La raccolta 2020? Potrebbe darci delle soddisfazioni

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Il presidente della coop Olivicoltori Toscani Associati, Sandro Piccini, è cautamente ottimista . sulla qualità e quantità dei frutti. “Le piogge recenti hanno migliorato in modo ottimale la maturazione

Se il meteo non ci mette del suo, gli olivicoltori dell’Empolese Valdelsa possono guardare con un minimo di ottimismo alla raccolta 2020. Ne è convinto anche Sandro Piccini, presidente della coop Olivicoltori Toscani Associati, per le cui ’mani’ passa oltre il 50 per cento dell’olio Igp Toscano.

Presidente, perché è lecito sperare che quest’anno faccia dimenticare il 2019?

Per più motivi. A cominciare dall’assenza della mosca olearia, che ha fatto capolino a luglio ma è stata bloccata dal caldo secco. La temperatura di questi giorni potrebbe facilitare una nuova generazione di pupe quindi bisogna giocare d’anticipo e pensare a prevenire così da non usare prodotti aggressivi più avanti

Cosa consiglia agli olivicoltori in queste situazioni?

Suggerisco di consultare i bollettini della Regione dove vengono date indicazioni specifiche su cosa fare e quando e che si trovano sul sito: agroambiente.info.regione.toscana.it.“.

E per quanto riguarda la produzione 2020?

C’era una certa criticità causata dalla siccità, ma le piogge di questi giorni hanno risolto il problema e le nostre olive sono in linea con la stagione. Ci aspettiamo un raccolto buono e di qualità. In altre zone della Toscana, come la Maremma e il Livornese, le cose non vanno così bene“.

Quindi più o meno che cifre possiamo ipotizzare?

Rispetto al 2019 possiamo immaginare, se la situazione non cambia, di arrivare all’80/90 per cento di un’annata di piena produzione“.

Il problema vero è che manca un progetto di olivicoltura in collina. Tutti gli interventi sono pensati per l’intensivo fatto in Maremma con cultivar che non sono le nostre. Per l’olivicoltura tipica Toscana mancano un modello e un progetto di sviluppo“.

Molti settori produttivi guardano ai finanziamenti del Recovery fund come un’opportunità di ripresa e visto che il recupero degli oliveti abbandonati e la salvaguardia dei territori in maniera sostenibile sono nel Dna del ’green deal’, a chi va lanciata la sfida per intercettare almeno una parte di queste risorse?

Il tempo rimasto per intervenire è poco perché la situazione è sempre più grave e mantenere il territorio è sempre più complicato. C’è un mercato per l’Igp, ma non c’è l’olio. Il tema degli oliveti abbandonati è pressante: sono sempre più numerosi. L’obiettivo è  avere una coltivazione di olivi che ’rende’ usando metodo e cultivar toscani“.