Xylella, un esempio di pessima lettura

169

Per anni ho cercato di non evidenziare, su questo sito istituzionale ma anche su altri, quanto di più errato, falso e terroristico veniva scritto e detto in merito agli interventi fatti per contrastare X.fastidiosa.

Questa volta ho voluto, invece, portare all’attenzione dei lettori l’esempio ‘migliore‘ per capire cosa viene erroneamente scritto. Ma, chiedo, è un errore dovuto al non sapere oppure dovuto alla più bieca malafede?

Io, purtroppo, propendo per la seconda teoria.

Sono in malafede tutti questi personaggi che nulla sanno di olivicoltura, che non hanno mai visto un oliveto se non dall’auto, persone che non vivono sulla loro pelle, quella economica per intenderci, questa pandemia che spesso, e a ragione, si accomuna al Covid-19.

Questi personaggi con la scusa dell’amore per l’ambiente e per gli ulivi, amore solo teorico, scrivono una sequela ininterrotta di sciocchezze e falsità.

Dovete porre attenzione sui fatti. Nessun, e dico nessun, albero viene estirpato senza avere subito, in ordine:

  • un campionamento eseguito da tecnici abilitati e abili,
  • esami di laboratorio fatti e ripetuti per conferma.

Solo dopo questi passaggi l’ulivo o gli ulivi saranno estirpati, previa l’informazione al proprietario, cui è lasciata la scelta di eseguire in prima persona l’estirpazione o farla eseguire per suo conto.

Non posso augurarVi buona lettura ma Vi invito comunque a leggere la sintesi di questa barbarie. In grassetto i passaggi ‘interessanti’.

Senza questi ‘signori’ forse l’avanzata del batterio sarebbe stata più lenta.

“Xylella, ennesima strage predatoria” di Giuseppe Vinci (ndc: agronomo? olivicoltore?)

L’ennesima strage di innocenti si va compiendo. Come sempre, furtivamente, lontana dagli occhi della pubblica e spesso bigotta morale. Una strage che si compie ormai da quasi otto anni e che lentamente si estende a tutto il territorio pugliese.

Un olivo positivo a Xylella, in agro di Polignano quanto mai sano, senza il benché minimo sintomo di disseccamento, è stato abbattuto insieme ad alberi di mandorlo, ciliegio e olivo, altrettanto sani, nel raggio dei 50 metri dalla pianta presunta infetta.

Un episodio che si è consumato tanto in fretta e furtivamente che ci ricorda il blitz dell’olivo di c.da Termetrio a Cisternino colpito a morte di notte sotto la fitta pioggia, in pieno e gelido inverno, come fanno i ladri, i mafiosi.

Siamo ancora una volta al più bieco e criminale riduzionismo scientifico. Ancora una volta l’unica cosa che avanza sono le indagini molecolari, condotte in maniera antiscientifica e i costi pubblici per sostenerle, con metodi lontani da una qualsiasi sembianza epidemiologica. E mano a mano che i campionamenti avanzano, avanza anche la narrazione del batterio e con esso la predazione e i conflitti di interesse.

Del resto di questi tempi sembra una tendenza pseudo scientifica tanto apprezzata dalla politica volta agli interessi trasversali di lobby di ogni genere: da quelle dei brevetti a quelle delle analisi molecolari che tengono in piedi enti che di tutto si occupano tranne che di ricerca e soprattutto di cura. Enti che grazie alle emergenze e a licenze ad hoc rimettono in attivo bilanci con buchi da decine di milioni di euro. Dinamiche a cui assistiamo ormai da tempo e nei più svariati ambiti della vita politico amministrativa di questa «povera patria schiacciata dagli abusi del potere».

A Polignano in poche ore e lontano dagli occhi indiscreti dei soliti «ambientalisti negazionisti complottisti» è andato in fumo circa un ettaro di ricca e prospera biodiversità per lasciare spazio al deserto e alla distruzione, contro ogni evidenza scientifica, contro ogni logica. L’unica logica che si scorge dietro questa follia criminale è quella del sistema delle agromafie internazionali intente a depredare terra per obiettivi speculativi. Lo chiamano landgrabbing, nel senso di accaparramento predatorio e speculativo delle terre a buon mercato e a danno non solo dei proprietari ma dell’intero territorio.

Quelle dello sterminio biocida di Polignano erano piante sane che una mentalità tanto banale, quanto impersonale, vorrebbe sostituire, con nuovi impianti olivicoli super-intensivi di Leccino e Favolosa che si convertono in brevetti, denaro, per pochi e senza nessun ritorno effettivo per l’olivicoltura italiana sempre più piegata a logiche perverse.

Si tenga presente che a tutt’oggi, in Salento, dove l’opera di distruzione dell’olivicoltura è iniziata ben prima dell’avvento del batterio, i re-impianti, molti dei quali ancora in fase di pre-avvio, ammontano a un totale del 19% (dichiarato e non riscontrabile), della superficie olivicola preesistente danneggiata andata in malora grazie a una malattia lasciata incontrastata. Il tutto, come sempre, sembra e non a torto, condito giusto in tempo per sostenere vere e proprie campagne di intercettazione di finanziamenti pubblici volte a sostenere interessi speculativi di personaggi e corporazioni associative ormai noti.” www.vglobale.it

Prosit.

di Gabriele Verderamo