Xylella, la controreplica al complottismo

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Pur nel pensare di annoiare i nostri lettori, condividiamo la controreplica ai produttori del docufilm ‘Legno vivo‘, pubblicata su Terra e Vita. E’ molto importante rispondere anche alle più minute sciocchezze di attori, cantanti e belle compagnie, è molto importante non lasciare spazio a qualunque teoria antiscientifica che tanto danno ha contribuito a fare.

Pur nella noia ‘tecnica’ nel ripetere le stesse argomentazioni, noi siamo e saremo sempre al fianco dei nostri studiosi e dei nostri scienziati. Mai acriticamente ma fiduciosamente critici.

” La storia della Xylella infame continua ad essere costellata da bufale mediatiche e tentativi di insabbiamento. Dopo l’uscita del docufilm Legno Vivo – Xylella oltre il batterio abbiamo pubblicato l’articolo a firma Giuseppe Francesco Sportelli per contestare un’opera che appare costruita su una tesi preconcetta che nega tutte le evidenze scientifiche sulla malattia degli olivi creando confusione e disinformazione. Su richiesta degli autori del docufilm abbiamo pubblicato una rettifica che non modifica le nostre considerazioni.

Pubblichiamo una controreplica redatta grazie al prezioso contributo di Pierfederico La Notte, Donato Boscia e Francesco Specchia dell’IPSP del Cnr ed Enrico Bucci adjunct professor presso la Temple University of Philadelphia (Usa) che ci hanno aiutato nella ricerca dei riferimenti bibliografici e che entra nel merito di tutti i punti commentati nella rettifica.

I critica: l’edificazione di una tesi preconcetta 

Il docufilm dà voce a opinionisti che non affrontano il tema Xyella con il necessario metodo e rigore scientifico 

La comunità scientifica è vasta e non deve sorprendere se una tesi non sia condivisa dalla sua totalità, soprattutto se, come in questo caso, si interpellano presunti specialisti che non lavorano direttamente sull’argomento. Gli autori di “Legno Vivo” elencano una serie di ricercatori, opinionisti e personalità a cui è stata data voce per sostenere – in sostanza – che non sarebbe la Xylella a disseccare gli olivi, quasi a voler dimostrare una presunta spaccatura della comunità scientifica su questo argomento.

Si tratta di un’enorme distorsione della realtà. Basterebbe leggere riviste come Terra e Vita o anche effettuare una ricerca nei motori di ricerca dedicati, per verificare la straordinaria convergenza del mondo scientifico sulla causa del disseccamento, sulle modalità di trasmissione, sull’impossibilità di risanare le piante infette…

Se si analizza la produzione scientifica su Xylella e olivo, a partire dal 2013 fino ad oggi, si vedrà che un campione di 1000 fra lavori scientifici e abstract a congresso restituisce centinaia di gruppi di ricerca indipendenti che hanno scritto almeno un lavoro, di cui circa l’80% con almeno 2 ricercatori, per un totale di svariate centinaia ricercatori. E’ una comunità scientifica in continua crescita di fronte alla quale i negazionisti, nella maggior parte dei casi senza lavorarci in prima persona, sono una sparuta minoranza.

Un esempio viene dai numeri e dai contenuti dell’ultima conferenza europea su Xylella fastidiosa che si è tenuta ad Ajaccio lo scorso ottobre:

  • 350 partecipanti di 41 diverse nazionalità,
  • 55 presentazioni orali, 115 poster;
  • praticamente tutta la comunità scientifica mondiale che lavora su Xylella fastidiosa e nessuna tesi divergente.

Eppure la Conferenza, organizzata da EFSA (l’Authority europea sulla sicurezza alimentare) era aperta a tutta la comunità scientifica. Quale miglior occasione per presentare e discutere eventuali dati a dimostrazione della infondatezza della tesi prevalente?

Gli autori di “Legno vivo” si sono mai poste domande come questa? La richiesta di rettifica elenca un paio di presunte eccezioni “divergenti”, includendo però tra queste anche ricercatori che in realtà non hanno mai negato che il batterio sia la causa del disseccamento e la sputacchina il suo vettore (è il caso ad esempio di Marco Scortichini del Crea Frutticoltura) e gonfiando l’elenco con nomi di ricercatori di altre discipline distanti anni luce dalla patologia vegetale o coinvolgendo a loro insaputa, estrapolando dichiarazioni isolate dal contesto, luminari che in realtà hanno sempre dichiarato di non avere competenze su quest’argomento (è il caso ad esempio di Stefano Mancuso, che si occupa di neurobiologia vegetale e che ci risulta che sulla Xylella abbia una posizione completamente differente da quanto sembra emergere dal lavoro di taglio e cucito del docufilm).

Il punto cardine della critica non è l’assenza di “docenti universitari, ricercatori CNR, agricoltori” sic et simpliciter, ma l’assenza della voce di chi tra essi ha affrontato la malattia con metodo scientifico pubblicando dati e lavori sperimentali, confrontandosi con la comunità scientifica internazionale che lavora sul tema, come ad esempio è successo nella già citata conferenza di Ajaccio.

II critica: la distorsione dei numeri dei monitoraggi

Come tutti i negazionisti/complottisti gli autori del docufilm negano l’evidenza dell’epidemia affermando che solo il 2% degli olivi è infetto, senza dire (in buona o in malafede?) che tale cifra si riferisce alla zona di contenimento e che quindi è normale sia bassa.

Tutto il documentario ha un vizio di fondo: la negazione dell’esistenza dell’epidemia attraverso una maldestra e ossessiva interpretazione alterata dei numeri del monitoraggio.

Ancora una volta, anche in questa richiesta di rettifica, si specula sui termini usati dal Servizio Fitosanitario dalla Regione Puglia omettendo di contestualizzare i dati che vengono esposti. Ricordiamo che i monitoraggi ufficiali vengono fatti, sotto la responsabilità del Servizio fitosanitario, per rispondere alla richiesta della Commissione Ue, ossia: determinare i confini dell’area infetta e cercare di contenerne l’ulteriore espansione.

L’obiettivo NON è quello di inventariare le piante colpite nella zona definitivamente infetta.

Per tale motivo i monitoraggi sono effettuati, per la stragrande maggioranza, in zona cuscinetto (per definizione: zona senza batterio e confinante con la parte più esterna dell’epidemia) e nella zona di contenimento della “zona infetta” oltre che, in proporzione più contenuta, in zona indenne (a nord della zona cuscinetto), area anch’essa, per definizione, senza batterio. In questo contesto è normale attendersi che le percentuali di piante infette debbano essere pari a zero in “zona cuscinetto” (che per definizione è zona priva del batterio) e “indenne” e prossime allo zero in zona di contenimento.

Inoltre, considerato che in una parte del territorio adiacente alla zona di contenimento la presenza sia dei disseccamenti che, conseguentemente, del batterio era ancora estremamente ridotta (la parte più settentrionale dell’ovale celeste della figura 1), il Servizio fitosanitario ha ritenuto di comprendere anche questa zona nel monitoraggio a cavallo tra il 2018 e il 2019 (quello a cui si riferisce la nota, qui contestata, di “Legno vivo”), con l’obiettivo di mantenere sotto controllo la diffusione ancora occasionale del batterio in un comprensorio di alto pregio (piana degli ulivi monumentali).

È esattamente questa, la parte superiore dell’ovale celeste, la zona “infetta” a cui si riferisce “Legno vivo” quando scrive che sono state campionate e analizzate 31.208 piante, di cui 779 sono risultate infette da Xylella fastidiosa, il che corrisponde al 2,5% di piante infette sul totale.

Ma ovviamente gli autori di “Legno Vivo” omettono di specificare che i loro numeri si riferiscono non alla zona gravemente e definitivamente infetta, ma alla zona ex-contenimento che invece, candidamente, si limitano a definire “zona infetta”, invece di specificare che si tratta di un territorio ricadente tutto a nord di Brindisi, un’area in gran parte ancora sana, dove solo con una visita guidata si possono individuare ed osservare focolai.

Il disastro, la catastrofe ambientale ed economica, inizia invece appena si supera la città di Brindisi in direzione sud. Documentato anche da recenti servizi servizi giornalistici usciti per esempio su Rai Uno.

Da Brindisi fino a Santa Maria di Leuca si percorrono oltre 100 chilometri attraverso un territorio devastato. È qui, nel territorio circoscritto dall’ovale nero della figura 1, che si trovano i 6,5 milioni di piante che a fine 2017 risultavano già gravemente danneggiate dall’analisi delle immagini satellitari effettuate dai ricercatori del Joint research center, e in questo territorio non ci sono dati del  monitoraggio.

La figura 1 è presa dal portale istituzionale della Regione Puglia “Emergenza Xylella” e rappresenta i risultati del monitoraggio 2018/19 a cui si riferiscono i numeri riportati nella replica di “Legno Vivo”. In giallo sono indicate le piante ispezionate visivamente, in verde quelle campionate e negative alle analisi, in rosso quelle campionate e positive alle analisi.

Fig. 1 I risultati del monitoraggio Xylella 2018/19 (Fonte “Emergenza Xylella” Regione Puglia)

Un commento lo meriterebbero anche i 214 campioni infetti della “zona contenimento”. Nei due monitoraggi precedenti (2016/17 e 2017/18) quella fascia ricadeva per metà in “zona cuscinetto” e per metà in “zona indenne”. Nel primo monitoraggio (2016/17) fu ritrovata una pianta infetta, a cui se ne aggiunsero altre ventuno nel 2017/18. Nonostante le azioni di abbattimento e di controllo dei vettori stiano facendo rallentare l’ulteriore diffusione del batterio, registriamo duecentoquattordici nuove piante infette (a cui aggiungerne almeno altrettante con le analisi degli ultimi mesi del 2019). Non ci sembra proprio una buona notizia…

E’ vero che nella zona definitivamente infetta, dove la “sindrome del disseccamento rapido” (inizialmente chiamata CoDiRO) è tragicamente diffusa non ci sono dati del monitoraggio, ma è anche vero che ormai c’è una ricca letteratura, tecnica e scientifica, che dimostra la presenza enormemente diffusa e associata al disseccamento rapido del batterio (altro che il 2,5%!)

L’elenco è lungo, per approfondimenti suggeriamo l’articolo “Xylella fakes & facts” di Enrico Bucci su “Cattivi Scienziati”.

Quando si campiona nel cuore dell’epidemia, in luoghi in cui Xylella ha preso piede da tempo e la devastazione è chiaramente evidente sotto forma di innumerevoli ulivi morti o morenti, lì, campionando alberi sintomatici (ma non ancora morti), i ricercatori hanno sempre trovato il batterio. Si vedano, ad esempio, i seguenti lavori:

  •     Scortichini M. et al. Xylella fastidiosa subsp. pauca on ulive in Salento (Southern Italy): Infected trees have low in planta micronutrient content, Phytopathol. Mediterr., vol. 58, no. 1, pp. 39–48, May 2019
  •     Luvisi A. et al. Xylella fastidiosa subsp. pauca (CoDiRO strain) infection in four ulive (Olea europaea L.) cultivars: Profile of phenolic compounds in leaves and progression of leaf scorch symptoms, Phytopathol. Mediterr. vol. 56, no. 2, pp. 259–273, Sep. 2017
  •     Boscia D. et al. Incidenza di Xylella in uliveti con disseccamento rapido, Inf. Agrar, vol. 27, pp. 47–50, Jul. 2017.

In particolare, soffermandoci sui risultati della prima pubblicazione, quella il cui primo autore è Marco Scortichini, uno tra gli intervistati del docufilm, si apprende che sono state analizzate 69 piante con disseccamento rapido in 23 aziende di 8 diversi comuni del leccese e, guarda caso, tutte sono risultate infette da Xylella fastidiosa. Se il 2,5% fosse applicabile alla popolazione di piante “disseccate”, Scortichini avrebbe dovuto trovare meno di 2 positivi tra i suoi 69 campioni. Non abbiamo fatto l’analisi statistica, ma crediamo che la probabilità di trovare il 100% in un gruppo di 69 piante sia più bassa di quella di un 6 al superenalotto con una schedina da 2 euro.

III critica: la negazione del rapporto causa-effetto

La relazione causale fra Xylella e disseccamento rapido degli olivi è incontrovertibile e l’epidemia ampiamente documentata.

Per ribadire questa affermazione riportata nell’articolo del 2 gennaio ci limitiamo a riportare, poichè citato in causa dalla richiesta di rettifica, le parole dell’allora Assessore all’Agricoltura Leonardo di Gioia, pronunciate in una conferenza stampa del 22 febbraio 2019 presso la Sala 1 – Padiglione 152 della Fiera del Levante a Bari (durante l’evento fieristico “Enolitech”):

«In questi giorni – affermava l’assessore – abbiamo assistito ancora, anche in contesti europei, a posizioni assolutamente non condivisibili circa il fatto che qui non ci sia una batteriosi i cui effetti siano veramente consistenti. Ovviamente questo è frutto di una errata lettura dei dati del monitoraggio ed anche del contesto nel quale il monitoraggio viene assunto. Mi riferisco in particolare a chi nei giorni scorsi ha ritenuto di dover raccontare che qui la questione non è molto grave perché in fondo il dato statistico evidenzia un numero di casi basso rispetto al totale di quelli monitorati».

«E’ stato omesso in quel contesto di dire – continuava Di Gioia – che purtroppo la zona infetta, che è quella dove endemicamente la malattia imperversa, è una zona che non viene testata da un punto di vista della presenza degli alberi malati, dando per scontato anche visivamente che la quantità di alberi infetti è talmente grande che li è necessario un piano straordinario di assoluta rilevanza anche ambientale. Il dato di 11 milioni di alberi nel solo Salento, potenzialmente infettabili, e la sicura evidenza che già oggi centinaia di migliaia di alberi sono con presenza di sintomi di visibile essiccazione, quindi diciamo con un dato che è clamoroso per certi versi, ci porta a dire che purtroppo questa batteriosi è di una portata molto rilevante e che il lavoro che stiamo svolgendo serve a rallentarne gli effetti, ma purtroppo ancora non ad arrestarne le negative influenze sul territorio».

«Questo è un elemento – concludeva – che dobbiamo sempre tenere presente, non possiamo fare retorica su questa materia, non possiamo dividere il contesto anche dei decisori politici perché è un atto sleale, è un atto di cattiveria verso il futuro della nostra Regione».

Per quanto riguarda il “comitato scientifico in questione” citato nella richiesta di rettifica, non è chiaro a quale comitato ci si riferisca, come pure non ci risulta che Giovanni Misciagna, sempre citato in causa nella richiesta di rettifica, abbia competenze di epidemiologia in patologia vegetale, disciplina molto diversa da quella relativa ai casi clinici di cui si occupa con indubbia competenza. In ogni caso, tutti i comitati scientifici che si sono occupati della questione, dal panel di salute delle piante dell’Efsa al comitato tecnico-scientifico del MiPAAF fino alla stessa molto discussa e già citata “task force” della Regione Puglia, comprendono batteriologi vegetali, come pure i consorzi di ricerca dei due grossi progetti finanziati dal programma Horizon 2020, POnTE e XF-ACTORS.

IV critica: l’ostinazione della negazione della realtà

La relazione causale fra Xylella e disseccamento rapido degli olivi è un’evidenza che si fonda su nove lavori sperimentali – finora mai smentiti – pubblicati su diverse riviste scientifiche e ciò prova che il batterio è capace, indifferentemente, di infettare olivi secolari ed estensivi, intensivi e superintensivi

I 9 lavori sperimentali citati nell’articolo del 2 gennaio sono i seguenti (vedi figura 2), e sono comunque solo un elenco “parziale” degli articoli in cui sono riportati dati originali a sostegno del ruolo di Xylella nel disseccamento rapido dell’olivo:

  • Elbeaino T. et al. Multilocus sequence typing of Xylella fastidiosa isolated from ulive affected by ‘ulive quick decline syndrome’ in ItalyPhytopathol. Mediterr, vol. 53, no. 3, pp. 533–542, Dec. 2014
  • Haelterman RM et al. First presumptive diagnosis of Xylella fastidiosa causing ulive scorch in Argentina, J. Plant Pathol, vol. 97, no. 2, p. 393, Jul. 2015.
  • Della Coletta-Filho H et al, First report of ulive leaf scorch in Brazil, associated with Xylella fastidiosa subsp. pauca, Phytopathol. Mediterr. vol. 55, no. 1, pp. 130–135, Jan. 2016
  • Bleve G et alMolecular characteristics of a strain (Salento-1) of Xylella fastidiosa isolated in Apulia (Italy) from an ulive plant with the quick decline syndrome, Phytopathol. Mediterr, vol. 55, no. 1, pp. 139–146, Mar. 2016
  • Tolocka PA et alXylella fastidiosa subsp. pauca ST69 in ulive in Argentina, J. Plant Pathol, vol. 99, no. 3. Edizioni ETS, p. 803, 09-Nov-2017
  • D Boscia et alIncidenza di Xylella in uliveti con disseccamento rapidoL’Informatore Agrar, vol. 27, pp. 47–50, 2017
  • Saponari M et alIsolation and pathogenicity of Xylella fastidiosa associated to the ulive quick decline syndrome in southern ItalySci. Rep, vol. 7, no. 1, p. 17723, Dec. 2017
  • Luvisi A et alXylella fastidiosa subsp. pauca (CoDiRO strain) infection in four ulive (Olea europaea L.) cultivars: Profile of phenolic compounds in leaves and progression of leaf scorch symptoms, Phytopathol. Mediterr. vol. 56, no. 2, pp. 259–273, Sep. 2017
  • Bucci EM. Xylella fastidiosa, a new plant pathogen that threatens global farming: Ecology, molecular biology, search for remediesBiochem Biophys Res Commun, vol. 502, no. 2, pp. 173–182, 12-Jul-2018
  • Scortichini M et alXylella fastidiosa subsp. pauca on ulive in Salento (Southern Italy): Infected trees have low in planta micronutrient content, Phytopathol. Mediterr, vol. 58, no. 1, pp. 39–48, May 2019

Si tratta di articoli prodotti da diversi gruppi di ricerca di tutto il mondo (pubblicati a partire dal 2014, pochi mesi dopo la scoperta del batterio in Puglia). Questi studi riportano una solida correlazione tra l’infezione della Xylella fastidiosa, sottospecie pauca e lo sviluppo della sindrome o complesso del disseccamento rapido dell’ulivo, inizialmente (prima che fossero soddisfatti i postulati di Koch) denominata “complesso” (Codiro) in almeno tre Paesi diversi (Italia, Argentina e Brasile).

Fig. 2 I nove lavori citati

Per quanto riguarda la stucchevole critica della pubblicazione su Scientific Reports contenuta nella richiesta di rettifica, essa ci sembra pretestuosa, visto che i risultati in essa riportati sono stati valutati positivamente, oltre che dai revisori anonimi della rivista, anche  dal panel di Salute delle Piante dell’EFSA composto da 21 scienziati del settore di chiara fama e dal gruppo Xylella dell’Accademia dei Lincei. E dovendo scegliere tra il giudizio di tali organismi e le interpretazioni e opinioni di un giornalista di un quotidiano non abbiamo dubbi.

 V critica: confusione spazio-temporale

L’epidemia esiste e progredisce, sia colonizzando zone prima indenni sia espandendo i focolai puntiformi trovati nei precedenti monitoraggi.

La richiesta di rettifica pretende di confutare questa affermazione con alcuni riferimenti spazio-temporali inesatti. Per questa critica si rimanda a due studi fondamentali:

  • Nel Luglio 2019 Vanhove et al (Università di Berkeley) hanno pubblicato su Applied and environmental microbiology il primo studio basato su analisi bioinformatiche dei genomi di Xylella disponibili nelle banche dati, in base al quale la data più probabile della introduzione di Xylella fastidiosa pauca ST53 in Salento è il 2008. A quanto ne sappiamo questo rappresenta al momento l’unico studio pubblicato su questo argomento, e qualsiasi altra tesi non ha supporto scientifico (Appl Environ Microbiol. 2019 Jun 17;85(13). Genomic Diversity and Recombination among Xylella fastidiosa Subspecies.Vanhove M., Retchless AC., Sicard A., Rieux A., Coletta-Filho HD., De La Fuente L., Stenger DC., Almeida R.)
Fig.3 L’analisi bioinformatica del genoma di Xylella che riconduce l’introduzione del batterio in Puglia a non prima del 2008 (Fonte Vanhove et al.)
  • Pieter Beck del Joint Research Center, il centro comune di ricerca dell’unione europea ha presentato ad Ajaccio i risultati di un’analisi di immagini satellitari (Sentinel 2) dal 2012 al 2017, evidenziando l’espansione sul territorio dei gravi disseccamenti (almeno 50% della chioma degli alberi disseccata) dal piccolo nucleo iniziale del comprensorio di Gallipoli fino all’interessamento di circa 6,5 milioni di piante a fine 2017, con un trend, come si vede dalla figura, in preoccupante crescita. L’intera presentazione è visibile sul sito EFSA visitando il seguente link.

 

Fig. 4 L’analisi satellitare della progressione dei sintomi di Xylella fastidiosa in Puglia (Fonte Pieter Beck et al.)

Inoltre, la totale negatività dei campioni (tra l’altro raccolti tenendo anche conto di segnalazioni di piante con sintomi sospetti e zone potenzialmente più a rischio) del monitoraggio condotto in tutte le Regioni italiane e nei territori della Puglia non demarcati, quindi per definizione indenni dal batterio da quarantena, indica che non esiste nessun endemismo. Anche in base a questi dati, senza mancare di rispetto, riteniamo che sia ormai ridicolo insistere, come fanno gli autori del docufilm “Legno vivo”, sulla tesi dell’endemismo, ancora una volta senza alcun dato o pubblicazione a supporto.

Una tesi che peraltro è confutata da una serie di evidenze scientifiche:

  • mentre la progressione del batterio è rilevabile solo mediante le analisi fitosanitarie la progressione della malattia ed i suoi sintomi è stata rilevata mediante analisi di immagini da satellite (Beck et al, 2019);
  • analisi ripetute a distanza di anni sulle medesime piante in zona infetta evidenziano un incremento della percentuale di positivi nel corso del tempo (piante campionate dal Servizio fitosanitario regionale nel cantiere TAP; articolo Tonio Tondo sulla Gazzetta del Mezzogiorno del 17 febbraio 2019);
  • verificare la progressione dei sintomi nel tempo (a parità di località) e sul territorio è davvero alla portata di tutti, basta andare su Google Earth ed utilizzare l’app Street view confrontando immagini di oliveti delle zone infette (in Provincia di Lecce e successivamente Brindisi sud) a bordo strada in anni diversi.
  • il ceppo ST53 di Xylella fastidiosa presente in Puglia è unico, proviene dal Centro America ed un recente studio genetico di microevoluzione ne ha stimato la data più probabile di introduzione intorno al 2008 (Almeida et al., 2019); ciò è incompatibile con la ridicola tesi dell’endemismo.

Circa il riferimento alla pianta di Monopoli citata nella richiesta di rettifica, l’unica finora dichiarata infetta e poi “scagionata” da successive controanalisi, Enrico Bucci su Scienza in Rete, “Xylella: qualche risposta per fare chiarezza. Vero o falso” afferma:

«Gli errori in una procedura che prevede la raccolta, il georeferenziamento e l’analisi di diverse centinaia di migliaia di campioni rappresentano sempre un rischio. Per minimizzarlo, i campioni vengono controllati in modo indipendente, con metodi diversi, da due laboratori, che sono ciechi riguardo alla provenienza dei campioni. Tuttavia, l’attribuzione corretta di un campione a un determinato ulivo si basa sull’accuratezza dell’etichettatura del campione fatta in loco, etichettatura che non è controllata in modo indipendente».

«I campioni dell’albero in questione – continua Bucci – potrebbero essere stati erroneamente etichettati; il ricampionamento e la ripetizione in cieco delle prove di laboratorio hanno successivamente corretto l’errore. In effetti, i test PCR sugli alberi per la presenza di Xylella sono accurati e riproducibili. Quando gruppi di ricerca indipendenti hanno testato nuovamente alcuni alberi, precedentemente trovati infetti da altri, i risultati sono sempre stati coerenti. Ulteriori prove della riproducibilità dei risultati del monitoraggio sono fornite da un doppio controllo di ulivi selezionati campionati due volte da operatori di campo indipendenti. Un esempio – un ulivo infetto, testato due volte e costantemente trovato per ospitare il batterio – è contenuto nel SELGE prot. 192/2018 e SELGE prot. 53/2019, come si può vedere confrontando le coordinate per l’unico ulivo del comune di Fasano contenuto in entrambi i documenti SELGE».

VI critica: il fascino perverso del complottismo

Nel docufilm si vorrebbe insinuare che sullo sfondo vi sia l’intenzione di sostituire l’attuale olivicoltura contadina con un’altra industriale…

Ci occupiamo di agricoltura da decenni e in questo periodo abbiamo assistito a notevoli cambiamenti: l’affermazione del biologico, dell’agricoltura di precisione, della digital farming. é difficile supporre a cosa si riferiscano gli autori di “Legno vivo” quando fanno riferimento al loro immaginario di olivicoltura tradizionale.

Lo ribadiamo: non è certo anomalo e strano, non solo per la Puglia e non solo per l’olivo, che gli imprenditori agricoli, da soli o organizzati in Associazioni di Categoria o Enti di ricerca in ambito agricolo come quelli citati nella richiesta di rettifica, impegnati per Statuto nel progresso del settore, perseguano attività e ricerche per il miglioramento della produttività, l’innovazione delle forme di allevamento, la meccanizzazione e la riduzione dei costi di produzione. Vedere macchinazioni segrete in tutto ciò è puro complottismo, dannose illazioni e congetture che non meritano ulteriori commenti.

Per confutare, poi, il perfido tentativo di mettere in discussione gli studi sulla resistenza o tolleranza al batterio Xylella delle cultivar Leccino e Fs-17 (Favolosa), perfido perchè quella della resistenza genetica è oggi l’unica speranza in mano ai produttori per poter riprendere la propria attività, facciamo riferimento alla dichiarazione ufficiale dell’Efsa pubblicata il 31 marzo 2017 dal titolo “Susceptibility of Olea europea l. varieties to Xylella fastidiosa subsp. pauca st53: systematic literature search up to 24 march 2017″.

La cultivar Coratina, ampiamente diffusa in Puglia, è molto suscettibile al batterio, è cioè incapace di resistere all’attacco del patogeno.

Anche perchè è proprio sulla base di questa dichiarazione che la Commissione Europea, lo Stato Italiano e la Regione Puglia hanno legiferato e questo dovrebbe spingere alla massima attenzione nell’intraprendere qualsiasi speculazione “semantica”. Come quella tentata dagli autori sulla frase «non si hanno ancora a disposizione dati riferiti al lungo periodo sia sulla tenuta della resistenza nel tempo e sia in termini di produttività», che non vuole assolutamente dire, come tentano erroneamente di insinuare gli autori di “Legno vivo”: «piantatele ma sappiate che non vi sono prove – né tanto meno pubblicazioni scientifiche».

Quello di Efsa è un documento ufficiale che non lascia spazio a queste interpretazioni, anche perchè le prove sulla maggiore tolleranza di questa varietà sono facilmente reperibili interrogando un qualsiasi motore di ricerca.

VII critica: “la calunnia è un venticello”

Nel docufilm si ricorre ad un incauto “sbandieramento” del termine “agromafia”…

Per quanto riguarda i “Rapporti Agromafie”, ed in particolare sui capitoli riguardanti Xylella fastidiosa scritti da Luigi Russo, Coldiretti Puglia ha pubblicato la seguente nota il 18 agosto 2019:

«In considerazione del reiterato uso strumentale dei contenuti del Rapporto Agromafie 2015 in merito alla Xylella, Coldiretti precisa quanto segue:
I Rapporti Agromafie sono editi da Coldiretti e Eurispes e rappresentano un compendio di contributi – anche delle forze dell’ordine – circa l’attività di prevenzione e contrasto della criminalità in agricoltura.
Segnatamente il capitolo su Xylella contenuto nel Rapporto Agromafie 2015 è stato redatto dal presidente di Eurispes Puglia, Luigi Russo. L’assoluta divergenza di posizionamento tra il succitato Russo e Coldiretti sul delicato tema della Xylella è nei fatti indiscussa e indiscutibile e tutti coloro i quali tirano fuori artatamente il rapporto in questione lo fanno ad orologeria, in maniera asservita al preciso scopo di ingenerare confusione e sfiducia nell’operato dell’Organizzazione».

VIII critica: la cecità dei “no espianti”

Boicottando l’eradicazione delle piante infette e di quelle comprese nel raggio dei 100 m da quella infetta e con i due trattamenti insetticidi contro i vettori si boicotta la lotta al batterio…”

Il tentativo di confutare l’efficacia delle misure di lotta obbligatoria è estremamente pericoloso. Anche perchè l’affermazione riguardo alla presunta inefficacia della misura dell’eradicazione contenuta nella richiesta di rettifica è semplicemente non vera. Per confutare tale tesi ci basta fare riferimento al lavoro di analisi statistica dei risultati del monitoraggio pubblicata su “Rendiconti Lincei” ad agosto 2019, in cui si dimostra come tale misura sia in grado di prevenire l’insorgenza del 98% di nuove infezioni.

 IX critica: la non scientificità

Il docufilm non porta alcuna soluzione alternativa validata scientificamente.

A questo proposito, per ribadire questa affermazione, rinviamo alla lettura della “Scientific opinion” dell’ EFSA pubblicata il 15 maggio 2019, che ribadisce la mancanza, al momento, di cure capaci di risanare piante infette da Xylella.

Ultima critica: il catastrofismo paralizzante

La richiesta di rettifica si conclude con una ridondante autocelebrazione da parte degli autori di “Legno vivo” che presumono, con la loro opera, di aver «smascherato un sistema che fa comodo a molti».

Una presunzione che, come abbiamo dimostrato in questi bit, non è supportata da alcun dato scientifico o giuridico. Una considerazione che, nella richiesta di rettifica, assume addirittura il valore di un messaggio universale che non riguarderebbe solo la Puglia e la Xylella ma che avrebbe una portata più generale e globale – quasi messianica – , perché «quello che succede oggi in Puglia sarebbe lo specchio di un crollo che sta avvenendo ovunque: crollano gli ecosistemi, si deteriorano le relazioni sociali, svaniscono le economie locali e si perdono le culture e le colture tradizionali».

Siamo giornalisti e ci occupiamo da parecchio tempo di agricoltura, siamo abituati a raccontare il ciclo delle colture e delle stagioni e forse questo ci spinge ad essere meno pessimisti dei colleghi che celebrano il non senso botanico del binomio “Legno vivo”.

Tutte le volte che abbiamo descritto un cambiamento nel modo di fare agricoltura (nuove tecniche, nuove colture, nuovi modi di affrontare il mercato, ecc) ci siamo immancabilmente imbattuti in qualche opinione negazionista più o meno organizzata, quasi sempre portata avanti da non agricoltori.

Opinioni quasi sempre naufragate e spazzate via dal succedersi del ciclo delle colture e delle stagioni, per il semplice fatto che l’agricoltura non può permettersi di attendere la risoluzione delle dispute retoriche, deve piantare e riseminare ogni anno.

O almeno questo capitava fino a quando l’evoluzione dell’information technology non ha garantito alla finzione mezzi più efficaci per tentare di sconfiggere la realtà dei fatti.

Il pericolo maggiore di chi indugia nel catastrofismo è che in fondo è per loro facile illudersi di avere ragione: basta bloccare chi cerca di trovare soluzioni e la catastrofe puntualmente si verifica. Trovate invece, se ne siete capaci, il modo di lottare per la vostra verità senza paralizzare la controparte.

Lasciate che la Xylella sia affrontata con i sistemi che la scienza ha dimostrato essere più efficaci. Lasciate che gli agricoltori possano rinnovare il ciclo produttivo delle proprie aziende ripiantando e reinnestando gli olivi.”