrutto mediante ripetute lavorazioni superficiali con erpici e frese.

I pregi del diserbo meccanico sono la buona riduzione dell’inerbimento, la diminuzione dell’evaporazione dell’acqua per risalita capillare,una maggiore penetrazione dell’acqua piovana ed irrigua nel terreno e un migliore interramento di ammendanti e fertilizzanti.

I punti deboli sono il favorire l’erosione, un non totale efficacia sulle malerbe perennanti,ìle attrezzature utilizzate possono danneggiare le radici dell’ulivo, una elevata spesa di manutenzione del trattore e del carburante, un peggioramento delle condizioni del terreno, sia a livello di struttura che di contenuto di sostanza organica, la richiesta di 5-6 lavorazioni del terreno da febbraio sino all’autunno, sospendendole negli uliveti in asciutta durante l’estate mentre per gli uliveti irrigui anche in estate.

L’inerbimento può essere controllato mediante la trinciatura, eseguita in numero solitamente variabile da due a tre all’anno a partire da febbraio-marzo.

I vantaggi della trinciatura sono una rapida esecuzione, il rispetto dell’apparato radicale delle piante, un buon contrasto all’emergenza di nuove infestanti, il risparmio sul costo dello smaltimento dei residui della potatura, una migliore portanza del terreno che, in caso di piogge di una certa entità, consente di entrare più precocemente negli interfilari, l’impiego anche con terreni sassosi, un discreto arricchimento di sostanza organica del terreno.

Le controindicazioni sono effetti sulle perennanti non risolutivi, nelle infestazioni di fleotribo (Phloeotribus scarabaeoides) i sarmenti non possono essere cippati, ma devono essere allontanati e bruciati, una maggiore complessità nella gestione dell’oliveto, almeno nei primi anni e un maggiore investimento in attrezzature adeguate.

La terza opzione riguarda l’impiego di erbicidi atti a devitalizzare le erbe infestanti. Notoriamente possono essere applicati prima e/o dopo l’emergenza delle malerbe. Nel primo caso sono utili quelli residuali, mentre sull’infestazione in atto sono da applicare sostanze attive di contatto o  sistemici.

Solitamente il diserbo chimico viene praticato tra la fine dell’inverno e l’inizio della primavera. Il momento ideale è quello in cui le infestanti sono ai primi stadi così, impiegando una miscela di erbicidi di contatto e residuali, viene assicurato il disseccamento abbastanza veloce delle erbe già emerse ed una duratura, almeno fino all’estate, assenza di inerbimento. Seguono poi uno o più interventi con erbicidi di contatto sul finire dell’estate-inizio autunno, precedenti alla raccolta delle olive.

I pregi del diserbo chimico sono una grande efficacia, una duratura assenza dell’inerbimento, il miglioramento della struttura del suolo ed un contrasto all’erosione, il favorire la carreggiabilità del campo, una discreta salvaguardia della materia organica presente nel terreno o un suo arricchimento, la possibilità di intervento anche su terreni molto sassosi o con massi affioranti o con forte pendenza, il disseccamento dei polloni.

D’altro canto i difetti sono l’occorrenza di una scelta oculata delle sostanze attive, l’efficacia può essere influenzata dalle condizioni ambientali al momento del trattamento, se eseguito su vegetazione molto sviluppata, non scongiura la possibilità che si sviluppino incendi, bisogna considerare le restrizioni normative come pure l’avversione di una parte dell’opinione pubblica nei confronti della “chimica”, possibili resistenze ai principi attivi.

Al momento le sostanze attive autorizzate su olivo (secondo la banca dati Fitogest) sono: glifosate, fluazifop-p-butile, quizalofop-p-etile, flazasulfuron, florasulam, fluroxipir, penoxsulam, diflufenican, clortoluron, oxifluorfen, Mcpa, pyraflufen-ethyl, carfentrazone-etile e propaquizafop.

Il diserbo integrato consiste nell’impiegare durante l’anno metodi di diserbo differenti, applicati a tutto campo o ancora meglio in maniera localizzata, in quest’ultimo caso con operazioni diverse eseguite sotto e tra i filari.

“L’apparato radicale dell’olivo si concentra nell’area di campo indicativamente rappresentata dalla proiezione della chioma su terreno”, sottolinea Montemurro. “È in quest’area che dunque si devono concentrare gli sforzi dell’olivicoltore, che dovrà diserbare il sottochioma accuratamente, ma solo nei mesi di intensa attività vegetativa dell’olivo, quindi da inizio primavera all’inizio dell’autunno”.
Il sottochioma può essere diserbato con l’uso di erbicidi o mediante la trinciatura, mentre l’interfila potrà essere lasciata inerbita durante il periodo di riposo vegetativo degli alberi, intervenendo successivamente con lavorazioni del terreno, trinciature o con diserbanti.

L’adozione della gestione integrata delle infestanti, mette assieme approcci differenti, in modo che gli aspetti negativi e positivi di ogni tecnica si compensino e rendano la gestione stessa maggiormente sostenibile.

“Quindi il diserbo integrato è il migliore in quanto è smart, cioè richiede delle scelte intelligenti, basate sul ragionamento continuo del modo più razionale di gestire le infestanti in modo sostenibile, e senza assolutamente trascurare le altre pratiche agronomiche e di difesa”, conclude Montemurro.

Di seguito riportiamo tre approcci al diserbo in oliveto, distinti se condotti in irriguo o in asciutto. Come si può notare viene in effetti distinta la fila dall’interfila e il diserbo non è mai affidato ad un solo metodo. Inoltre durante i mesi di riposo o ridotta attività dell’olivo il terreno viene lasciato riposare, permettendo alla flora spontanea di crescere indisturbata e fornire i suoi citati effetti positivi.

Programma di gestione integrata - Oliveto non irriguo
Programma di gestione integrata - Oliveto irriguo
Programmi di gestione integrata - Oliveto irriguo (raccolta meccanica)
Programmi di diserbo elaborati da Pasquale Montemurro dell’Università di Bari Aldo Moro