Una piena sostenibilità

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Giuliano Martino

Si avverte molta sensibilità, in questo particolare momento, sulle tematiche relative a sostenibilità ambientale e sociale delle attività produttive. Ed il settore olivicolo-oleario non fa certamente eccezione.

Il Green Deal e la conseguente strategia del Farm to Fork hanno infatti stabilito obiettivi ambiziosi, sui quali la componente agricola della filiera si è già mobilitata.

Contemporaneamente si sta scrivendo, a livello italiano, il nuovo piano pluriennale dell’agricoltura che pone al centro dell’attenzione la condizionalità rafforzata, i regimi ecologici e la dimensione sociale nella gestione delle aziende agricole.

Per la prima volta questa variabile della sostenibilità declinata a 360 gradi entra in gioco nell’ambito degli interventi settoriali e della politica di sostegno europea e nazionale. Ritengo sia una straordinaria opportunità, ben consapevole che vi sarà qualche complicazione in più a carico delle imprese in quell’obiettivo condiviso di contribuire a rendere più sicuro e trasparente il funzionamento del settore.

Con la nuova PAC, peraltro, oltre il 40% dei fondi pubblici a sostegno dell’agricoltura saranno indirizzati al miglioramento delle prestazioni climatiche e ambien- tali delle imprese. L’istituzione di un sistema volontario di certificazione per una qualità sostenibile dell’olio italiano, in discussione negli ultimi mesi, può davvero rappresentare l’occasione per declinare il principio della sostenibilità sotto i diversi punti di vista, tenendo conto degli aspetti ambientali, economici e sociali ed essere uno strumento ulteriore di valorizzazione delle nostre produzioni per il rafforzamento della competitività della filiera tutta.

Sono assolutamente persuaso che il sistema olivicolo nazionale non si sottrarrà da questo dovere, mettendo in campo tutti i necessari adattamenti.
Tra l’altro, il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, il cosiddetto Pnrr, prevede una misura che coinvolge direttamente il settore olivicolo con uno stanziamento complessivo di 500 milioni di euro.

L’obiettivo è di modernizzare, razionalizzare e migliorare la sostenibilità nel processo di trasformazione dell’olio d’olivo, tenuto conto del carattere strategico della filiera e delle problematiche che ha dovuto affrontare negli ultimi anni.

Il Pnrr contiene, inoltre, linee d’azione finalizzate alla digitalizzazione delle imprese, alla produzione di energie rinnovabili ed alla realizzazione di infrastrutture

È una occasione imperdibile questa per l’Italia, anche per recuperare il gap rispetto alla Spagna. Il paese iberico, come noto, da tempo ha impresso un’accelerazione, in termini tecnici, organizzativi e finanziari, ed oggi ha conquistato una leadership nel segmento della produzione intensiva di olive.

Il sistema Italia può però contare su un punto di forza rappresentata da una rete di organizzazioni economiche riconosciute (Organizzazioni di Produttori) che ha tra gli obiettivi quelli di concentrare la produzione, riequilibrare la ripartizione del valore aggiunto all’interno della filiera, rafforzare il potere negoziale della componente agricola e puntare sulla qualità e sulla distintività della migliore produzione nazionale.

Negli altri segmenti della catena del valore, va detto, l’Italia conserva ed in qualche caso rafforza, il proprio prestigio internazionale. L’industria meccanica italiana per la produzione di impianti per l’estrazione dell’olio, per la lavorazione della sansa e degli altri sottoprodotti è all’avanguardia e fornisce le filiere di tutto il mondo.

L’industria olearia italiana rappresenta ancora un riferimento globale per la rinomanza dei marchi e per la loro diffusione su tutti i mercati.

Discorso a parte andrebbe fatto per gli impianti di spremitura delle olive. In Italia operano attualmente circa 4.500 frantoi, quasi tre volte di più rispetto a quelli presenti in Spagna. Si deve però considerare che le caratteristiche strutturali dell’olivicoltura italiana esigono una presenza diffusa sul territorio degli impianti di lavorazione delle olive, anche per migliorare e salvaguardare la qualità merceologica dell’olio extravergine made in Italy.

L’industria di produzione e di imbottigliamento del settore olivicolo in Italia registra un fat- turato annuo di 3,3 miliardi di euro, di cui quasi la metà oggetto di esportazione nell’Unione europea e nei Paesi terzi.

Sicuramente c’è bisogno di continuare un processo di ammodernamento strutturale e organizzativo dell’olivicoltura italiana, senza però intaccare i tradizionali punti di forza che ci consentono di mantenere una posizione privilegiata nel contesto internazionale.

È necessario valorizzare le numerose varietà italiane di olive, molte delle quali caratteristiche dei territori di provenienza e in grado di fornire un olio extravergine con elementi di peculiarità e di distintività facilmente percepibili dal consumatore.

In tale contesto, non va dimenticato che l’Italia detiene circa il 40% degli oli di qualità rico- nosciuti dall’Unione Europea, con 42 DOP e 6 IGP. La salvaguardia delle caratteristiche essenziali del sistema olivicolo-oleario italiano è un prerequisito sul quale è necessario innestare un razionale piano di settore finalizzato alla modernizzazione degli impianti degli oliveti, alla introduzione delle migliori tecnologie innovative, alla solida organizzazione economica della fase agricola ed al miglioramento delle strategie di marketing nel mercato domestico e in quello internazionale.

di Giuliano Martino, direttore Filiera Olivicola Olearia Italiana