ENEA traccia l’origine geografica dell’olio extravergine d’oliva

140

L’olio extravergine d’oliva è un prodotto di grande valore alimentare ed economico, tanto apprezzato quanto contraffatto: per questo è così importante documentarne con certezza la provenienza e la qualità.

L’Unione Europea ha stabilito delle certificazioni per garantire la qualità e il valore dell’olio extravergine d’oliva con le indicazioni DOP (Denominazione di Origine Protetta), IGP (Indicazione Geografica Protetta) e STG (Specialità Tradizionale Garantita) che sono strettamente legate al territorio di produzione.

La qualità delle olive, e quindi dell’olio, dipendono dalle caratteristiche geochimiche del terreno, dall’origine geografica e dalle cultivar: pertanto, non corrispondere ai criteri di dette certificazioni rende più facile evidenziare le frodi.

I ricercatori dell’ENEA hanno messo a punto una metodologia per verificare l’autenticità dell’olio extra vergine attraverso la tracciabilità dell’origine geografica delle olive basata sul contenuto di particolari elementi.

I risultati dello studio Characterization and Discrimination of Italian Olive (Olea europaea sativa) Cultivars by Production Area Using Different Analytical Methods Combined with Chemometric Analysis sono pubblicati nella rivista scientifica internazionale open source di scienze dell’alimentazione “Foods”.

«Combinando insieme le più moderne tecnologie di analisi siamo riusciti a identificare la firma geochimica del suolo trasferita alle olive.

Questo apre alla possibilità di individuare, in modo sempre più veloce e accurato, l’origine geografica dei prodotti olivicoli e di scovare eventuali frodi soprattutto tra le DOP che devono garantire caratteristiche di qualità, autenticità e tipicità strettamente legate al territorio di produzione», spiega Claudia Zoani, ricercatrice della Divisione Biotecnologie e Agroindustria dell’ENEA.

Tra le nuove tecnologie usate dai ricercatori ENEA c’è un dispositivo portatile basato sulla spettroscopia laser fotoacustica che sfrutta luce e suono per eseguire misure in tempo reale direttamente sul campione non trattato.

«Le prove effettuate sulle foglie di olivo con il sistema laser, che si basano su spettri di tipo molecolare, hanno confermato i raggruppamenti per area geografica ottenuti dall’analisi elementale delle olive».

Lo studio ha analizzato gli elementi chimici presenti in trentasette campioni di olive e di foglie di undici specie di olivo (le cultivar Cipresso, Canino, Frantoio, Leccino, Maurino, Moraiolo e Pendolino per la produzione di olio, Ascolana e Uovo di piccione per le olive da tavola, Itrana e Ortice per entrambe le tipologie di consumo) e ha permesso di distinguere i campioni di olive e di foglie per area di produzione in base alle caratteristiche del suolo.

Le zone di produzione prese in esame si trovano entrambe nel Lazio: la prima presso il Centro Ricerche ENEA Casaccia, la seconda nel Comune di Allumiere.

Come fa notare Zoani, «oltre a stabilire l’origine geografica delle olive, l’analisi delle concentrazioni degli elementi nelle drupe potrebbe svolgere anche il ruolo di indicatore di inquinamento del suolo.

Ma servono ulteriori studi per valutare quali caratteristiche del terreno possono influenzare la presenza dei vari elementi nelle olive e verificare come la loro biodisponibilità possa essere influenzata, ad esempio, dall’uso di fertilizzanti o di fungicidi.

Tutto questo servirà a garantire una più ampia applicabilità del metodo ENEA per la tracciabilità geografica nelle diverse condizioni di coltivazione, insieme a valutazioni legate alla sicurezza alimentare».

La redazione

Fonte: www.rinnovabili.it