Olivo italiano, un tesoro da tutelare

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Fra le eccellenze del panorama alimentare tricolore, c’è indubbiamente l’olio di oliva

Eppure, questo fiore all’occhiello del made in Italy fa registrare, per il secondo anno consecutivo, un trend negativo nella produzione che lo fa scivolare al terzo posto dopo Spagna e Grecia. Un dato – diffuso dal Coi (Consiglio oleicolo internazionale) – che preoccupa, anche a fronte del fatto che il nostro Paese rimane primo importatore e consumatore di olio.

La domanda di olio in Italia è la più alta al mondo. Secondo dati Slow Food, la produzione media italiana degli ultimi anni è largamente insufficiente al fabbisogno italiano, costringendo ogni anno a importare ogni anno circa 550.000 tonnellate di olio di oliva.

Così, colonizzato da prodotti di importazione a prezzi più bassi, il mercato tende a premiare oli non italiani di qualità scarsa, con ulteriori ripercussioni sull’olivicoltura tradizionale italiana.

La forte riduzione della nostra produzione è ormai diventata endemica – ha affermato alle agenzie di stampa Walter Placida, presidente della Federazione (FNP) olivicola nazionale di Confagricoltura -. Occorre risolverla presto con un approccio pragmatico e fattivo. Siamo diventati il terzo Paese produttore dopo Spagna e Grecia, rimanendo primi importatori e consumatori. La nostra olivicoltura è un patrimonio inimitabile che vive difficoltà strutturali e commerciali nonostante la qualità dei prodotti”.

Una qualità che trae origine e forza dall’immenso tesoro di biodiversità degli oliveti distribuiti sul nostro territorio. “Siamo primi al mondo per biodiversità, con oltre 500 cultivar che danno vita ad oli con profili aromatici unici nel panorama mondiale” ha continuato Placida, che auspica un programma mirato al sostegno del settore.

E’ necessario un Piano olivicolo nazionale che consenta di impiantare nuovi oliveti e recuperare quelli abbandonati. Serve garantire, su tutto il territorio nazionale, valore al lavoro dei nostri agricoltori, riconoscendo un giusto sostegno alla filiera agricola impegnata nella produzione di un olio extravergine di oliva di qualità, garantendo un prezzo equo, adeguato e remunerativo”.

Intervenuto agli Evoo Days (5-6 luglio 2021) – forum per il networking della filiera dell’olio extravergine di qualità- l’eurodeputato e coordinatore del Gruppo S&D alla commissione Agricoltura del Parlamento europeo Paolo De Castro ha dichiarato alla stampa: “La Pac, seconda voce di spesa dopo il Recovery Plan nel bilancio europeo, ha subito una riduzione complessiva dei fondi disponibili, ma siamo riusciti a confermare i 34 milioni di euro destinati alle associazioni italiane dell’olio di oliva“.

Il regolamento europeo sulle pratiche sleali” ha aggiunto “può essere molto utile anche al settore olio per riequilibrare i rapporti tra produttori e Gdo”. Alcuni Paesi l’hanno già recepito nel loro ordinamento, in Italia si attende che i ministeri delle Politiche agricole e dello Sviluppo economico trovino un’intesa per la sua piena applicazione.