Xylella fastidiosa in Puglia, luci ed ombre nel contrasto ad un’epidemia che rallenta ma non si arresta

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Sono circa due anni che il fronte di avanzamento dell’epidemia scoperta nel 2013 non subisce grandi avanzamenti, con il limite della zona indenne ormai giunto a sud della provincia di Bari, a Alberobello, Locorotondo, Monopoli e Polignano. Ciò significa che si mantengono le posizioni di un’invisibile linea Maginot con cui si prova a contrastare, o meglio contenere, il batterio ed i suoi vettori.

In un tratteggio chiaroscuro, è forse questa la migliore notizia, frutto soprattutto di una migliore organizzazione e una più tempestiva applicazione degli interventi di contrasto, in primis la rapida eliminazione delle fonti d’inoculo intercettate con i monitoraggi annuali, anch’essi migliorati sia in termini di procedure di campionamento (oggi su avanzati modelli statistici sviluppati da EFSA) che di tecniche analitiche molecolari. L’accresciuta capacità di sorveglianza ed intervento tempestivo del Servizio fitosanitario regionale ha consentito di neutralizzare un pericolosissimo nuovo focolaio puntiforme in un vivaio di Canosa, purtuttavia i numeri dei focolai individuati con il monitoraggio 2020 e 2021 spaventano, facendo ormai quasi disperare per le sorti della Piana degli ulivi monumentali, uno dei paesaggi agrari più antichi al mondo.

Nonostante l’avvento della pandemia di coronavirus abbia fatto ulteriormente scemare l’attenzione mediatica su questo disastro economico/ecologico in fieri, gli ultimi due anni sono stati costellati da tante novità, non ancora la necessaria svolta nella lotta al batterio ma certamente segnali positivi in questa direzione.

Dal punto di vista gestionale/amministrativo si deve apprezzare un’inedita determinazione, fino al limite del coraggio, del nuovo Assessore all’agricoltura Donato Pentassuglia, il quale, affiancato da un nuovo qualificato Dirigente di esperienza all’Osservatorio fitosanitario e avvalendosi di un Comitato Tecnico Scientifico composto da ricercatori esperti su Xylella, ha preso le distanze e denunciato il negazionismo e l’anti-scienza che anni addietro avevano lanciato accuse e scatenato indagini infondate nei confronti di chi combatteva il batterio, ma soprattutto ha voluto innovare la strategia del piano d’Azione 2021 nel senso della PREVENZIONE, estendendo l’obbligo della lotta meccanica agli stadi giovanili del vettore su tutto il territorio regionale.

Sul medesimo piano amministrativo duole però constatare lo scarsissimo impegno delle amministrazioni locali nell’aiutare l’Ente regionale nonché l’incapacità o il disinteresse ad ottemperare agli stessi obblighi, ad es. la pulizia di strade provinciali/vicinali, rotatorie, etc. nel mese di aprile, imposti dalla normativa e dal Piano d’Azione per il contenimento del batterio.

I principali limiti applicativi ed organizzativi delle misure obbligatorie di contenimento, oltre alla latitanza delle amministrazioni locali, sembrano essere ancora ascrivibili a: l’insufficienza, ed il conseguente  scarso potere di deterrenza, di controlli e sanzioni;  la strutturale carenza del personale degli uffici regionali chiamati a gestire sia gli interventi fitosanitari che le misure correlate di compensazione e rigenerazione in Salento; l’inspiegabile (a fronte della disponibilità di risorse) e perdurante insufficienza di azioni di comunicazione ed informazione sul territorio, solo in parte sostituibili con il volontariato di tecnici ed aziende private.

In uno dei tanti paralleli nel contrasto alla Pandemia di Covid 19, se tra gli elementi chiave si annoverano la gratuità del vaccino e la martellante attività informativa, sembra solo illusorio pensare di riuscire a contenere efficacemente Xylella continuando da anni a far gravare sui soli agricoltori pugliesi, spesso già in ginocchio per i danni del batterio, gli oneri della lotta al vettore per proteggere le aree indenni dell’Italia, dell’UE e dell’intero bacino del Mediterraneo.

Il tema della scarsità dei fondi, con appena trecento milioni stanziati dal Decreto interministeriale n. 2484 (del 6 marzo 2020) per l’attuazione del “Piano straordinario per la rigenerazione olivicola della Puglia”, a fronte di una stima provvisoria di un miliardo e mezzo di euro di soli danni diretti, meriterebbe una più profonda riflessione sia a livello nazionale che comunitario.

Riguardo alle due priorità attuali, della convivenza con il batterio nel Salento e del contenimento dell’epidemia, si guarda con speranza da un lato all’avvio del progetto di studio “Rigenerazione sostenibile dell’agricoltura nei territori colpiti da Xylella fastidiosa”, dall’altro all’annuncio della Regione Puglia di voler anticipare l’approvazione di un nuovo Piano d’azione 2022, con importanti novità sperimentali, ben prima dell’avvio del nuovo ciclo biologico dei vettori.

Una buona parte del bicchiere mezzo pieno è ancora una volta rappresentato dai risultati, seppur apparentemente ancora parziali, dell’instancabile ricerca internazionale presentati soprattutto nella III Conferenza Europea su Xylella fastidiosa (https://www.efsa.europa.eu/en/events/event/3rd-european-conference-xylella-fastidiosa-and-xf-actors-final-meeting) co-organizzata ad aprile 2021 con il Final meeting del progetto europeo H2020 “XF-Actors”.

I notevoli progressi nel remote sensing con analisi di immagini iperspettrali aeree o da satellite, i primi cani addestrati per il rilevamento olfattivo di Xylella in piante asintomatiche, i sensibili miglioramenti nell’efficienza delle tecniche di campionamento come nella sensibilità dei metodi diagnostici, tutti potenziali strumenti per i Servizi fitosanitari, sembrano aprire nuovi scenari per la prevenzione, la sorveglianza ed il monitoraggio del territorio.

In attesa del contributo di nuovi progetti europei appena avviati o in fase di valutazione, sebbene una cura non sia ancora disponibile, proseguono la sperimentazione fitoiatrica, le ricerche per il controllo biologico (ad es. con altri batteri endofiti o virus batteriofagi) e ci si avvicina spediti all’individuazione e costituzione di nuovo germoplasma di olivo resistente.

Insieme all’essenziale avanzamento delle conoscenze sulla genetica e le interazioni ospite/patogeno/vettore/ambiente, con la dimostrazione dell’immunità di agrumi, albicocco, pesco, susino nonché la bassa suscettibilità di mandorlo/ciliegio ed il conseguente superamento del divieto di impianto nelle aree infette, la ricerca continua a contribuire in modo tangibile alla convivenza con il batterio, alla rigenerazione agricola e alla diversificazione colturale del Salento.

di Pierfederico La Notte

Fonte: www.georgofili.info