La difesa, le ultime novità

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La Corte dei Conti europea nella sua ultima relazione sull’uso sostenibile dei pesticidi in agricoltura rileva che l’applicazione della difesa integrata è obbligatoria per gli agricoltori, ma non è un requisito per percepire i pagamenti a titolo della politica agricola comune e il sistema per far rispettare tale obbligo è debole.

Dal 1991, l’Ue si è dotata di norme per autorizzare i principi attivi dei pesticidi, promuoverne l’uso sostenibile e ridurre il rischio che l’impiego dei pesticidi comporta per la salute umana e l’ambiente. La Commissione approva le sostanze attive che possono essere utilizzate nei pesticidi autorizzati e promuove inoltre la difesa integrata per incoraggiare il ricorso a metodi di controllo fitosanitario preventivi, naturali o altri metodi non chimici prima di passare ai pesticidi.

La Corte ha però constatato che i progressi nella misurazione e nella riduzione dei rischi derivanti dall’uso dei pesticidi sono stati limitati. Dal lavoro della Corte risulta che l’azione dell’UE per un uso sostenibile dei pesticidi ha avuto un avvio lento.

La relazione della Corte si conclude con questi suggerimenti:

1) verificare che gli Stati membri convertano i princìpi generali della difesa integrata in criteri pratici che possano essere verificati a livello di azienda agricola, in modo da poter collegarli ai pagamenti a titolo della politica agricola comune nel periodo successivo al 2020;

2) migliorare le statistiche sui pesticidi in occasione della revisione della normativa per renderle più accessibili, utili e comparabili;

3) valutare i progressi compiuti verso gli obiettivi strategici, migliorare gli indicatori di rischio armonizzati o svilupparne di nuovi, che tengano conto dell’uso dei pesticidi.

Ma, nel mondo dei fitofarmaci, altro si muove.

Ai sensi del Reg. di esecuzione (UE) 2019/1090 il Dimetoato potrà essere utilizzato sino al 30 giugno 2020, poi non più. Ovviamente questo si rifletterà sul sistema di difesa contro la mosca dell’olivo più diffuso; nessun prodotto oggi autorizzato ha caratteristiche simili al dimetoato e, quindi, è probabile che la soglia d’intervento sarà abbassata dall’attuale 10% al 5%, con l’anticipo e, forse, con l’aumento del numero dei trattamenti.

Per la lotta al cicloconio è stato registrato un prodotto a base di fenbuconazolo, un trattamento per stagione, ed un prodotto a base di pyraclostrobin sulle olive da mensa sia per l’occhio di pavone che della lebbra.

Si deve registrare, inoltre, che l’Agenzia protezione ambiente americana (EPA) ha dichiarato che  il glifosate non è cancerogeno. Una decisione decisiva per il processo di registrazione in corso oltre oceano. E forse anche nella revisione in corso in Europa.

Nessun rischio per la salute umana e in particolare nessuna cancerogenicità nemmeno probabile. Pubblicando la sua decisione l’agenzia afferma ancora una volta che l’erbicida non presenta rischi per la salute umana e può essere utilizzato in sicurezza se impiegato secondo tutti gli accorgimenti previsti in etichetta.

Questo non significa che il glifosato abbia completato tutto l’iter regolamentare necessario per la sua registrazione negli Usa. Secondo quanto riporta Epa la revisione generale della registrazione dell’erbicida, iniziata nel 2009, probabilmente proseguirà nel 2021.

Va ricordato che l’annuncio dell’Epa è solo l’ultimo in ordine di tempo. Prima si sono espressi in maniera positiva l’Efsa (European Food Safety Authority), l’Echa (European Chemicals Agency), la German BfR, il Jmpr (Joint Fao/Who Meeting on Pesticide Residues) e le autorità regolatorie di Australia, Canada, Corea, Nuova Zelanda e Giappone. Isolando così Iarc (Agenzia internazionale di ricerca sul cancro) che in un documento del 2015 aveva deciso di inserire il glifosate nel gruppo delle sostanze probabilmente cancerogene.

Le decisioni successive, in particolare quelle di Efsa e Echa, possono avere un peso decisivo anche nel processo di riregistrazione di questa sostanza attiva in Europa. Un percorso normativo appena partito. Oggi però si registra un sicuro cambiamento di atteggiamento da parte delle istituzioni europee nei confronti dell’erbicida, come testimoniato da una recente sentenza della Corte di Giustizia Ue.