ISTAT, risultati 7° censimento generale dell’agricoltura

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L’Istat ha diffuso i primi risultati del 7° Censimento generale dell’agricoltura, svolto tra gennaio e luglio 2021, con riferimento all’annata agraria 2019-2020, dopo il posticipo imposto dal perdurare della pandemia. I dati sono stati inviati ad Eurostat nel rispetto del Regolamento (CE) n. 2018/1091.

Sebbene i dati, come indice, partano dal lontano 1982, vediamo invece come sono variati dal 2010 al 2020; un campo temporale più ristretto che, comunque, consente d’avere una puntuale visione dell’andamento generale.

Le aziende agricole sono diminuite del 30%, le superfici agricole utilizzate (SAU) del 2,5% e le superfici agricole totali (SAT) del 3,55%.

Le aziende individuali o familiari decrescono del 32% mentre le società di capitali aumentano del 42% come quelle di persone, +15%. Le cooperative crescono, in dieci anni, del solo 5,1%.

Sono diminuite le aziende agricole che coltivano terreni esclusivamente di proprietà; di contro, risultano in crescita tutte le altre forme di titolo di possesso, come ad esempio i terreni in affitto, la combinazione tra proprietà e affitto, l’uso gratuito, la combinazione tra proprietà e uso gratuito.

Emerge, quindi, un quadro caratterizzato sia dall’inevitabile e progressivo processo di uscita dal mercato delle aziende non più in grado di sostenere la propria attività – prevalentemente di piccole dimensioni e a gestione familiare – sia dalla crescente divaricazione tra proprietà e gestione dei terreni a uso agricolo, con la forte espansione di forme di gestione alternative, derivanti dalle crescenti incertezze in merito alla sostenibilità futura dell’attività agricola.

Il processo di concentrazione dei terreni agricoli in aziende mediamente più grandi è anche confermato dall’analisi per classi dimensionali in termini di SAU: le aziende da 30 ha in su sono aumentate del 7,3% mentre quelle sino a 29,99 ha sono diminuite del 32%.

La flessione media registrata per il complesso delle aziende trova riscontro nell’intera Penisola. Infatti, tra il 2020 e il 2010 il numero di aziende agricole scende di almeno il 22,6% (il caso della Sardegna) in tutte le regioni, ad eccezione delle province autonome di Bolzano/Bozen (-1,1%) e di Trento (-13,4%) e della Lombardia (-13,7%). Il calo più deciso si registra però in Campania (-42,0%). Nel decennio la riduzione del numero di aziende è maggiore nel Sud (-33%) e nelle Isole (-32,4%) mentre nelle altre ripartizioni geografiche si attesta sotto la media nazionale.

Il tipo di utilizzo dei terreni agricoli non muta sostanzialmente in dieci anni. Oltre la metà della Superficie Agricola Utilizzata continua a essere coltivata a seminativi (57,4%). Seguono i prati permanenti e pascoli (25,0%), le legnose agrarie (17,4%) e gli orti familiari (0,1%). al 2010 (+2,9%).

Per quanto riguarda l’olivicoltura, in dieci anni, abbiamo il -31,3% d’aziende con il

-11,5% di ha coltivati. L’olivo è la coltivazione legnosa agraria più diffusa e va a influire sulla distribuzione delle legnose agrarie nel Mezzogiorno: in Puglia rappresenta infatti il 71% della superficie coltivata a legnose agrarie (94% delle aziende dedicate), in Calabria il 76% (94% delle aziende dedicate).

Per approfondire, di seguito il link:www.istat.it

La redazione