Xylella, i timori aumentano

128

Questa volta non abbiamo notizie di ulteriori ritrovamenti d’alberi infetti. Stavolta dobbiamo prendere atto del rinnovato timore verso questa fitopatia, per un pò di tempo offuscata dalla pandemia Covid-19.

Le voci che si susseguono sono tante, provengono da più parti ed hanno riconquistato le prime pagine dei quotidiani.

Gli imprenditori olivicoli che sono riusciti a resistere a X. fastidiosa denunciano d’aver dovuto licenziare, in modo importante, i propri dipendenti, salvo poi richiamarne una parte per avere deciso di reimpiantare oliveto ma anche colture diverse.

Molti frantoiani, dopo avere licenziato i dipendenti, hanno venduto le linee di produzione, cessando definitivamente l’attività.

I sindaci della Piana degli ulivi millenari ed il presidente del Gal Alto Salento lamentano che, a fronte d’un intenso lavoro di destagionalizzazione turistica affidata alla ricchezza e bellezza paesaggistica degli oliveti, l’infezione sta pericolosamente avanzando sul territorio, mettendo a rischio l’intero ambiente e le attività economiche dirette ed indirette legate alle meraviglie secolari che ornano la Piana.

A peggiorare la situazione, ove ve ne fosse ancora bisogno, si intromette la burocrazia.

L’Arif comunica che gli indennizzi per i danni da X. fastidiosa sono fermi e lo fa a pochi giorni dalla scadenza del bando che riguarda la mancata produzione del 2020.

L’Arif punta il dito verso gli Uffici comunali che non hanno consegnato l’elenco dei beneficiari dei bandi precedenti che riguardavano gli anni 2015,2016 e 2017. Giusto per memoria le aziende beneficiate nel 2016 sono state 3.069 mentre nel 2017 sono state 3.155.

Senza questi elenchi si correrebbe il rischio di dare nuovi contributi a chi li ha già ricevuti e questo la Legge non lo permette. L’ARIF ha già tre volte sollecitato gli Enti ma solo il 25% di essi ha ritenuto di rispondere.

Morale: i fondi sono fermi.

Tutto questo fa vieppiù capire come la sinergia tra Enti e mondo produttivo, tra il pubblico e il privato debba essere incrementata, aiutata a crescere e indirizzata verso il comune obiettivo di ricreare un ambiente sia paesaggistico che economico di notevole importanza.

Occorre ricordare che il patrimonio olivicolo che si sta dissolvendo è quello che ha consentito alla Regione Puglia d’essere la prima produttrice d’olio in Italia e la cui perdita ha portato l’Italia stessa dal secondo al terzo posto come produttori nel mondo.