Nutriscore ed etichetta a batteria

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L’etichetta nutrizionale “Nutri-Score” si basa sul punteggio nutrizionale FSA creato dall’Agenzia alimentare nel Regno Unito.

L’etichetta a batteria, proposta dall’Italia, prende in esame non i singoli cibi, ma la loro incidenza all’interno di una dieta.

Il Nutri-Score proposta dall’EREN, un gruppo di ricerca pubblica francese sulla nutrizione, guidato dal professor Serge Hercberg. è stato presentato nel rapporto del 2013 “Proposte per un nuovo impulso alla politica nutrizionale della salute pubblica francese nel quadro della strategia sanitaria nutrizionale”. Il professor Serge Hercberg sostiene l’adozione di un sistema di gradi da A a E sul fronte dei prodotti alimentari per consentire un confronto facile sula qualità nutrizionale dei prodotti.

Il Nutri-Score è stato adottato in Francia nel 2016 e in Belgio e Spagna nel 2018.

Questa etichetta è stata oggetto negli scorsi giorni in Italia di diversi attacchi e, incredibilmente, ha trovato come alleati alcuni ricercatori italiani.

Questi ricercatori affermano che Nutri-Score è un sistema utile per far valutare con semplicità al consumatore le caratteristiche nutrizionali complessive del cibo, aiutandolo a orientare le sue scelte.

La presa di posizione da parte di questi ricercatori italiani è veramente paradossale.

Riusciamo sempre a farci del male da soli mentre le altre nazioni, Francia per prima, adotta quanto è possibile per tutelare i suoi prodotti. Da sempre.

La contro proposta italiana, che sposa la battaglia che da anni porta avanti Federalimentare a difesa della salute e del Made in Italy, è invece l’etichetta a batteria. In cosa consiste?

La dieta mediterranea e il modello italiano si basano sulla piramide alimentare, che non esclude nessun cibo, ma ne indica le quantità consigliate, così da consentire una dieta varia e soddisfacente e allo stesso tempo equilibrata dal punto di vista nutrizionale.

La proposta italiana per un sistema di etichettatura informativa sulla confezione, armonizzata a livello europeo , prevede l’indicazione di tutti i valori relativi ad una singola porzione consumata.

All’interno del simbolo “batteria” è indicata la percentuale di energia, grassi, grassi saturi, zuccheri e sale apportati dalla singola porzione rispetto alla quantità giornaliera di assunzione raccomandata. La parte carica della batteria rappresenta graficamente la percentuale di energia o nutrienti contenuta nella singola porzione, permettendo così di quantificarla anche visivamente.

La batteria – chiarisce Vacondio – è il frutto di due anni di lavoro e del contributo di quattro ministeri: quello della Salute, degli Esteri, dell’Agricoltura e dello Sviluppo economico. E questo nonostante i cambiamenti governativi.

Alla base scientifica di questo sistema di etichette hanno lavorato l’Istituto superiore di Sanità, il Consiglio superiore dell’Agricoltura e il Crea. All’Università Luiss è stato commissionato lo studio sul campo: è stato interpellato un campione di famiglie italiane alle quali sono state sottoposte entrambe le etichette, il nutriscore francese e la batteria italiana.

E in questi giorni è arrivato il verdetto: le famiglie italiane si trovano indiscutibilmente meglio con la batteria. Forte di questa conferma, il governo italiano ora può fare le sue mosse a Bruxelles”.