Nutriscore: gruppo Nestlè annuncia introduzione in Francia, Belgio e Svizzera. Repliche dalle Organizzazioni italiane

122

Il gruppo svizzero Nestlè ha annunciato che entro il 2019 il sistema di etichettatura nutriscore, la cosiddetta etichetta “a semaforo”, sara’ introdotto in Francia, Belgio e Svizzera.

Questo sistema di etichettatura classifica gli alimenti in base al loro contenuto di ingredienti considerati buoni, come fibre e frutta, rispetto a quelli ritenuti dannosi, come grassi e zuccheri, identificando gli alimenti con una lettera ed un colore.

Il gruppo si dice pronto a sostenere l’introduzione di questo sistema in tutta l’Europa continentale.

Ed ecco le repliche pacate ma ferme nella difesa degli alimenti che compongono la dieta mediterranea.

Federalimentare ribadisce ancora una volta la sua contrarietà verso ogni sistema di etichettatura degli alimenti che discrimini alcuni cibi rispetto ad altri tramite colori, lettere, segnali di avvertimento o qualsiasi forma di classificazione; questi sistemi, che siano i ‘semafori’ inglesi, il ‘nutriscore’ francese, o gli ottagoni neri adottati dal Cile e dal Peru’, non inducono il consumatore a compiere scelte più salutari, dato che mettono l’accento sui singoli alimenti piuttosto che sull’alimentazione nel suo insieme; gli scienziati e i nutrizionisti più autorevoli, infatti, sono concordi nel sostenere che una buona dieta si ottiene attraverso un’alimentazione varia e bilanciata, con un’appropriata assunzione di tutti i nutrienti; i sistemi di etichettatura a colori, invece, tendono a scoraggiare il consumatore dall’acquisto di tutti i prodotti ricchi in sale, grassi saturi o zuccheri, bollandoli come nocivi per la salute; tra questi prodotti figurano tutti i cibi piu’ tipici della tradizione italiana e della dieta mediterranea, malgrado la loro indiscutibile qualità”, afferma la Federalimentare.

“Un esempio lampante è l’olio extravergine d’oliva, penalizzato per i grassi nonostante le sue numerose proprietà benefiche, come il potere antiossidante o l’attività di prevenzione dei disturbi cardiovascolari; nonostante ciò, l’olio evo nel Regno Unito è marchiato con il semaforo rosso, in Cile con un segnale di pericolo per la salute e in Francia riceve dal ‘nutriscore’ un giudizio inferiore a quello assegnato all’olio di colza”.

“Si acuisce sempre più lo scontro sul sistema di etichettatura ‘nutriscore’ che alcune multinazionali si apprestano ad adottare; il nutri-score è un’etichetta semplificata basata su lettere, da a ad e, e cinque colori, da verde scuro a rosso, che dovrebbero incentivare o disincentivare l’acquisto di prodotti sulla base della loro composizione calcolata su 100 grammi o 100 ml”, afferma Filiera Italia.

“Si tratta evidentemente di un sistema che va contro una dieta sana ed equilibrata composta da tutti gli alimenti nel giusto equilibrio, che penalizza prodotti di eccellenza come l’olio d’oliva, premiando invece prodotti artificiali e di sintesi”, sottolinea il presidente di Filiera Italia Luigi Scordamaglia, nel precisare che si tratta di “un sistema che fa il gioco di poche multinazionali che decidono di adottarlo per andare sempre più verso l’omologazione dell’alimentazione, ponendo a serio rischio la dieta mediterranea, modello che ha reso la popolazione italiana la più longeva al mondo (insieme ai giapponesi)”.

“Le aziende italiane sono contro tale sistema che carpisce la buona fede del consumatore e fa solo il gioco delle multinazionali estere lontane dal nostro modello alimentare. Vedremo chi tra queste sceglierà di adottarlo anche nel nostro paese”, conclude Scordamaglia.

“L’etichetta a semaforo sugli alimenti concorre a confondere i consumatori e penalizza erroneamente il made in Italy”, afferma la Cia-agricoltori italiani riguardo alla decisione della multinazionale Nestlè di avvalersi del nutri-score – sottolinea la Cia – entro il 2019 su tutti i suoi prodotti venduti nei paesi europei.

“Lo schema a semaforo fornisce un giudizio semplicistico e distorto sul singolo alimento, cancellando in un colpo solo l’assunto universalmente riconosciuto dal mondo scientifico che non esistono cibi ‘buoni’ e ‘cattivi’, ma piuttosto regimi alimentari corretti o meno a seconda del modo in cui vengono integrati quotidianamente gli alimenti tra di loro”, precisa la Cia.

“Questo tipo di etichetta ha, dalla sua, l’estrema semplicità comunicativa (verde fa bene, rosso fa male); però mette a rischio molti dei prodotti agroalimentari di qualità, prima di tutto quelli italiani, apportando più danni che benefici; a fronte di una comunicazione intuitiva basata su tre colori, i sistemi di etichettatura a semaforo finiscono per risultare fuorvianti, inducendo i consumatori a considerare il rosso come un divieto; ma soprattutto, assegnando di fatto a una bevanda light, con meno zucchero ma ricca di edulcoranti, conservanti e aromatizzanti, il semaforo verde e dando invece il colore rosso a prodotti come il latte intero o i formaggi, gli oli, il pesce affumicato, la frutta secca e tutti i grandi prodotti Dop e Igp quali grana, parmigiano, prosciutti, salumi, per via del loro contenuto di grassi naturali”, prosegue la Cia.

“Insomma, con il nutri-score non si parla più di stili di vita salutari, di alimentazione di qualità, ma semplicemente di alimentazione a basso valore nutritivo. Con buona pace della nostra dieta mediterranea; come Italia rilanciamo, piuttosto, la proposta di un sistema ‘a batteria’ basato non sui colori ma sull’indicazione dei nutrienti assunti”, conclude la Cia.