Xylella, qualche buona novità

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I microrganismi che distruggono i batteri potrebbero essere utilizzati anche per combattere  Xylella fastidiosa.

E’ il primo incoraggiante risultato di una ricerca condotta in Spagna e presentata nell’ambito della conferenza finale del progetto di ricerca Ue XF-ACTORS, interamente dedicato a Xylella fastidiosa, con capofila l’Istituto per la protezione sostenibile delle piante (Ipsp) del Cnr di Bari.

Un gruppo di ricerca guidato da Maria Domingo-Calap ha isolato 22 microrganismi batteriofagi da campioni di acque reflue nella Spagna continentale. Secondo la sperimentazione, molti di essi sono capaci di azzerare la popolazione di Xylella fastidiosa nelle piante infette. Potrebbero essere impiegati in prodotti per il controllo biologico del batterio. La prossima fase della ricerca è il sequenziamento del genoma dei microrganismi e la loro applicazione a diverse sottospecie e ceppi di Xylella fastidiosa.

La «sputacchina» è capace di trasmettere il batterio Xylella fastidiosa dagli olivi malati a quelli sani per tutta la sua vita adulta, dalla primavera fino all’autunno. Emerge da uno studio presentato dal ricercatore dell’Università di Torino e del Cnr Domenico Bosco alla conferenza finale del progetto Ue XF-ACTORS, interamente dedicato a Xylella fastidiosa.

A inizio estate, ha spiegato Bosco, la sputacchina sembra essere meno efficiente nella trasmissione ma è presente in gran numero sulle piante, mentre in autunno è più efficiente ma meno attratta dagli olivi. Questi dati, ha spiegato Bosco, possono contribuire a creare modelli di previsione della diffusione del batterio. «Suggeriscono anche di riconsiderare il programma degli interventi per il controllo della popolazione del vettore – ha commentato la coordinatrice di XF-ACTORS Maria Saponari – attualmente limitati alla primavera e all’estate, e invitano a monitorare attentamente la popolazione della sputacchina sulla chioma degli ulivi anche a fine estate-inizio autunno per verificare l’eventuale necessità di interventi».

Gli scienziati di XF-ACTORS hanno condotto studi approfonditi sul ruolo degli insetti nella diffusione del batterio. Vibrazioni per disturbare l’alimentazione dell’insetto vettore «sputacchina» e così ridurre il contagio da Xylella fastidiosa. E’ l’idea esplorata da un gruppo di ricercatori nell’ambito del progetto XF-ACTORS.

Secondo i risultati presentati alla conferenza finale del progetto da Sabina Avosani dell’Università di Trento, l’emissione di vibrazioni di una particolare lunghezza d’onda durante il pasto dell’insetto sulle piante può ridurre l’ingestione della linfa, che è il meccanismo con cui la sputacchina acquisisce il batterio dagli ulivi malati e può successivamente trasmetterlo a quelli sani. Nell’ambito del progetto, lo stesso gruppo di ricercatori ha esaminato e identificato le vibrazioni emesse da esemplari maschi e femmine nell’ambito dell’accoppiamento dell’insetto, suggerendo tecniche di «controllo delle nascite» a basso impatto ambientale.