Oleoturismo, nuova frontiera per la filiera olivicola, anche in Liguria

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L’oleoturismo costituisce una nuova frontiera per la filiera olivicola anche in Liguria e apre prospettive che gli olivicoltori non devono lasciarsi sfuggire.

Per comprendere le potenzialità della nuova legge sull’oleoturismo il Consorzio di tutela dell’olio Dop Riviera Ligure ha organizzato a Genova, con Fondazione Qualivita, un apposito convegno in occasione di “Oliveti Aperti”, la seconda edizione dell’esclusivo evento dedicato alla valorizzazione dell’olio extravergine di oliva Riviera Ligure Dop e al turismo esperienziale legato al territorio olivicolo e alla grande vocazione olivicola della Liguria.

Oliveti Aperti è un perfetto esempio di integrazione fra produzione di olio extra vergine di oliva Dop e turismo, ha introdotto Alessandro Piana, vice presidente della Regione Liguria con delega all’Agricoltura e al Marketing territoriale.

«Valorizzare l’oleoturismo significa riconoscere il lavoro dell’olivicoltore nella direzione dell’ospitalità agrituristica, con proposte multifunzionali che possano coinvolgere produttori e visitatori. I produttori liguri di olio extra vergine di oliva, e in particolare di quello Dop, hanno compiuto investimenti significativi e utilizzato pratiche innovative per migliorare ulteriormente la qualità di un prodotto già di eccellenza consolidata. Il loro impegno va premiato promuovendo la conoscenza della loro produzione e delle loro aziende».

Il convegno istituzionale sull’oleoturismo, che ha visto la partecipazione anche delle associazioni di categoria, dell’Associazione nazionale Città dell’Olio e di rappresentanze del Mipaaf, ha sottolineato Piana, «non vuole limitarsi a tracciare le prospettive delineate dall’attuale normativa, ma punta a indicare possibilità concrete per rafforzare l’intera filiera. A mio avviso i pilastri operativi per una discussione concreta sul turismo dell’olio sono i seguenti:

  • valorizzazione integrata della produzione di olio Dop attraverso la costruzione di un’azienda multifunzionale orientata all’accoglienza;
  • sviluppo locale in sinergia tra operatori dei diversi settori economici nella creazione di un’offerta di turismo esperienziale che può legare diverse eccellenze del territorio;
  • recupero del territorio e preservazione del paesaggio attraverso il mantenimento e recupero di oliveti secolari nell’ambito di servizi di ospitalità».

La promozione dell’oleoturismo raggiunge tuttavia il suo obiettivo se, davanti allo scaffale della grande distribuzione commerciale, il consumatore sa distinguere un olio extra vergine d’oliva ottenuto da olive prodotte in Italia da un altro ricavato da olive prodotte altrove, ha sostenuto il sottosegretario all’Agricoltura Gian Marco Centinaio.

«Oleoturismo è sinonimo di un percorso nuovo, non turistico fine a se stesso, non alimentare in senso stretto, ma culturale in maniera ampia. Capace, cioè, di far dedicare il dovuto spazio, negli scaffali della Gdo, all’offerta italiana di oli extra vergine d’oliva Dop, di far trovare posto in esso anche, nel caso specifico, all’olio extra vergine di oliva Riviera Ligure Dop, di mettere il consumatore nelle condizioni di scegliere un olio Dop e in particolare quello ligure».

Quando, nel 2018, Centinaio fu nominato ministro all’Agricoltura nel Governo Conte I, puntò a una forte integrazione fra agroalimentare e turismo, tanto da denominare lo stesso ministero Mipaaft – Ministero delle politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo.

«Fu una scelta che incontrò l’opposizione di non pochi. Ma io, che nella vita civile mi occupo di turismo, so bene che i turisti vengono in Italia e la girano non solo per vedere ma anche per mangiare e bere. L’agroalimentare di qualità è un ottimo biglietto da visita ed esercita una forte attrazione per far conoscere i territori italiani, così diversi e ugualmente belli.

Parimenti chi conosce e apprezza un qualsiasi territorio, desidera ancorarne la memoria alla degustazione dei suoi prodotti tipici, che poi ricerca e chiede quando torna a casa, sia egli italiano o straniero. Come ha ribadito il G20 dei ministri dell’Agricoltura nel 2018 in Argentina e nel 2019 in Giappone il turismo offre all’agricoltura una integrazione al reddito e, nello stesso tempo, valorizza il lavoro degli agricoltori e il territorio dove quegli agricoltori lavorano e producono».

La redazione

Fonte: www.olivoeolio.edagricole.it