Ftalati nell’olio extra vergine d’oliva: necessario scoprire l’origine della contaminazione

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Oli extra vergini di oliva fuori norma, con livelli di ftalati superiori ai limiti di migrazione previsti dal regolamento comunitario 10/2011.
E’ quanto hanno scoperto ricercatori portoghesi esaminando un numero esiguo di campioni: 16 oli di oliva comprati al supermercato

L’attenzione dei consumatori e della GDO sulla contaminazione di questi composti è elevata.

Gli ftalati sono contaminanti ubiquitari nell’ambiente e nei prodotti di consumo. Sono utilizzati come plastificanti in molte materie plastiche utilizzate per l’imballaggio e articoli per la lavorazione, la manipolazione e la conservazione degli alimenti.Alcuni ftalati e i loro metaboliti sono noti per essere tossici per la riproduzione e perturbatori endocrini. Tra questi vanno segnalati il diottilftalato (DEHP) e il diisononilftalato (DINP).

Per quanto riguarda i campioni di olio di oliva raccolti, sono stati rilevati DEHP e DINP in tutti i campioni con una concentrazione media di 1,31 e 1,52 mg/kg e con una concentrazione massima di 7,52 e 6,29 mg/kg, rispettivamente.

I risultati mostrano quattro, dei sedici campioni, con una concentrazione di DEHP superiore ai limiti di migrazione applicabili ai sensi della normativa sui materiali a contatto con gli alimenti.
Uno dei campioni è l’olio di sansa e quindi la fonte di contaminazione può essere il solvente utilizzato nel processo di estrazione. Ma gli altri tre campioni sono oli extravergini e oli di oliva vergini.
È quindi importante sviluppare gli sforzi per risalire alla fonte di contaminazione.

Un altro problema che si pone è l’alto costo della ricerca di ftalati e la complessità dell’analisi.
E’ questa la ragione per cui i ricercatori hanno confrontato un metodo alternativo per l’introduzione dei campioni nel sistema cromatografico con la tradizionale estrazione liquida seguita da analisi preventive della concentrazione.