La gestione dell’acqua contro la cascola delle olivine

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La cascola delle olivine verdi, anomalia da sempre conosciuta e riscontrata nel Sud Italia, è stata descritta dal professor Alessandro Morettini.

Nel suo testo, “Olivicoltura”, il professore ci ricorda, indipendentemente dalle possibili infezioni fungine, che pur possono contaminare le piccole drupe appena allegate, che l’olivo è soggetto a naturali e abbondanti colature dei fiori e cascola dei frutti.

Se il rilievo dell’andamento della cascola è relativamente agevole, risulta problematica l’individuazione delle cause, poiché molteplici sono i fattori, singolarmente o combinati, che possono agire, sia nei cicli di fruttificazione precedenti che in quello in corso.

Nella classificazione del Morettini la cascola dei giovani frutticini viene collocata nel periodo che segue l’allegagione. Le drupe possono cadere anche in proporzione del 70-80%, variabile con la cultivar, il clima, lo stato idrico-nutrizionale ecc. Generalmente il periodo temporale interessato va dagli inizi di luglio ai primi di agosto.

Il loro distacco è, di solito, preceduto dal raggrinzimento e annerimento, che ha inizio generalmente nella porzione distale della drupa e, successivamente, si estende all’intero frutticino e a nulla valgono eventuali trattamenti fitosanitari, effettuati sia in pre sia in post-fioritura, per prevenire eventuali infezioni fungine.

Fra le tante cause, lo stato idrico della pianta riveste un particolare interesse, soprattutto in un periodo come quello in corso, considerato anche l’influenza che esso può avere sulle caratteristiche chimiche e fisiologiche della linfa. È da rimarcare, inoltre, che la cascola delle olivine è stata rilevata anche in periodi piovosi o in oliveti irrigati.

Ma più che il tasso idrico è importante il regime idrico, ossia la distribuzione equilibrata dell’acqua in tutti gli organi della pianta.

Nelle piante arboree, a differenza delle specie erbacee, quando organi essenziali hanno bisogno di acqua per svolgere le loro attività fisiologiche, e questa non è regolarmente ripartita nella pianta, verrà sottratta da altri organi, sicuramente importanti (es. frutti), ma, spesso, sovrabbondanti per assicurare la sopravvivenza della specie.

A un’ attenta osservazione si può rilevare come, in genere, tendono a cadere per prima le olivine più piccole o in posizione più distale nella mignola. Ciò “rinforza” ulteriormente l’ipotesi della competizione idrico-nutrizionale.

Difficile dare una spiegazione definitiva a un “fenomeno” quasi fisiologico per questa pianta, ma appare fondamentale, anche per una specie tollerante la siccità come l’olivo, mantenere, con le corrette pratiche agronomiche, uno stato idrico e nutrizionale equilibrato, in attesa che la ricerca possa definitivamente chiarire il contributo dei fattori, fisiologici e patologici, sullo sviluppo e sull’evoluzione di questa complessa alterazione.

La redazione

 

Fonte: terraevita.edagricole.it