Pac e giovani agricoltori, ecco le novità

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Confermato il sostegno all’insediamento con un massimale che passa da 70mila a 100mila euro. Previsti 83,5 euro a ettaro. La misura 6.1 si chiamerà misura SRE01

Il sostegno per i giovani agricoltori nella nuova Pac sarà da entrambi i pilastri. Nel I pilastro è previsto il sostegno complementare al reddito; nel II pilastro il sostegno per l’insediamento.

«Nella nuova Pac 2023-2027 c’è un obiettivo specifico per i giovani agricoltori che riguarda il ricambio generazionale. Si conferma quindi l’impegno dell’Unione europea per contrastare la senilizzazione dell’agricoltura e favorire l’insediamento dei giovani». Lo ha affermato il presidente di Ismea, Angelo Frascarelli, in occasione dell’assemblea straordinaria per l’elezione del nuovo presidente di Agia-Cia svoltasi a Roma.

Ha così spiegato Frascarelli – «È stato confermato un pagamento specifico nell’ambito del primo Pilastro della Pac nell’ambito dei pagamenti diretti: c’è la novità legata ai giovani agricoltori: 83,5 euro a ettaro in più, qualora l’azienda è condotta da un agricoltore fino a 40 anni, per i primi cinque anni dall’insediamento e fino a un massimo di 90 ettari».

«Oltre alla conferma del pagamento ai giovani agricoltori nel primo Pilastro – ha sottolineato Frascarelli – c’è anche una conferma e un potenziamento nel secondo Pilastro, nella politica di sviluppo rurale, che sarà ancora una volta gestita dalle Regioni, in cui si conferma il sostegno all’insediamento con un massimale che passa da 70mila euro a 100mila euro».

Il sostegno può essere concesso in forma di premio in conto capitale anche in più stati di avanzamento o attraverso il ricorso a strumenti finanziari oppure attraverso una combinazione delle due modalità.

Il giovane agricoltore deve possedere i seguenti titoli di studio per poter avere il sostegno:

titolo universitario a indirizzo agricolo, forestale, veterinario, o titolo di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo agricolo;

-Titolo di scuola secondaria di secondo grado a indirizzo non agricolo e attestato di frequenza ad almeno un corso di formazione di almeno 150 ore, con superamento dell’esame finale, su tematiche riferibili al settore agroalimentare, ambientale o della dimensione sociale, tenuto da enti accreditati dalle Regioni o Province autonome, o partecipazione ad un intervento di cooperazione per il ricambio generazionale;

-Titolo di scuola secondaria di primo grado, accompagnato da esperienza lavorativa di almeno tre anni nel settore agricolo, documentata dall’iscrizione al relativo regime previdenziale o acquisita nell’ambito dell’intervento di cooperazione per il ricambio generazionale, oppure, ove previsto nei bandi regionali per gli interventi di sviluppo rurale, titolo di scuola secondaria di primo grado accompagnato da attestato di frequenza ad uno o più corsi di formazione di almeno 150 ore come stabilito dalla medesima Regione o Provincia autonoma, con superamento dell’esame finale, su tematiche riferibili al settore agroalimentare, ambientale o della dimensione sociale.

L’ultima novità, ha spiegato il presidente Ismea, riguarda il nome della misura di primo insediamento: «quella che oggi è la misura 6.1 del Psr domani si chiamerà misura SRE01, ed è sostanzialmente un incentivo ai giovani sia per l’insediamento che per gli investimenti».

 

La redazione

 

Fonte: terraevita.edagricole.it