Patogeni e parassiti di recente introduzione e possibile diffusione in Puglia

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ToBRFV (Tomato brown rugose fruit virus), cimice asiatica (Halyomorpha halys), aleurodide spinoso degli agrumi (Aleurocanthus spiniferus), Xylella (Xylella fastidiosa subsp. pauca ST53): sono stati questi i protagonisti della terza sessione, “Patogeni e parassiti di recente introduzione e di possibile diffusione sul territorio pugliese” del 31° Forum di Medicina vegetale organizzato a Bari dall’Associazione regionale pugliese tecnici e ricercatori in agricoltura (Arptra)Il ToBRFV, nuova emergenza fitosanitaria per pomodoro e peperone. ToBRFV è un nuovo tobamovirus, risultato di ricombinazione genetica fra varianti di ToMMV e TMV, che si manifesta sulle foglie attraverso bollosità e clorosi, restringimento dei lembi, imbrunimento su peduncoli, calici e piccioli, e su frutti mediante rottura di colore con maculature, rugosità, deformazione e maturazione irregolare.

Il rinvenimento di Halyomorpha halys, la cimice asiatica, in provincia di Modena nel 2012 ha rappresentato un vero stravolgimento nella gestione fitosanitaria di svariate colture del territorio.

In funzione dell’incremento delle popolazioni le attività di controllo si sono concentrate sulla valutazione delle possibilità di contenimento andando a verificare l’applicabilità di sistemi diretti e indiretti.

La difesa chimica a tutto campo, difesa chimica applicata nella fascia di bordo, tecniche attract & kill, applicazione di reti insetticide e anti insetto: queste metodiche sono state oggetto di numerose e ripetute verifiche senza però giungere a un controllo soddisfacente.

Particolare rilievo ha avuto la ricerca di antagonisti naturali in grado di contribuire al controllo su scala territoriale. Infatti negli ultimi anni si sono approntate valutazioni di campo relative ai parassitoidi oofagi Ooencyrtus telenomicida e Anastatus bifasciatus. A queste sperimentazioni si è affiancata un’indagine territoriale che ha evidenziato un inizio di resilienza ambientale, con un significativo incremento delle predazioni e parassitizzazioni a carico di ovature naturali, oltre a consentire l’individuazione di parassitoidi esotici quali Trissolcus japonicus e Trissolcus mitsukurii. Ricordiamo che la cimice asiatica provoca cascola anche negli ulivi (vedi nostro articolo del 5 ottobre scorso).

Aleurocanthus spiniferus è un aleurodide tropicale originario dell’Asia sudorientale, segnalato per la prima volta nel 2008 in Puglia, in provincia di Lecce. È una specie molto polifaga, che attacca soprattutto specie arboree, come agrumi, pomacee, vite, kaki, ecc., floricole e ornamentali.

Sui possibili scenari di controllo dell’A. spiniferus si è soffermato Antonio Guario, agronomo fitoiatra, il quale ha sostenuto che “i trattamenti devono essere continui, iniziare in primavera, nella fase di inizio germogliamento, e proseguire in estate e autunno. Attualmente su Aleurocanthus spp. risulta registrato solo acetamiprid (Epik SL) per l’utilizzo su vite da vino e da tavola e agrumi”.

L’impiego di varietà resistenti è una strategia chiave per mitigare le perdite economiche dovute alle infezioni da Xylella fastidiosa subsp. pauca, ST53 nelle colture, in particolare nelle aree in cui il batterio trova condizioni favorevoli per la sua persistenza e le infezioni sono associate a malattie gravi. È quanto ha evidenziato Donato Boscia, responsabile della sede di Bari dell’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr, esponendo in sintesi quanto già comunicato alla 2ª Conferenza europea su X. fastidiosa tenuta ad Ajaccio (Corsica).

“Caratteri genetici che conferiscono resistenza/tolleranza, già identificati in vite e agrumi, recentemente sono stati ritrovati anche in olivo. Sebbene comprendere i percorsi molecolari coinvolti nella resistenza sia un obiettivo primario di molti studi, oggi supportati dalle potenti risoluzioni delle tecnologie di sequenziamento ad alta resa (high-throughput sequencing technologies), la conferma con saggio biologico rimane lo strumento fondamentale per definire il grado di suscettibilità o resistenza di un dato genotipo vegetale. In tale contesto la comparsa e la diffusione di Xylella negli oliveti del Salento ha creato la necessità di avviare grossi programmi di screening biologico del germoplasma di olivo, sia in campo aperto sia sotto serra. Le piante in prova sono monitorate per rilevare la comparsa e la gravità dei sintomi, l’incidenza di infezioni batteriche, la stima della dimensione della popolazione batterica, ecc.”

I risultati finora raccolti hanno messo in evidenza i seguenti aspetti:

1) in condizioni controllate nelle cultivar più sensibili il periodo di latenza delle infezioni nelle olive può essere di appena un anno, mentre in condizioni di campo una prima stima attendibile dei sintomi associati alle infezioni può essere fatta non prima di tre anni di esposizione alla pressione naturale dell’inoculo;

2) le cultivar in fase di sperimentazione potrebbero in primo luogo essere distinte in “altamente sensibili”, quelle che hanno sviluppato i sintomi nel più breve tempo, e “potenzialmente tolleranti/resistenti” che però necessitano di ulteriori indagini;

3) in caso di inoculazioni con ago o esposizione sul campo le cultivar potrebbero essere differenziate in base al tasso di infezioni sistemiche, come altamente infette rispetto a basse infezioni.

«È interessante notare che alcune cultivar hanno prodotto reazioni biologiche simili a quelle registrate per la cultivar Leccino, usata come controllo resistente; tuttavia, pur non mostrando sintomi, spesso presentano popolazione batterica elevata, cosa che, se confermata, potrebbe essere spiegata con la presenza di tratti di tolleranza. Si tratta tuttavia di risultati preliminari, che – ha raccomandato Boscia – richiedono un ulteriore periodo di osservazioni e analisi».