Stime Istat 2020, in agricoltura calo produzione e valore aggiunto

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L’annata non è stata favorevole per la maggior parte dei prodotti agricoli, in particolare per la produzione di olio d’oliva; inoltre, la performance dell’agricoltura è stata fortemente condizionata dall’impatto della pandemia da Covid-19, in particolare per quanto riguarda le attività dei servizi e le attività secondarie delle aziende agricole.

Questo il quadro diffuso dall’Istat nel report con la stima preliminare dei conti economici dell’agricoltura italiana nell’anno appena trascorso.

Nel dettaglio, la produzione delle attività secondarie non agricole, dopo molti anni di continua crescita, ha fatto segnare un calo senza precedenti (-18,9%).

Importanti perdite sono state registrate soprattutto per le attività legate all’agriturismo e per la manutenzione paesaggistica e di parchi e giardini mentre segnali positivi provengono dalla produzione di energia rinnovabile.

Rilevante anche la contrazione della produzione di servizi (-3,8%), riconducibile essenzialmente al ridimensionamento dell’attività di prima lavorazione dei prodotti.

La produzione di beni agricoli ha subito un calo in volume più contenuto, pari all’1,5%.

Seguendo il normale andamento ciclico, la produzione di olio d’oliva, dopo l’exploit del 2019 quando i volumi produttivi avevano segnato un consistente aumento (+32%), ha subìto una forte contrazione, riducendosi complessivamente del 18%.

Il risultato è la sintesi di un calo particolarmente marcato nelle regioni del Sud, da cui dipende gran parte della produzione nazionale (in particolare, Puglia e Calabria hanno fatto registrare flessioni vicine al 50%), solo in parte compensato dal pur sensibile aumento nelle regioni del Centro-nord (dove l’incremento medio è stato superiore al 20%).

Più contenuta, rispetto al 2019, la crescita dei prezzi alla produzione (+0,4% contro +0,7% dell’anno precedente), mentre sono diminuiti i prezzi relativi ai costi (input) sostenuti dagli agricoltori (-0,6% contro +0,9% del 2019).

L’andamento congiunto dei prezzi dell’output e dell’input ha indotto nel 2020 un miglioramento della ragione di scambio per il settore agricolo (+1%). Il reddito dei fattori è diminuito del 5,9% in valore e, conseguentemente, l’indicatore di reddito agricolo ha subito un decremento del 4,8%.

Il comparto agricolo ha fatto registrare un decremento del volume della produzione dell’1,3% per l’insieme dei paesi dell’Ue a 27.

La graduatoria del valore della produzione a prezzi correnti ha visto, per il 2020, la Francia al primo posto (75,4 miliardi di euro), seguita da Germania (56,3 miliardi di euro), Italia (56,1 miliardi di euro) e Spagna (53 miliardi di euro).

In termini di valore aggiunto l’Italia si è confermata al primo posto con 31,3 miliardi di euro davanti a Francia (30,2 miliardi di euro) e Spagna (29,3 miliardi di euro).

L’andamento dell’indicatore di reddito agricolo, che misura la produttività del lavoro in agricoltura, ha evidenziato un calo per quasi tutti i principali Paesi, in particolare per Romania (-47,2%), Germania (-15,5%), Polonia (-9,6%), Francia (-7,6%) e Paesi Bassi (-6,7%) mentre ha fatto registrare valori positivi per Spagna (+12,5%), Ungheria (+10,3) e Grecia (+5,2%). Il valore dell’Italia (-4,8%) è risultato in linea con la media Ue (-4%).

Fonte: www.agricultura.it