Nella battaglia contro la xylella si sono persi tre anni

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Strumenti di legge che consentano di “procedere immediatamente all’abbattimento di ulivi infetti” da xylella fastidiosa, un “commissario straordinario” ed una “cabina di regia per coordinare gli interventi”.Se ne parla da mesi, con effetto deja vù: infatti, proprio un programma straordinario, con un commissario di nomina governativa, un’unica regia e la dichiarazione dello stato di emergenza erano le caratteristiche del primo piano delle istituzioni per contrastare la diffusione del batterio sul territorio nazionale e dell’UE.

Bloccato nel 2015 a causa della reazione della piazza e da enormi pressioni di tipo politico, mediatico e giudiziario, quel piano è passato alla storia come ‘Piano Silletti‘, dal nome di Giuseppe Silletti, allora Comandante del Corpo Forestale dello Stato della Puglia, chiamato ad applicarlo.

“Se avessimo agito subito avremmo potuto fermare l’avanzata della xylella” dice oggi Silletti a L’Informatore Agrario.

Dal dibattito sulla gestione dell’emergenza del 2015 a quello di oggi, a cambiare è stata la dimensione dell’area infetta cresciuta sino alla provincia di Bari. E il deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia UE.

Perchè, nonostante grazie ai suoi scienziati l’Italia abbia contribuito come nessun altro in Europa alle conoscenze sul batterio e possa vantare le migliori attività di monitoraggio del Continente, non abbatte gli alberi infetti.

Attaccato personalmente da chi definisce la xylella ‘una bufala‘, inserito nell’elenco degli indagati dall’inchiesta aperta dal 2015 dalla Procura di Lecce insieme a scienziati e funzionari, Giuseppe Silletti è in pensione da pochi mesi ed ha accettato di parlare con L’Informatore Agrario.

Comandante Silletti, non le fa un certo effetto sentir parlare di commissari ed emergenze? Siamo rimasti a tre anni fa?

No. Ciò che oggi chiede la Regione Puglia è qualcosa di più: chiede cioè di avere strumenti per superare ogni ostacolo relativo ai diritti di proprietà. Noi fummo invece bloccati proprio dai ricorsi al TAR di alcuni proprietari. Sarà interessante vedere cosa succede.

Cosa può dirci oggi, a distanza di tre anni, del “Piano Silletti”?

Che non era un’invenzione di Silletti, si trattava di applicare la normativa italiana ed europea. Ho avuto un incarico dal Governo, che ho accettato in forma del tutto gratuita perchè mi sentivo preparato, visto che sono un agronomo con una tesi in patologia vegetale. Ma le cose sono andate diversamente, purtroppo.

Come sono andate?

Bloccato il Piano, l’area infetta è cresciuta, con un danno economico e paesaggistico enorme di cui ancora si fa fatica a rendersi conto, senza contare i vincoli pesantissimi imposti ai vivai ed il rischio concreto che il batterio possa avanzare ancora contagiando altre regioni italiane. Oggi in Puglia si parla di un numero enorme di ulivi tra quelli morti e malati. Se l’ipotesi più plausibile sull’arrivo della xylella in Puglia è che il batterio sia entrato una decina di anni fa su un centinaio di piante di caffè ed oleandro, immagini cosa potrebbe succedere tra dieci anni.

Ha mai avuto la sensazione di assistere a un grande scaricabarile?

Non la metterei in questi termini, ma ci sono cose che ancora oggi fatico a capire. L’uso di insetticidi, per esempio. Sembra non disturbare nessuno quando è abbondante e regolare contro la mosca dell’olivo, ma è diventato questione di Stato quando è stato proposto per il controllo della sputacchina, l’insetto vettore della xylella.

Che idea si è fatto della gestione dell’intera vicenda?

Che ci sono diverse personalità che in passato hanno preso posizioni molto forti contro il protocollo di eradicazione e anche se oggi si rendono conto che avevano ragione gli scienziati e l’UE, non ammetteranno mai di avere sbagliato.

Peccato, perchè sono convinto che se avessimo agito subito avremmo potuto fermare la xylella, confinarla nella provincia di Lecce. Da Oria, dove siamo stati bloccati, sono partite le infezioni verso nord.

Nei due casi, invece, in cui il protocollo di eradicazione è stato pienamente applicato, il problema è stato risolto. Non lo dico io, lo dicono i monitoraggi e le analisi.

Ma la verità sta venendo fuori, pezzo dopo pezzo.

di Angelo Di Mabro

Fonte: www.informatoreagrario.it