Primo olio da ulivi resistenti, i dubbi e gli approfondimenti sull’estrazione ad agosto

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La notizia del primo olio da ulivi resistenti ha suscitato molta eco mediatica. Riportiamo il pensiero del Presidente del Centro Studi Olea, Giuseppe Vergari, e quello di Alberto Grimelli, direttore de ‘Teatro Naturale‘. Toni molto diversi: il primo piuttosto aggressivo a differenza del secondo che, prima di giudicare, approfondisce.

Non c’è nessun valore agronomico nella notizia di estrazione di olio ad agosto”. Una posizione netta che intiepidisce le speranze degli agricoltori salentini, quella dell’agronomo Giuseppe Vergari, uno degli autori di uno studio effettuato dal CNR di Perugia, insieme a G. Fontanazza, M. Patumi e P. Rocchi proprio sui processi di accumulo dell’olio.

È impensabile estrarre dell’olio ad agosto per delle ragioni che sono chiare anche a tutti i miei colleghi e che sono ben dimostrate da studi. L’accumulo dell’olio all’interno delle piante si ha, in termini tecnici, solo quando c’è l’indurimento del nocciolo, che tendenzialmente avviene tra la metà e la fine di luglio. A seconda delle varietà questa fase può protrarsi per svariati mesi, fino a raggiungere la fine di ottobre”.

Una conclusione, quella del presidente del Centro Studi Olea, il centro di ricerca sull’ulivo diretto da Fabio Ingrosso, che non lascia molto margine di interpretazione: “Estrarre a fine agosto significa produrre un succo grasso, formato prevalentemente da clorofilla con una forte scompenso di tutti i componenti chimici”.

Così, invece, il direttore Grimelli:

“La campagna olearia non è iniziata, è bene essere chiari ed espliciti, ma la raccolta delle olive del 27 agosto scorso, al di là dell’effetto spettacolo, è carica di forti simbolismi.

Dare speranza a un territorio martoriato come il Salento è certamente doveroso. Il dramma Xylella ha colpito in profondità, minando fiducia e sicurezze di tantissimi agricoltori. Non si può lasciar

La notizia del primo olio da ulivi resistenti ha suscitato molta eco mediatica. Riportiamo il pensiero del Presidente del Centro Studi Olea, Giuseppe Vergari, e quello di Alberto Grimelli, direttore de ‘Teatro Naturale‘. Toni molto diversi: il primo piuttosto aggressivo a differenza del secondo che, prima di giudicare, approfondisce.

 

Non c’è nessun valore agronomico nella notizia di estrazione di olio ad agosto”. Una posizione netta che intiepidisce le speranze degli agricoltori salentini, quella dell’agronomo Giuseppe Vergari, uno degli autori di uno studio effettuato dal CNR di Perugia, insieme a G. Fontanazza, M. Patumi e P. Rocchi proprio sui processi di accumulo dell’olio.

È impensabile estrarre dell’olio ad agosto per delle ragioni che sono chiare anche a tutti i miei colleghi e che sono ben dimostrate da studi. L’accumulo dell’olio all’interno delle piante si ha, in termini tecnici, solo quando c’è l’indurimento del nocciolo, che tendenzialmente avviene tra la metà e la fine di luglio. A seconda delle varietà questa fase può protrarsi per svariati mesi, fino a raggiungere la fine di ottobre”.

Una conclusione, quella del presidente del Centro Studi Olea, il centro di ricerca sull’ulivo diretto da Fabio Ingrosso, che non lascia molto margine di interpretazione: “Estrarre a fine agosto significa produrre un succo grasso, formato prevalentemente da clorofilla con una forte scompenso di tutti i componenti chimici”.

Così, invece, il direttore Grimelli:

La campagna olearia non è iniziata, è bene essere chiari ed espliciti, ma la raccolta delle olive del 27 agosto scorso, al di là dell’effetto spettacolo, è carica di forti simbolismi.

Dare speranza a un territorio martoriato come il Salento è certamente doveroso. Il dramma Xylella ha colpito in profondità, minando fiducia e sicurezze di tantissimi agricoltori. Non si può lasciare indietro un territorio che, nel bene e nel male, ha rappresentato e rappresenta un pezzo di storia dell’olivo e dell’olio nostrani. Se Parigi e Londra sono state illuminate, nei secoli passati, lo si deve anche al lampante salentino. Rinnegare il passato, ivi compresi gli errori compiuti su Xylella, è dannoso tanto quanto negarsi un futuro. Ben venga la rinascita del Salento.

So anche bene che l’effetto spettacolo andato in onda nei servizi televisivi ha fatto storcere il naso a più di un olivicoltore e frantoiano del resto d’Italia, quasi fosse iniziata una rincorsa a chi comincia per primo la campagna olearia, a chi per primo apre i frantoi. Dall’operazione di marketing fino a uno spregiudicato uso della comunicazione, le critiche non sono mancate.

C’è sempre un purtroppo. Purtroppo i media, spesso e volentieri non specializzati, banalizzano e semplificano, arrivando a diffondere anche fake news. Penso, come esempio, al titolo Ansa: “In Salento ottenuto il primo olio da ulivi immuni alla Xylella”. Non esistono al momento piante o varietà immuni da Xylella. Esistono due cultivar: Leccino e FS17 che sono tolleranti a Xylella, ovvero pur se infettate dal batterio riescono a conviverci, almeno stando ai dati scientifici pubblicati fino ad ora.

I molti errori ed orrori legati alla notizia non tolgono nulla al forte significato simbolico dell’evento, che nessuno disconosce, ma impongono una riflessione su quanto la spettacolarizzazione possa essere un’arma a doppio taglio nella comunicazione: può dare molta visibilità ma toglie anche correttezza e precisione, fino a diventare erronea. E’ un rischio serio, come dimostra l’esempio del titolo Ansa citato, e merita una riflessione.

Andando oltre l’effetto spettacolo e il carico simbolico, che sono facce della stessa medaglia, ho cercato di scavare nella notizia, a partire da una domanda: perchè iniziare a raccogliere il 27 agosto?

Grazie alla disponibilità di Giovanni Melcarne ho avuto modo di comprendere che si è trattato di una semplice prova tecnica.

La varietà in esame, che non è il Leccino, è nota per essere una cultivar a maturazione precoce e non ha mai trovato particolare diffusione nel Salento. Seppure esista una certa bibliografia sull’andamento di maturazione di questa varietà, non sono state condotte sperimentazioni specifiche nell’areale salentino.

La prova tecnica, che non rientra nel protocollo scientifico legato agli esperimenti di innesto e ai semenziali in collaborazione col CNR di Bari, non è oggetto di finanziamento pubblico e non ha la pretesa di avere valenza scientifica, era il primo step di un percorso di microoleificazioni aziendali per valutare caratteristiche chimiche ed organolettiche, oltre a parametri tecnologici ed agronomici, della varietà sotto esame.

Analogamente a quanto hanno fatto e fanno altri olivicoltori e frantoiani in Italia e all’estero, Giovanni Melcarne ha voluto e vuole, tecnicamente e imprenditorialmente, valutare l’opportunità e la convenienza di una raccolta anticipata al fine di valorizzare e dare valore aggiunto al proprio prodotto.

Basta scavare oltre le apparenze per arrivare alla sostanza”.