Xylella fastidiosa, le cultivar di olivo sensibili e resistenti mostrano una risposta fisiologica differenziale alle infezioni

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Italia Olivicola segue con estremo interesse l’evoluzione degli studi che numerosi
scienziati portano avanti, silenziosamente ma con grande determinazione, per cercare
vie d’uscita alla problematica Xylella fastidiosa, questa terribile infezione che ha
devastato l’olivicoltura e il paesaggio del Salento e minaccia tutta l’olivicoltura
pugliese e non solo.

È stato pubblicato su Frontiers in Plant Science, in open access, uno Studio compiuto
da Antony Surano, Franco Nigro, Pasquale Losciale dell’Università Aldo Moro di
Bari, Raied Abou Kubaa, Maria Saponari e Pasquale Saldarelli del CNR di Bari e da
Giuseppe Altamura del CRSFA di Locorotondo, di cui riportiamo l’abstract.

“La sindrome del declino rapido dell’olivo (OQDS o CoDiRO) è una grave malattia,
descritta per la prima volta in Italia alla fine del 2013, causata da ceppi di Xylella
fastidiosa subsp. pauca (Xfp) in cultivar di olivo suscettibili.

Al contrario, le cultivar di olivo resistenti (ndr: resilienti. Non sono state trovate cv resistenti ad oggi) non sviluppano OQDS ma presentano un decadimento sparpagliato di rami, che generalmente non evolve verso un grave declino della chioma.

Nello studio, abbiamo valutato le risposte fisiologiche degli olivi infetti da Xfp di
cultivar sensibili e resistenti.

Sono state eseguite misurazioni periodiche della conduttanza stomatica (gs) e del
potenziale idrico dello stelo (Ψstem) utilizzando un set di piante sane e infette da Xfp
delle cultivar suscettibili “Cellina di Nardò” e resistenti “Leccino” e “FS17” (vedi nota precedente).

Sono state riscontrate forti differenze in gs e Ψstem tra alberi infetti da Xfp di queste
cultivar, con valori più elevati in Cellina di Nardò rispetto a Leccino e FS17, mentre
non sono state riscontrate differenze tra piante sane delle diverse cultivar.

Entrambe le cultivar di olivo resistenti (vedi nota precedente) hanno mostrato uno stress idrico inferiore alleinfezioni da Xfp, rispetto a quella suscettibile, suggerendo che le misurazioni di gs e Ψstem possono rappresentare parametri discriminanti da sfruttare nei programmi discreening dei genotipi di olivo per la resistenza a X. fastidiosa”.

(nella foto d’apertura piante d’olivo utilizzate per l’esperimento con sintomi dopo 6 mesi la fine dello stesso – 18 mesi dopo la trasmissione del vettore Xfp-. Piante sane a sinistra e infette a destra. (A) Cellina di Nardò (B) Leccino (C) FS17).

La redazione