L’annus horribilis dell’olivicoltura calabrese

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E’ stato un annus horribilis per l’olivicoltura meridionale che, ovviamente, non ha risparmiato quella calabrese.Travolto dal maltempo nella fase più delicata della campagna, il comparto regionale ha registrato la peggiore performance degli ultimi decenni in termini di produzione: -76,6% su base annuale.

Le gelate primaverili, la siccità estiva e soprattutto le pioggie violente cadute fra ottobre e novembre si sono rivelate un decuplicatore della naturale alternanza produttiva. La campagna 2018-2019 era per l’olivicoltura calabrese un’annata già considerata geneticamente di scarsa produzione.

Ed è così che ad un dato previsionale di produzione in discesa, si sono sommati i pesanti effetti di un anno caratterizzato da eventi meteorologici avversi.

Fattori negativi che si sono abbattuti su un settore tanto fragile quanto vitale per l’economia calabrese. Fragilità che le politiche economiche intraprese, nonostante i ragguardevoli sforzi fatti dalla Regione, non sono ancora riuscite a superare.

Su tutte la polverizzazione del sistema produttivo, il deficit tra olio prodotto e commercializzato ed il bassissimo tasso d’imbottigliamento con marchio calabrese. I continui riconoscimenti tributati alle produzioni regionali non si sono trasformati in un robusto incremento di consumi di olii made in Calabria.

Il settore olivicolo in Calabria rappresenta più di un quarto del valore totale della produzione agricola regionale, il 25,2%, molto al di sopra della media nazionale e meridionale che si fermano rispettivamente al 3,9% ed al 9%.

Così anche le aziende agricole olivicole. Esse sono 136mila ovvero il 60% del totale delle aziende agricole regionali.

E ancora, la superficie totale destinata all’olivicoltura è di 184.529 ettari di cui 183.400 ettari sono destinati alla produzione.Questo numero posiziona la Calabria al secondo posto in Italia, dopo la Puglia, per quantità di area agricola destinata all’olivicoltura.

Numeri che si rafforzano anche sul livello produttivo, visto che, nonostante la flessione, è sempre la Calabria al secondo posto per quantità di olive raccolte: la produzioje totale è stata pari a 5.191.999 quintali di cui 3.951.163 raccolta. Quest’ultimo dato evidenzia un’altra debolezza. I costi di produzione e la stabilità dei prezzi di vendita hanno eroso i margini di guadagno avendo come risultato la riduzione del raccolto.

Infine, gli ultimi dati: la Calabria ha 67.482 ettari di colture biologiche del settore, seconda solo alla Puglia, prima con 72.590 ed ha 692 frantoi -il 15% del totale degli impianti presenti in Italia.

“Non c’è dubbio che è la qualità delle nostre produzioni olivicole a rappresentare l’arma in più che abbiamo per conquistare fette importanti di mercato. Su questa dote dobbiamo continuare a scommettere e concentrare i massimi sforzi”. La ricetta del presidente di Confagricoltura Calabria, Alberto Statti, parte da qui.

“Proprio facendo leva sull’eccellenza della produzione è possibile presentarsi al meglio sulle principali vetrine internazionali del settore. Occorre fare marketing territoriale puntando a far conoscere il meglio della nostra regione”.

Per questo Statti giudica positivamente “le iniziative intraprese dalla Regione per portare sui territori i principali buyers del settore”.

“La vera scommessa si vince proprio qui. Facendo conoscere il nostro modello di lavoro, la salubrità dei posti ed il metodo che si basa su antichissime tradizioni.”