Olivicoltura, senza dimetoato si può

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mosca dell'olivo

Terre dell’Etruria opera nel settore oleario da cinquanta anni sulla costa tirrenica toscana, dove la mosca delle olive arriva a compiere fino a sei generazioni in un anno. Le perdite per i produttori associati possono essere notevoli come nel 2014, quando sono state di circa 700 tonnellate di olio, per un danno stimabile oggi in circa 6 milioni di euro.
In Toscana la regione fornisce un modello previsionale, ma sono sempre più frequenti le annate in cui vengono segnalati il raggiungimento dei gradi utili di temperatura e un precoce raggiungimento della soglia di sviluppo della mosca delle olive, che per il 2020 a metà febbraio è già al 78%.

Per valutare la possibilità di utilizzare una linea di difesa alternativa all’impiego di prodotti larvicidi, anche in previsione dell’uscita dal mercato del dimetoato, il principio attivo che per oltre quaranta anni è stato alla base della difesa contro il fitofago, avvenuta il 30 gennaio 2020, è stato attivato il progetto Residuo zero.

Il progetto di Terre dell’Etruria ha coinvolto un primo nucleo di olivicoltori associati nell’area di Bolgheri in provincia di Livorno (in totale 2.070) e ha preso in considerazione gli aspetti bio-climatici e l’analisi dell’infestazione sulle olive residue dell’anno precedente.

Tenendo conto della climatologia e della biologia dell’insetto si è adottato un protocollo operativo di tipo preventivo, che ha previsto un monitoraggio precoce dell’insetto (marzo) e l’impiego di prodotti ad azione antideponente, anticascolante e repellente (caolino, polvere di roccia, rame) applicati dopo le prime fasi dell’allegagione (metà giugno), abbinati a prodotti ad attività adulticida nelle ultime fasi e per appezzamenti attigui di almeno 5 ettari, utilizzando un prodotto commerciale composto da una esca addizionata con spinosad, caratterizzati da bassa tossicità. Le prove hanno interessato due annate, una contraddistinta da medio, bassa pressione della mosca (2018) e una di alta pressione (2019).

Alla tecnica di difesa è stata associata l’analisi di maturazione dei frutti iniziando da metà settembre (resa in olio, contenuto di acqua con tecnologia Nir, valutazione del grado di invaiatura a resistenza al distacco), che ha consentito di determinare un anticipo della raccolta e di sfuggire al danno quantitativo e qualitativo fatto dall’insetto durante il mese di ottobre, di anno in anno sempre più caldo. La raccolta per gli appezzamenti oggetto di prova è terminata, come da protocollo operativo, entro il 25 ottobre in entrambi gli anni. I risultati multiresiduali effettuati hanno dimostrato come nelle olive e nell’olio non fosse presente alcun residuo di prodotto fitosanitario.

I lusinghieri risultati ottenuti in entrambi gli anni hanno convinto i produttori, per cui da quest’anno il protocollo viene esteso ad una superficie doppia di quella già coinvolta.

 

Fonte: www.agronotizie.imagelinenetwork.it