Olio, la raccolta diventa esperienza turistica

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L’olio extravergine di oliva è fonte di attrazione per il consumatore, sempre più attento agli aspetti salutistici del prodotto e alle storie dell’olivicoltura.

Il limite allo sviluppo dell’offerta turistica è rappresentato dall’eccessiva frammentazione: rispetto alla Spagna, nostro principale competitor, l’Italia ha quasi il doppio delle aziende ma la produzione è meno di un terzo.

Le strutture impegnate nell’olivicoltura si stanno gradualmente aprendo alle esperienze turistiche. Organizzano corsi di degustazione focalizzati sul prodotto da singoli cultivar, creano le SPA dove l’olio extravergine di oliva diventa la base dei trattamenti, coinvolgono il visitatore nella raccolta e nelle prime fasi di trasformazione dalle olive all’olio. Fino ad arrivare alla vendita di piccoli lotti personalizzati per il cliente finale, dove in etichetta appare il proprio nome e cognome oltre naturalmente ai riferimenti dell’azienda produttrice.

Siamo soltanto agli inizi. Il limite principale allo sviluppo del turismo dell’olio è però rappresentato dalle dimensioni medie aziendali e dalla frammentazione produttiva che caratterizza il sistema italiano.

Un dato significativo è quello sull’andamento 2019-21 delle imprese attive. Sulla base dei dati InfoCamere-Unioncamere, in due anni il numero di realtà impegnate nella coltivazione di frutti oleosi è aumentato di quasi 2.500 unità; soltanto in Puglia se ne contano 16.385 alla fine del ’21.

E l’estrema frammentarietà della produzione d’olio d’oliva italiana emerge dal numero di frantoi, aziende che producono le diverse tipologie di olio e che, in alcuni casi, possiedono anche impianti di imbottigliamento. I dati Ismea indicano la presenza di 4.545 frantoi attivi e la Puglia vanta, anche in questo caso, il primato nazionale, con 819 realtà attive.

Il turismo dell’olio extra vergine di oliva presenta possibilità di espansione analoghe a quelle esistenti per il vino – spiega Roberta Garibaldi, docente di tourism management all’Università degli Studi di Bergamo e autrice del Rapporto 2022 – il nostro Paese possiede la più alta biodiversità mondiale e il maggior numero di certificazioni tra Dop e Igp dell’olio, a testimonianza della ricchezza dei territori e dell’intera filiera produttiva. Come è avvenuto già nel vino, con le cantine, nel mondo dell’olio sono in corso investimenti ingenti da parte di realtà che hanno compreso le potenzialità di crescita in chiave turistica. Il limite è rappresentato dalla dimensione media delle aziende olivicole, peraltro sotto pressione per l’aumento dei costi di produzione unito all’incertezza quasi costante del raccolto“.

A livello di sistema, sono stati proposti eventi nazionali come “Camminata tra gli ulivi” ed “Olio in cattedra”, così come manifestazioni come “Ulivo Day” e “Frantoi Aperti”, che si pongono come attrattori di domanda. È stato inoltre realizzato un portale a tema (http://www.turismodellolio.com/), curato dall’Associazione Nazionale Città dell’Olio, che consente alle singole aziende di promuovere la propria offerta. Una spinta ulteriore allo sviluppo dell’oleoturismo verrà certamente data dall’approvazione dei decreti attuativi delle “Linee guida e indirizzi in merito ai requisiti e agli standard minimi di qualità per l’esercizio dell’attività oleoturistica”.

La redazione

Fonte: www.turismoitalianews.it