Olio, industria: il sottocosto scredita prodotto e filiera

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Le vendite di olio extra vergine sottocosto offendono la dignità dei lavoratori e delle imprese serie, mettendo in difficoltà l’intera filiera olivicolo-olearia’‘. E’ la denuncia di Assitol, l’Associazione Italiana dell’Industria Olearia che, in coincidenza con l’inizio della campagna 2019-2020, chiede alle istituzioni di intervenire sul fenomeno, che svaluta la reputazione dell’olio, trattato come una commodity di poco prezzo.

Vogliamo interrompere una spirale perversa – spiega Anna Cane, presidente del Gruppo olio d’oliva dell’Associazione – che ha screditato negli anni un prodotto straordinario, dal punto di vista sensoriale e salutistico. Chiediamo quindi un incontro alla Ministra delle Politiche Agricole Bellanova, per porre fine al moltiplicarsi delle vendite sottocosto“.

L’aggravarsi di questa tendenza ha portato sempre più giù i prezzi, trasformando l’extra vergine in un ”prodotto civetta”, ovvero messo sul mercato a poco prezzo per attirare i consumatori nei punti vendita.

Inoltre “il sottocosto provoca ricadute negative sui redditi – rileva ancora la presidente Cane – di tutti gli attori della filiera: nessuno degli operatori coinvolti, dagli olivicoltori alla trasformazione fino alle nostre aziende di confezionamento, è adeguatamente remunerato”.

E la spinta al ribasso dei prezzi rende sempre meno conveniente coltivare olive, produrre olio e confezionarlo.

Intervenire per fermare il fenomeno – conclude la presidente degli imprenditori – è ormai irrinunciabile“.