Xylella, nuova tegola

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E’ stato pubblicato il Regolamento di esecuzione (UE) 2021/1688 della Commissione del 20 settembre 2021 che modifica il Regolamento di esecuzione (UE) 2020/1201 per quanto riguarda gli elenche delle piante ospiti e delle piante specificate e i metodi di analisi per l’identificazione della Xylella fastidiosa CELEX 32021R1688 IT TXT

Nell’allegato II sotto la voce “Piante specificate sensibili alla Xylella fastidiosa sottospecie pauca“, si trova il genere Pelargonium non più, come in precedenza, per la singola specie Pelargonium x fragans, ma per tutte le sue specie. Quindi tutti i gerani sono adesso inclusi nell’elenco.

L’allarme, grave, non è pur tuttavia sulle bellissime piante che ornano le nostre città e campi ma per ciò che potrebbe ulteriormente segnare il nostro ambiente oltre al danno procurato al settore florovivaistico.

In relatà troviamo diverse piante ospiti: l’alloro, la lavanda, il rosmarino, la ginestra e le diverse disposizioni comunitarie e regionali impongono la distruzione di tutte le piante che potrebbero dar luogo ad una maggior diffusione della fitopatia. In questo senso vanno gli obblighi delle lavorazioni del terreno.

Ciò che preoccupa è che tutte queste piante costituiscono il sostrato della bellissima Puglia e non solo di essa. Purtroppo non si può che essere aderenti a quanto ci dice la scienza.

Per arginare questa maledetta fitopatia, questo batterio che ci ha divorato e continua a divorare i nostri meravigliosi alberi, incurante dei ritardi e delle inadempienze della burocrazia, occorre mettere in atto tutto quello che ricercatori di livello, da sempre impegnati nel trovare una soluzione, ci suggeriscono. E non servono comitati pletorici e lontani dalla tecnica.

Esiste un Piano d’azione della Regione Puglia la cui lettura è interessante per constatare la complessità del problema e ciò che si tenta di fare per risolverlo.

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Ma tutto questo non deve far pensare a futuri miracoli.

Occorre rifornire la Scienza di strumenti, ovvero risorse, adatte e proporzionali; occorre intensificare i monitoraggi nella zona cuscinetto e nella zona indenne; occorre semplificare la burocrazia per procedere agli abbattimenti nel brevissimo tempo dalla scoperta dell’infezione; occorre costruire una cabina di regia regionale, ma soprattutto tecnica, che studi una riconversione agricola complessiva, senza fughe in avanti di sindaci o enti, sinora silenti.

Non si può pensare di recuperare la produzione dell’intera zona infetta perchè è impensabile tornare ad una monocoltura che ha mostrato tutti i suoi limiti.

Così come è impensabile tornare a coltivare ulivi in zone marginali e/o impervie. E, infine, non è possibile immaginare una qualunque riconversione, economica e paesaggistica, senza l’unione delle piccole proprietà, dei piccoli appezzamenti, delle produzioni per singola famiglia: il futuro può essere solo nell’unione, nelle sinergie di tanti che diventano pochi.