Mosca dell’olivo, polveri di roccia a difesa delle piante

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La mosca dell’olivo (Bactrocera oleae) è sicuramente l’insetto chiave in olivicoltura. Se non adeguatamente controllato questo carpofago, in annate con andamento climatico sfavorevole, è in grado di azzerare la produzione di olive di un impianto.
Da quest’anno tuttavia il principale alleato degli agricoltori in questa battaglia, l‘insetticida dimetoato, non potrà più essere usato per decisione della Commissione europea.

Dalla campagna 2021 gli olivicoltori si troveranno dunque senza il principale insetticida utilizzato per il controllo della mosca dell’olivo.

Quali le alternative al dimetoato?  Lo strumento forse oggi più promettente oggi è costituito dalle cosiddette polveri di roccia (caolino, bentonite, basalto, zeolite e altre).
I danni che la mosca dell’olivo arreca alle produzioni sono causati dalle larve che scavano gallerie all’interno della drupa cibandosi della polpa.
“Se il dimetoato era l’agrofarmaco chiave in una strategia di difesa di tipo curativo, le polveri di roccia si candidano a rivestire un ruolo di primo piano in strategie preventive”, spiega Elisabetta Gargani, ricercatrice del Crea che da anni lavora sulla mosca dell’olivo. “Se applicate al momento giusto e in maniera corretta le polveri di roccia dissuadono la femmina di mosca dal deporre le uova e dunque preservano la produttività dell’impianto”.

Il caolino è forse la sostanza più conosciuta ed utilizzata, ma è possibile impiegare anche altri minerali come le zeoliti, le bentoniti, la polvere di basalto ed altre sostanze argillose ancora. Questi prodotti, miscelati in acqua e applicati sulla parte aerea degli olivi attraverso le lance a spalla o attrezzature più moderne che distribuiscono il prodotto coprendo l’intera chioma, offrono una protezione soddisfacente delle olive.

“I meccanismi di dissuasione sono differenti. Prima di tutto i prodotti possono alterare l’odore delle olive e quindi rendere più difficoltoso il loro riconoscimento. Inoltre ne modificano sia il colore che la texture, scoraggiando in questo modo la mosca dall’ovideposizione”, sottolinea Elisabetta Gargani.

A fronte di una efficacia elevata di difesa le polveri di roccia sono state fino ad oggi poco utilizzate, se non in biologico, a causa del maggiore costo del prodotto rispetto al dimetoato. Ma anche a causa di una gestione più complessa del piano di difesa. I trattamenti sono infatti soggetti al dilavamento in caso di pioggia e possono dover essere rinnovati spesso durante la stagione, facendo attenzione a ricoprire tutta la chioma.

“A differenza di quanto si possa pensare le polveri di roccia non interferiscono con la respirazione della pianta né con i processi fotosintetici. E non danno neppure problemi in fase di molitura in quanto sono facilmente dilavabili in acqua”, spiega la ricercatrice del Crea.
Per rendere le polveri di roccia ancora più efficaci e resistenti al dilavamento il Crea, insieme a Cnr, Università di Catania e Università di Foggia ha dato vita al progetto Diol (Difesa da organismi nocivi nelle coltivazioni olivicole tradizionali e intensive), finanziato dal Mipaaf, che tra i vari obiettivi ha anche quello di studiare la possibilità di miscelare alle bentoniti altri composti.

“La particolare struttura molecolare ‘a strati’ delle bentoniti permette di ottenere composti stabili inserendo elementi come cationi di rame, aldeidi e oli essenziali”, spiega Elisabetta Gargani. “Sostanze che contribuiscono ad aumentare l’efficacia e la resistenza al dilavamento delle bentoniti”.

Gli aldeidi e gli oli essenziali ad esempio possono fungere da elemento di mascheramento dell’ospite per la femmina di B. oleae modificando l’odore delle drupe e forse dell’intero filloplano (le superfici vegetali). Il rame invece inibisce l’ovideposizione in quanto, grazie alla sua azione antibatterica, uccide i microrganismi simbionti che la femmina di mosca trasmette alla prole.

Diversi studi hanno ormai dimostrato che le larve di mosca dell’olivo sono in grado di svilupparsi grazie al contributo determinante di alcuni batteri. Il rame ha la capacità di devitalizzare questi microrganismi e quindi di impedire lo sviluppo delle larve.

L’efficacia dei prodotti a base di rame è comprovata e infatti tra gli strumenti a disposizione degli agricoltori che operano in difesa integrata c’è anche l’utilizzo di prodotti rameici, come la poltiglia bordolese. Oppure concimi fogliari a base di rame, utilizzati impropriamente come strumenti di difesa. Questi ultimi tuttavia possono essere impiegati in agricoltura biologica esclusivamente se vi è un’accertata carenza di rame nelle piante.

“L’impiego di polveri di roccia, come di bentoniti modificate, rappresenta una valida alternativa all’impiego del dimetoato. Tuttavia deve esservi un cambio di strategia da parte degli olivicoltori. Si deve infatti passare da un approccio curativo ad uno preventivo che richiede tempistiche e accuratezza delle applicazioni elevate”, sintetizza Elisabetta Gargani.

“Inoltre sarebbe auspicabile che l’utilizzo di questi prodotti avvenisse a livello di comprensorio per evitare che dai campi trattati le mosche si spostino su impianti non difesi adeguatamente. Infine occorre mettere mano al problema irrisolto degli oliveti abbandonati e di quelli non raccolti. In questi casi le drupe lasciate al suolo o sugli alberi rappresentano un serbatoio riproduttivo importante per la mosca dell’olivo che rischia di vanificare gli sforzi degli agricoltori”.

Fonte: www.agronotizie.imagelinenetwork.com