Ismea, Banca delle terre

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Riportiamo integralmente l’intervista fatta da AGRICOLAE al direttore generale Ismea, Maria Chiara Zaganelli, per fare il punto sulla Banca delle terre.

Si parla di Banca delle terre spesso in associazione ai giovani agricoltori, che agevolazioni ci sono per questa categoria?

La Banca Nazionale delle Terre Agricole è uno strumento che si pone l’obiettivo di reimmettere quanto prima nel sistema economico le aziende agricole in cui l’Istituto ha creduto e investito nel corso della gestione delle operazioni fondiarie, attuate anche attraverso la misura “primo insediamento” e che, per i motivi più diversi, sono rientrate nelle disponibilità dell’Istituto.

La banca è aperta a tutti gli investitori, giovani e meno giovani, agricoltori e non, privati cittadini e imprese e a tutti coloro che hanno intenzione di investire nel settore agricolo. Solo nel caso di imprenditori al di sotto dei 41 anni l’ISMEA riserva condizioni di maggior favore, prevedendo a sostegno dell’acquisto una rateizzazione del prezzo per tutti quei ragazzi che non hanno le risorse sufficienti per accedere all’attività agricola.

L’obiettivo della BTA è duplice. Da una parte, dare nuova vita ad aziende che rischiavano di restare sottoutilizzate, se non infruttuose, nelle mani di un ente pubblico e, dall’altra, recuperare con le vendite nuove risorse da reinvestire negli strumenti ISMEA a sostegno dei giovani agricoltori.

L’ISMEA è da sempre impegnata al sostegno dell’imprenditoria giovanile e, ora che il PNRR è stato approvato e si sta avviando la fase esecutiva, gli sforzi devono ulteriormente aumentare.

Ad aprile, è stato presentato Più impresa che finanzia investimenti su tutto il territorio nazionale per i giovani agricoltori fino a un massimo di 1,5 milioni di euro, di cui il 35% a fondo perduto e il 60% con un mutuo a tasso zero.

Oggi l’obiettivo di fondo dell’Istituto è coinvolgere i giovani in questa nuova fase di riprogettazione dell’agricoltura delineata dal Next Generation Eu e dalla riforma della PAC che pone al centro del nuovo modello di sviluppo la sostenibilità, l’innovazione e il rispetto dell’ambiente.

Quante risorse sono state raccolte finora attraverso la vendita di questi terreni?

Dal 2017 la Banca Nazionale delle Terre Agricole ha aggiudicato 213 aziende pari a 8.344 ettari, per un valore di 84,4 milioni di euro.

È un risultato positivo perché è frutto di un lungo lavoro per superare tutti gli ostacoli burocratici e amministrativi che solitamente rallentano la macchina pubblica in questo tipo di operazioni.

L’esito è una procedura chiara e trasparente: bandi periodici aperti a tutti gli investitori tramite una vetrina virtuale delle unità aziendali disponibili e la possibilità di effettuare una manifestazione di interesse, con un semplice click.

Nel caso in cui l’azienda resti invenduta, viene riproposta nei bandi successivi con una progressiva riduzione della base d’asta del 25%.

Lo scopo, invece, è quello di rendere disponibile la terra per creare nuova imprenditorialità e coinvolgere nell’attività agricola i giovani con le loro nuove idee e la loro capacità di cogliere tutte le opportunità delle nuove tecnologie.

Banca della terra nasce per far fronte ai problemi di mobilità fondiaria e accesso alla terra assegnando terre incolte e abbandonate. Ci sono tante banche delle terre anche a carattere regionale. Come si inserisce l’Istituto in questa operazione di politica fondiaria?

È importante precisare che non si tratta di terre incolte e abbandonate. Si tratta di aziende agricole, economicamente sostenibili, che vengono rese disponibili agli imprenditori per tornare a produrre e a creare valore nel sistema economico.

L’agricoltura italiana è storicamente afflitta dalla polverizzazione e dalla frammentazione delle superfici aziendali e da un mercato fondiario rigido e complessivamente poco attivo. Del resto nelle operazioni fondiarie la normativa comunitaria non contempla un contributo pubblico sull’acquisto della terra (se non nella misura massima del 10% del valore) e, allo stato attuale, solo l’ISMEA dispone di una misura per l’acquisto di aziende agricole a favore dei giovani agricoltori

In questo campo l’esperienza dell’Istituto è comprovata e ampiamente nota. L’ISMEA è organismo fondiario nazionale riconosciuto per legge e opera da oltre 60 anni per promuovere la formazione e l’ampliamento della proprietà coltivatrice, in un’ottica di ricambio generazionale.

L’obiettivo della BTA è quello di dare una scossa alla strutturale rigidità del mercato dei terreni agricoli con l’offerta sempre crescente di nuovi terreni.

L’ambizione è che altri soggetti pubblici e privati apprezzino le potenzialità di questo strumento e mettano a disposizione su BTA i propri terreni allo scopo di mobilizzare e reimmettere nel circolo economico tutte le risorse disponibili.

Relativamente infine a questa ultima edizione di Banca della Terra, di quanti ettari parliamo e che novità ci sono?

Sono oltre 16 mila ettari, che costituiscono 624 aziende potenziali. Le novità di quest’anno sono l’incremento del numero complessivo dei tentativi di vendita da tre a quattro, la possibilità, per i terreni al quarto incanto, di presentare offerte libere sia in rialzo che in ribasso rispetto al valore a base d’asta, con un valore minimo al di sotto del quale la vendita non può avere luogo fissato nella misura del 35% del valore a base d’asta. Per agevolare ancora di più l’incontro tra la domanda e l’offerta, sono stati allungati i termini per la presentazione delle manifestazioni di interesse, da 60 a 90 giorni. L’invito che faccio è quello di visitare il portale dedicato www.ismea.it/banca-delle-terre dove sono disponibili tutte le caratteristiche dei terreni in vendita. Per inviare le proprie manifestazioni di interesse su uno o più terreni c’è tempo fino al 7 settembre.

Fonte: www.agricolae.eu