Olio Evo, i prezzi volano ma solo sul mercato all’ingrosso

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L’effetto annuncio di un’annata di scarica non fa crescere i prezzi all’origine dell’olio di oliva extravergine rilevati da Ismea, anzi in alcuni casi questi calano per via delle costanti pressioni provenienti dai frantoi, alle prese con giacenze ancora molto elevate rispetto ad un anno fa. Al contrario, le stime di una produzione di olio da pressione 2020 più bassa dell’ultima annata continuano a fare effetto sul mercato all’ingrosso dell’olio di oliva molto più delle continue conferme di più elevate giacenze rispetto ad un anno fa, che vengono puntualmente registrate anche dall’ultimo numero di Frantoio Italia, pubblicato il 5 ottobre scorso.

Infatti il 6 ottobre 2020, la Commissione olio della Borsa merci di Bari ha fissato l’olio extravergine di oliva con acidità massima dello 0,4% a 4 €/kg sui valori minimi e 4,10 sui massimi.
Si tratta di un aumento legato ad una situazione di “mercato sostenuto” per citare il bollettino di Borsa, che comporta un incremento di 10 centesimi di euro sui valori massimi e 20 centesimi sui minimi rispetto alle quotazioni del 22 settembre, poi replicate nella seduta del 29 settembre.Complessivamente, al 6 ottobre, il prezzo medio sulla piazza di Bari è cresciuto di circa il 19,12% rispetto alla prima seduta dell’anno, quando ancora l’onda ribassista non aveva raggiunto il suo punto più basso.

Lo stesso 6 ottobrela Commissione olio ha rilevato anche i prezzi per l’olio extravergine biologico, che resta stabile. Invece il valore unitario dell’extra vergine Dop Terra di Bari è stato rivisto al rialzo.

Su queste variazioni di prezzo non hanno potuto incidere le variazioni delle giacenze. Secondo il report Frantoio Italia n. 28 dell’ICQRF, pubblicato dal Mipaaf il 5 ottobre scorso, “Lo stock di olio detenuto in Italia il 30 settembre 2020 ammonta a 260.168 tonnellate, di cui il 71,1% è rappresentato da olio Evo. Nell’ambito dell’olio Evo, il 51,5% (95.139 tonnellate) è di origine italiana e il 40,2% è di origine Ue. Marginali gli stock di olio extra Ue (9.754 tonnellate) e di oli blend (5.635 tonnellate)”.

Il tutto con una variazione negativa di appena il 3,83% rispetto al 16 settembre, ma la situazione è messa ancora peggio se confrontata a 12 mesi prima: “Rispetto al 30 settembre 2019, le giacenze di olio risultano nel complesso superiori del 47,6% – afferma Frantoio Italia -. Tale differenza è da attribuire prevalentemente alle variazioni di giacenza dell’olio Evo in generale (+68,7%) e di quello italiano, in particolare”.

Al contrario, le giacenze elevate nei frantoi e negli oleifici, stanno esercitando – unitamente all’effetto“olio vecchio” – una spinta al ribasso. I ribassi si osservano in Calabria e nel Salento; vanno decisamente meglio le cose da Bari in su ed in Sicilia.

La situazione peggiore si registra in Calabria, dove negli ultimi sette giorni di settembre i prezzi medi dell’olio evo sono crollati del 9,2%.

Situazione simile, anche se più attenuata rispetto alle piazze calabresi, si registra nell’area del Salento: Lecce, Brindisi e Taranto perdono nell’ultima settimana di settembre il 5,6%.

La piazza pugliese migliore si rivela Foggia: qui il 1° ottobre il prezzo medio dell’olio Evo è di 3,90 euro al chilogrammo e risulta stabile sulla settimana precedente, ma maggiore di quello rilevato il 30 luglio scorso di ben 40 centesimi al chilogrammo.
Nel segno della stabilità invece le due piazze siciliane, Palermo e Trapani, ferme su € 4,10 da fine luglio.

 

Fonte: www.agronotizie.imagelinenetwork.com