Tunisia, crisi nel settore olivicolo

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Precipitazioni insolitamente abbondanti hanno prodotto un eccezionale raccolto di olive in tutta la Tunisia, e questo eccesso di offerta ha fatto crollare il prezzo dell’olio di oliva, provocando una crisi in uno dei maggiori produttori mondiali.

Con i suoi uliveti in gran parte privi di sostanze chimiche, la Tunisia è il più grande esportatore mondiale di olio di oliva biologico. Gli oli di oliva tunisini hanno vinto medaglie in competizioni internazionali, a Londra e a Los Angeles.

Eppure l’olio di oliva tunisino rimane poco conosciuto a molti consumatori stranieri.

Questo si deve, in parte, alfatto che viene per lo più esportato sfuso, soprattutto in Italia e in Spagna, ha spiegato l’ex ministro del Commercio Omar Behi. Lì, una parte viene miscelata con oli locali, e venduta in magazzini in tutto il mondo con marchi italiani o spagnoli.

La produzione tunisina di olio di oliva è raddoppiata in un anno, arrivando a circa 350.000 tonnellate di olio, trasformando la Tunisia nel secondo maggior produttore mondiale, dopo la Spagna. Questa eccedenza ha esacerbato gli effetti di quella che già era una contrazione globale dei prezzi dell’olio di oliva.

I produttori tunisini stanno registrando un forte calo dei prezzi, con un chilo di olio di oliva vergine appena prodotto che, a gennaio, veniva scambiato a un prezzo medio di circa 1,50 dollari, secondo Chokri Bayoudh, amministratore delegato del National Olive Oil Office.

“È una catastrofe, soprattutto per i piccoli produttori agricoli”, ha dichiarato Faouzi Zayani, vice presidente del sindacato agricolo nazionale Synagri.

L’olio di oliva rappresenta metà delle esportazioni agricole del paese e più di 300.000 agricoltori dipendono dalle olive per almeno una parte del loro reddito, e il settore olivicolo impiega quasi il 10% dell’intera forza lavoro, secondo il ministero dell’Agricoltura.

L’attuale crisi è iniziata in Spagna, dove l’eccedenza di olio di oliva derivante dall’enorme raccolto dello scorso anno ha saturato il mercato prima ancora che iniziasse questa stagione. Il prezzo dell’olio di oliva è crollato in tutto il mondo, e i produttori agricoli spagnoli hanno organizzato delle proteste. Il cambiamento climatico, che sta portando ad avere intense siccità, alternate a stagioni di forti precipitazioni, ha reso la produzione di olio di oliva del Mediterraneo ancora più imprevedibile. Più del 90% degli ulivi della Tunisia sono non irrigati, lasciando la Tunisia particolarmente vulnerabile.

A dicembre, agricoltori arrabiati hanno bloccato il Ministero dell’Agricoltura di Tunisi, chiedendo le dimissioni del ministro e un intervento del governo volto a stabilizzare i prezzi. Il governo ha risposto acquistando parte delle eccedenze e sovvenzionando i costi di trasporto degli esportatori.

A gennaio, ha approvato un piano di emergenza per lo stoccaggio di 100.000 tonnellate di olio di oliva, e pagando un sovrapprezzo a produttori ed esportatori. La Banca Centrale, nel frattempo, ha invitato le banche a continuare a estendere il credito alle persone colpite.

Negli ultimi anni, il governo del paese ha, poi, potenziato gli incentivi, affinché i produttori imbottiglino il loro olio di oliva –il che ne aumenta il valore – e lo promuovano all’estero.Il grande raccolto di quest’anno ha reso più urgente la ricerca di nuovi mercati. L’Unione Europea mantiene una quota annua di 56.700 tonnellate per le importazioni di olio di oliva esenti da dazi dalla Tunisia, oltre al quantitativo che gli importatori europei acquistano e riesportano.

La Tunisia ha chiesto all’Unione Europea di aumentare la quota, e i funzionari europei hanno detto di essere pronti a discutere la cosa solo nel quadro di colloqui commerciali più ampi.

Pertanto la Tunisia sta guardando all’Asia, all’Africa e agli Stati Uniti. Attualmente, il paese fornisce agli Stati Uniti circa il 5%-15% del loro olio di oliva importato, secondo il Dipartimento del Commercio degli Stati Uniti.

(dal Washington Post)

Fonte: www.agrapress.it