Life Resilience, una squadra europea contro la Xylella

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La Xylella fastidiosa continua a minacciare l’olivicoltura mediterranea e non solo, visto che il batterio può attaccare anche altre piante di interesse agrario, prima tra tutte il mandorlo
Un problema difficile da gestire, per non dire da risolvere laddove l’infezione ha preso campo, creando una situazione critica dal punto di vista agronomico ed economico, che si può complicare e incancrenire anche a livello burocratico e politico, come ben sappiamo soprattutto in Italia.

Ed è per far fronte a questa situazione che nasce il progetto europeo Life Resilience, che si propone di sviluppare genotipi di piante produttive e resistenti agli agenti patogeni, applicare pratiche e innovare nei metodi naturali di controllo dei vettori del batterio.

Un progetto che vede coinvolti Spagna, Italia e Portogallo che si struttura in due strategie principali per prevenire e mitigare la diffusione della Xylella fastidiosa.

Sviluppare e creare nuove varietà di olivi resistenti ai patogeni e favorevoli ai sistemi di produzione intensiva e prove pratiche di produzione sostenibile che aiutino a prevenire la diffusione del batterio, con l’obiettivo generale di aumentare la resistenza del sistema, la qualità e la sostenibilità ambientale.

Ma non solo. Tra gli obiettivi c’è anche la riduzione dell’acqua utilizzata in oliveto, con una conseguente riduzione anche del peso delle olive cosa che ha ripercussione sia sulla qualità dell’olio, che sulla resa, che sulla riduzione dei costi energetici di trasporto, facendo risparmiare gasolio e CO2.

La parte scientifica per l’Italia è seguita dall’Istituto per la bioeconomia del Cnr e coordinata da Claudio Cantini.

Claudio Cantini, come è strutturato questo progetto nei tre paesi che sono coinvolti?
“Il progetto prevede vari interventi agronomici da realizzare all’interno di oliveti o mandorleti. Sono stati individuati dei trattamenti da effettuare sui terreni per aumentare la biodiversità microbiologica e sulle piante per stimolare meccanismi di autodifesa delle piante. Allo stesso tempo si cerca di ridurre l’utilizzazione di acqua irrigua”.

Quale è il ruolo del Cnr?
“Il Cnr con l’appena costituito Istituto per la bioeconomia seguirà direttamente gli interventi da eseguire negli oliveti individuati in Italia supervisionando allo stesso tempo tutto il progetto a livello scientifico insieme all’Università di Cordoba”.

In particolare cosa andrete a studiare e come?
“Andremo a studiare l’applicazione di miscele di microrganismi al terreno e come questi andranno a far variare la fertilità complessiva dei terreni. Effettueremo delle concimazioni e dei trattamenti con stimolanti per via fogliare agli olivi analizzando la risposta agronomica della pianta. Insieme ai colleghi dell’Università di Cordoba e del Cnr di Bari verificheremo la suscettibilità agli attacchi di Xylella di molte piante di olivo ottenute dopo incrocio tra varietà che sembrano manifestare maggiore resistenza alla malattia. Verificheremo la produttività degli oliveti in relazione al tipo di intervento agronomico su terreni inerbiti con varie specie vegetali e alla qualità di acqua distribuita con l’irrigazione. Seguiremo le popolazioni naturali del principale vettore del batterio ovvero l’insetto chiamato sputacchina (Philaenus spumarius) ed effettueremo dei trattamenti con prodotti naturali per verificare la possibilità di abbassare il numero di adulti presenti negli impianti arborei”.

Verranno testate anche varietà italiane di cui si è già vista la poca sensibilità alla Xylella come Frantoio e Leccino?
“Cultivar come Leccino e FS17 o Favolosa ormai sono state testate ed impiantate in Puglia. In questo studio saranno valutati prevalentemente nuovi incroci”.

Sono già partiti i lavori?
“Il progetto è iniziato ufficialmente nel luglio del 2018, terminerà nel 2022 e questo primo anno è stato utilizzato soprattutto per individuare gli impianti da utilizzare e mettere a punto il programma dei trattamenti da verificare in campo avviando, dove possibile, la preparazione degli oliveti e dei mandorleti”.

Che risultati ci si aspettano e quando saranno disponibili?
“I risultati che ci aspettiamo sono molti e di vario tipo. Vogliamo allargare le conoscenze complessive relative ai rapporti che intercorrono tra gli olivi ed i mandorli con alcune variabili ambientali ed agronomiche. Ci aspettiamo di migliorare la produttività degli impianti aumentando la resistenza delle piante agli stress ambientali e dovuti alle malattie e vorremmo trovare un metodo semplice per rilevare lo stato fisiologico complessivo degli impianti mediante l’analisi delle immagini prese da satellite o da drone in periodi diversi durante l’anno.
A lungo termine vorremmo avere la possibilità di individuare delle piante che possiedono minore suscettibilità alla Xylella ma un progetto come il nostro può solo avviare questo ultimo tipo di obiettivo. I primi risultati saranno disponibili già dalla fine del prossimo anno ovvero nell’inverno 2020 con una prima produzione di olive e mandorle realizzata sotto il regime dei trattamenti”
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Quando sarà possibile applicare in campo, a livello aziendale, questi risultati?
“I nostri interventi prevedono che tutto venga già svolto all’interno di aziende reali che sono partner o che hanno dato disponibilità ad ospitare le prove. Già dalla primavera del prossimo anno, con i prossimi eventi di divulgazione aperti al pubblico, saranno fornite alcune indicazioni che gli imprenditori potranno seguire in modo da ampliare le prove e realizzare una messa a punto dei suggerimenti nelle varie condizioni ambientali e di coltivazione”.