Se la Puglia perde l’agricoltura

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Estratto dell’editoriale di Silvio Suppa del 19 luglio 2019Con le dimissioni di Di Gioia, il comparto agricolo oggi versa in una condizione più grave di quella che Emiliano credeva di risolvere, quando a Di Gioia si affidava.

Anzi la confusione è tale che più di un pretendente si propone per la guida dell’assessorato e così si oscura il profilo politico della questione.

Nè il dibattito interno al PD pugliese ha aiutato a recuperare chiarezza ed un visione programmatica.

La questione non può ridursi a questo o quel personaggio: il nuovo assessore non può essere ancora l’interim del presidente e non può dipendere da un suo atto personalistico.

Questa partita alquanto pasticciata dipende proprio dalla mancanza di una visione complessiva del ruolo svolto dall’agricoltura in Puglia, dove gran parte dell’esportazione dipende dalla qualità dei prodotti della natura o dalla loro trasformazione.

Si pensi al lattiero-caseario, alla produzione vitivinicola o a quella olearia, quest’ultima in grave difficoltà, e si avrà un primo quadro del peso strategico dell’impresa sulla terra su cui pesa l’immagine della nostra regione.

Anche il turismo con il suo indotto è contiguo all’agricoltura ed all’elevata offerta alimentare, universalmente riconosciuta alla Puglia.

Nessuno si ricorderà dell’acciaio tarantino o dell’industria inquinante ancora diffusa sul territorio.

E si pensi allo sfruttamento dei lavoratori, tuttora pesante in aree della Puglia in cui la Legge fatica ad entrare.

Tutto questo ci restituisce il ruolo dell’universo del primario, in un disegno di largo respiro sul futuro della regione.