La superficie olivicola mondiale diminuisce di 200 mila ettari

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A rischio vi sono quasi 7 milioni di ettari olivetati, contraddistinti da forti pendenze e dalla mancanza dell’irrigazione. Non solo, passato l’invaghimento per la coltura olivo: le nuove piantumazioni scese a 30 mila ettari/anno

Nel 2019 l’area olivicola mondiale è scesa per la prima volta da 11,7 a 11,5 milioni di ettari. Una delle cause è stata la destinazione dei terreni ad altre colture legnose come mandorle, avocado, frutti rossi o pistacchi. Così, le nuove piantumazioni medie annue sono scese a 25.000/30.000 ettari e poco più di 210.000 ettari di oliveti sia tradizionali che moderni sono stati abbandonati nei 65 paesi produttori di olio d’oliva.

Secondo il rapporto trimestrale di Juan Vilar Consultores Estratégicos, si sta diffondendo il parziale abbandono delle aziende agricole, “cioè l’effetto con cui l’olivicoltore riduce il contributo degli input alla coltura, cercando di ottimizzare il reddito attraverso l’eliminazione dei compiti indispensabili per un corretto sfruttamento dell’olivo, ottenendo il contrario, la mancanza di efficienza”.

Questo effetto, a suo parere, tende ad avere un’influenza su alcune zone aride e su oliveti in forte pendenza, che rappresentano oltre 3,6 milioni di ettari, nonché sugli oliveti tradizionali senza irrigazione, che rappresentano circa 3,2 milioni di ettari.