Banca d’Italia, economie regionali

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La Banca d’Italia ha pubblicato, lo scorso 15 giugno, il report sull’economia regionale pugliese.

In realtà, ha pubblicato anche i report sull’economia laziale, ligure e calabra,  prossimamente delle altre regioni italiane, ma in nessuno di essi è stato analizzato singolarmente e compiutamente il comparto oleicolo, come invece nel report pugliese. È un’analisi interessante della quale riportiamo alcuni passaggi ma, per chi volesse leggere l’intero scritto, riportiamo il link www.bancaditalia.it

Consultando i dati ISTAT, nel triennio 2018-2020, il settore agricolo ha contribuito al valore aggiunto regionale per il 4,1%, a fronte della media nazionale del 2,2% e gli occupati sono il 9% del totale, contro il circa 4,5% della media nazionale.

Nell’ambito dell’intero settore, il comparto olivicolo rappresenta l’8,5% del valore complessivo delle coltivazioni, dato che può sembrare importante ma che è in calo di più della metà rispetto ai primi anni del 2000.

Il 70% del valore della produzione olivicola è costituito dal valore dell’olio mentre la parte restante dal valore delle olive da tavola.

Nell’ultimo triennio esaminato, 2019-2021, la Puglia ha rappresentato il 30% della produzione nazionale di olio, dato regionale più elevato in Italia seguito dalle produzioni di Calabria, 28%, e Sicilia, 13%.

In ambito regionale il 40% della produzione proviene dalle provincie di Bari e BAT e il 22% dalla provincia di Lecce.

Confrontando i dati di due bienni, 2006-2007 e 2020-2021, si nota un calo nella produzione di olio pari al 43%, calo riscontrato in tutte le provincie pugliesi ma, in particolar modo, lo si è avuto nell’ultimo decennio a causa del notevole calo produttivo nelle provincie di Lecce, Brindisi e Taranto; calo dovuto alla importante diffusione del batterio Xylella fastidiosa pauca. Ma non solo a questo.

In presenza di superfici coltivate sostanzialmente uguali, la produttività è calata, in Puglia e in Italia, di circa 9q/ha. Questo a causa dell’impatto della PAC 2006 (il disaccoppiamento per il quale il sostegno dato annualmente agli olivicoltori è reso indipendente dalla produzione di olive), oltre che per fattori strutturali gravanti sul settore da anni: la dimensione delle imprese, i costi di gestione elevati e il basso livello remunerativo.

Inoltre in Puglia è da ricordare la diffusa presenza di alberi monumentali, importanti per storia, cultura, paesaggio e ambiente, ma meno o poco importanti dal punto di vista produttivo.

Lo studio del comparto da parte della BI, si chiude con l’analisi dell’Istituto sui prezzi dell’olio: molto inferiori rispetto alle altre regioni olivicole. Addirittura i più bassi a livello nazionale: un quinto di quelli toscani e liguri, la metà di quelli calabresi.

Gabriele Verderamo