Bankitalia, la Puglia cresce ma a ritmi contenuti. Bene l’export, male l’agricoltura

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Segnali di lieve crescita che non fanno la felicità dei pugliesiSegnali che spiegano la sostanziale dipendenza produttiva dai grandi gruppi (siderurgia, componentista per auto e farmaceutica) e la precarietà del lavoro. A tracciare l’andamento è la relazione della sede regionale di Bankitalia che ha elaborato l’aggiornamento sul 2019.

La Puglia dell’economia cerca di differenziarsi dal resto del Mezzogiorno ma la situazione rimane deicata.

Nei primi nove mesi dell’anno i principali indicatori sono cresciuti a ritmi contenuto con l’apporto dell’industria e dei servizi. E su tutto, la spada di Damocle dello stabilimento ArcelorMittal di Taranto.

Il fatturato del settore industriale è aumentato, il siderurgico ha registrato un calo dell’attività produttiva, si è feramto il calo del settore delle costruzioni, il terziario procede senza convinzione e nel commercio sono diminuite le imprese attive.

“La Puglia – spiega il direttore della sede di Bari di Bankitalia – cresce ma ad un ritmo contenuto. Il trend registrato non basta a recuperare i livelli pre-crisi e l’occupazione è ancora sotto tali livelli. Per il PIL, mentre l’Italia è di -4 punti percentuali, la Puglia è a -7 punti percentuali”.

Infine proprio male l’agricoltura con un -1% di imprese attive, -15,2% di commercio estero e -10,8% di occupati.

Eppure la CIA Puglia afferma l’importanza del comparto agricolo diramando una serie di numeri che asseverano quanto si afferma.

La Puglia è la seconda regione in Italia per numero di aziende agricole, ben 352.000; ha una superficie agricola utilizzata pari ad un milione e 250 mila ettari.

In Italia vi sono 1.166.000 ettari di uliveti ma 373.000 sono in Puglia, ovvero il 32% dell’intera olivicoltura nazionale;

Il valore dell’intera produzione agricola regionale è di 4 miliardi di euro per anno; l’olivicoltura vale 750 milioni di euro/anno e la viticoltura da vino 670 milionidi euro/anno.

Occupa 90.000 lavoratori contro i 18.000 della Fiat e i 12.000 dell’ArcelorMittal, ovvero 5 volte la Fiast e 7 l’ArcelorMittal.

Con questi numeri ed il trend sopra descritto, l’agricoltura pugliese meriterebbe più attenzione e pari dignità.