Xylella, altri risultati della ricerca

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La lotta a X. fastidiosa continua a mietere risultati, anche se non risolutivi finora, grazie alla costante ricerca in corso in diversi paesi. In questi giorni, sui quotidiani, si legge dell’uso di droni, di cani molecolari, di cultivar resilienti, di insetti e batteri antagonisti. Tutto alla frenetica ricerca per sconfiggere, o almeno per arginare, questo terribile batterio che continua il suo incedere dal Salento verso il nord della Puglia, minacciando, peraltro, tutte gli uliveti italiani e mettendo a rischio anche tutti quelli europei.

Life Resilience (progetto i cui soci sono Agrifood comunicacion, Greenfield Technologies, Asaja, Balam agriculture, Università di Cordoba, CNR-IVALSA, Nutriprado, Salov, SAHC-Charqueirao) continua il suo lavoro teso a sviluppare cultivar il più resilienti possibile a X. fastidiosa e ad altri agenti patogeni. I partner di questo progetto hanno condiviso tutte le conoscenze e i metodi naturali di controllo vettoriale che sono oggetto di studio. Campionamento del suolo, studi sui nemici naturali di questo batterio o l’uso di coperture vegetali sono alcune delle pratiche sostenibili studiate.

L’Istituto di Bioeconomia del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR IBE) ha fatto grandi progressi negli ultimi mesi, avendo effettuato campionamenti del suolo per studiare l’attività microbiologica in luoghi specifici.

I partner italiani hanno lavorato sulla dinamica della popolazione di Philaenus spumarius e Neophilaenus campestris negli uliveti.

La ricerca ha permesso di osservare un’importante presenza negli oliveti pisani degli stadi giovanili, mentre gli adulti scomparendo in estate, ritornano in autunno.

Inoltre, l’abbondanza di ninfe P. spumarius è stata osservata in diverse specie di piante erbacee, piantate per aumentare la biodiversità dell’ambiente, ospiti importanti per diversi impollinatori ma anche ospiti del vettore.

Allo stesso tempo, è stato condotto uno studio sul ruolo della schiuma ninfale del P. spumarius e di N. campestris nella protezione contro potenziali nemici naturali come ragni e formiche. Il risultato ottenuto mostra che, in presenza della schiuma, per i predatori testati era difficile attaccare le ninfe, quindi è difficile controllare gli stadi ninfali dei vettori attraverso nemici naturali.

Infine studi compiuti dalla Salov, nel pisano, e da Nutriprado, in Portogallo, hanno evidenziato l’importanza della biodiversità dell’ambiente, degli uccelli locali e la creazione di corridoi verdi nelle aree studiate.

Possono sembrare, questi, passi piccoli e poco importanti ma, in realtà, sono cruciali nella sempre più approfondita conoscenza del mondo entro il quale il batterio vive e si muove. Solo conoscendone tutte le peculiarità favorevoli e sfavorevoli, lo si potrà non solo arginare, come detto in precedenza, ma sconfiggere.

Gabriele Verderamo