Sanificazione, cosa è e quando farla

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 Nel linguaggio comune di solito si usano come sinonimi i termini “pulizia”, “disinfezione” o “sanificazione”. Ma si tratta in realtà di concetti diversi, che hanno significati tecnici ben precisi e distinti l’uno dall’altro.

La pulizia è l’insieme delle operazioni svolte per eliminare lo sporco visibile, come quello di macchie, polvere, corpi estranei, rifiuti e cattivi odori. La rimozione dello sporco può svolgersi in modo manuale, meccanico o con l’uso di acqua e sostante detergenti (detersione). Detergenti acidi hanno la capacità di rimuovere lo sporco secco come calcare, ruggine, calce. Detergenti alcalini o basici sono solventi dello sporco grasso. Dopo la detersione si procede al risciacquo.
La fase di pulizia è indispensabile ai fini di successive disinfezioni e sanificazioni.Con disinfezione si intende l’operazione successiva alla pulizia, che consente di distruggere i microrganismi patogeni. Consiste nell’applicazione di agenti disinfettanti, quasi sempre di natura chimica o fisica (calore), che sono in grado di ridurre, tramite la distruzione o l’inattivazione, il carico microbiologico presente su oggetti e superfici da trattare. Bisogna sottolineare che i disinfettanti sono comunque considerati contaminanti chimici per cui il risciacquo è fondamentale per evitare problemi di contaminazione.Ed arriviamo al concetto di sanificazione, che comprende, oltre alle operazioni precedentemente descritte (lavaggio preliminare – pulizia – risciacquo – disinfezione – risciacquo profondo), anche tutte quelle operazioni necessarie a rendere un ambiente sano per la vita delle persone. Nelle operazioni di sanificazione vanno quindi inclusi gli interventi necessari a ristabilire un microclima adeguato all’interno degli ambienti (temperatura, ventilazione, umidità, presenza di polveri, etc.).

Per garantire la salute, a queste pratiche è importante siano associati anche eventuali interventi di disinfestazione e derattizzazione, usati per allontanare o eliminare animali infestanti e parassiti dagli ambienti, dalle attrezzature o dagli alimenti. Anzi, nel caso di industrie alimentari è necessario arrivare ad ottenere la sterilizzazione. Ricordiamo che “Un materiale viene definito sterile se il SAL (livello di sicurezza di sterilità) è inferiore a 10 -6; cioè quando le probabilità di trovarvi un microrganismo sono inferiori ad una su un milione”.

Molti pensano che l’arrivo del Covid-19 abbia portato anche la novità della sanificazione ambientale. In realtà in molte aziende la sanificazione non è affatto un’attività di carattere straordinario.
In impianti del settore alimentare, strutture ricettive, strutture sanitarie, ambienti di lavoro, mense, scuole ed ospedali si tratta di una procedura che va applicata ad intervalli regolari, per la quale il Ministero della Salute fornisce precise indicazioni che riguardano sia l’ambito tecnico ed organizzativo, sia l’aspetto operativo. L’Italia non è impreparata da questo punto di vista.Le imprese sanno che la frequenza della pulizia è correlata al tipo di utilizzo che si fa di un ambiente e comunque nelle zone di lavoro dovrebbe essere almeno giornaliera.
Anche la frequenza delle operazioni di disinfezione va programmata in base alla destinazione d’uso dell’ambiente ed è sempre necessario prevedere interventi straordinari di sanificazione a seguito di situazioni di aumento dell’attività lavorativa o di emergenza.Un altro aspetto importante riguarda la formazione del personale.
Un corretto uso delle attrezzature e dei prodotti, nonché una buona igiene personale, consentono di ottenere risultati migliori di sanificazione. Conseguentemente la formazione del personale deve essere puntuale ed esaustiva.

Agli addetti va spiegata l’importanza del lavaggio delle mani effettuato regolarmente: prima ed al termine della lavorazione, dopo aver fatto uso dei servizi igienici, dopo aver mangiato, dopo essersi soffiato il naso, quando si cambia il tipo di lavorazione, quando si viene a contatto con materiali estranei alla lavorazione, etc.

Deve inoltre avere a disposizione attrezzature adeguate per evitare gli errori più comuni, come l’utilizzo di uno spazzolino per unghie sporco o l’errato impiego di asciugamani di stoffa per asciugarsi.

Anche diluire i prodotti diversamente da quanto indicato non è corretto.

La prima forma di monitoraggio dell’igiene di un ambiente è quella che si ottiene dall’ autocontrollo. Per questo in azienda si definiscono delle procedure di lavorazione, si redigono dei manuali sanitari scritti e vengono individuati dei responsabili di processo.

In conclusione: indipendentemente dalle tecniche utilizzate per arrivare alla sanificazione, è importante attuare tutte le misure di prevenzione con interventi di pulizia e sanificazione regolari e con un monitoraggio costante, per fare in modo che gli ambienti abbiano la garanzia della totale salubrità.