Le cultivar d’ulivo, la biodiversità italiana

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Le cultivar d’ulivo italiane sono oltre 500, anzi per meglio dire sono ben 538, pari ad oltre il 40% delle cultivar conosciute al mondo. Per intendersi in Spagna ve ne sono 138 ed in Grecia solo 52.

Si parla, quindi, di un patrimonio di enorme ed importante biodiversità, unico al mondo.

Questo enorme numero di cultivar autoctone italiane deriva da soluzioni iniziate 6.000 anni fa in Siria e in Palestina, proseguite in Grecia ma infine sviluppatesi grazie agli antichi romani; sono quindi retaggio della Storia, la Storia italiana.

Le diverse cultivar hanno sviluppato caratteristiche di adattamento al luogo di coltivazione, avviando un naturale miglioramento genetico che ha portato alla diversa resistenza al clima e ai parassiti tipici del luogo stesso.

Da questa differenziazione naturale localistica deriva la tipicità dell’olio italiano, con caratteristiche organolettiche diverse per ogni singola cultivar.

Ulteriore risultato della tipicità italiana è, al 30 marzo 2021, l’esistenza di 42 disciplinari DOP e 6 disciplinari IGP.

In questo discorso entra, a pieno titolo, la notizia che a Bucine, in provincia di Arezzo, nel Campo di Collezione della Biodiversità Olivicola della Valdambra, sono stati messi a dimora dieci nuovi genotipi di olivo. Per quaranta esemplari. Queste piante sono state identificate nel territorio comunale e sono state riprodotte in vivaio proprio per tutelare la notevole biodiversità della Valdambra.

Tra le piante autoctone di questa zona è stato definito come esemplare unico  ed esclusivo l’Olivone di Montebenichi.

Questa è una pianta rustica, produttiva e poco alternante; produce un olio caratterizzato da un contenuto elevato in acido oleico.

Questo dimostra vieppiù la ricchezza del territorio rurale italiano, fonte inesauribile di piacevoli ed interessanti sorprese.