L’impatto ambientale di una bottiglia di olio evo

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Analizzate diverse tecniche di produzione dell’olio d’oliva nell’Italia meridionale in ragione del loro impatto ambientale. Le fasi agricole causano più del 70% degli impatti ambientali del ciclo di vita.

L’Università di Palermo ha esaminato il ciclo di vita della produzione di una bottiglia di vetro da 0,75 litri di olio extravergine di oliva sulla base dei risultati di un’analisi sul campo in 50 diverse aziende dell’area di Reggio Calabria, nel sud dell’Italia.

Lo studio LCA (Life Cycle Assestment) è stato sviluppato come analisi comparativa tra alternative, includendo diversi scenari relativi alle tecniche da adottare sia nelle fasi agricole che in quelle di produzione dell’olio d’oliva: quattro scenari diversi per la fase agricola – agricoltura di pianura e di collina, utilizzando tecniche convenzionali e biologiche – e due per il trattamento delle olive – confronto tra tecniche standard e uno scenario più efficiente (impianto con scambiatore di calore evoluto).

La ricerca ha verificato che spingere l’efficienza energetica e le tecnologie innovative nelle fasi post-agricole, pur avendo benefici tangibili e solidi in queste fasi specifiche, oltre che potenziali vantaggi economici a lungo termine, ha solo limitati i vantaggi per le aziende agricole.

La metodologia più efficiente ha solo un impatto moderato sull’energia totale del ciclo di vita: il consumo di energia nella fase di defogliazione è di circa il 7%, il lavaggio e la frangitura di circa il 35%, la gramolazione di oltre il 95%, l’estrazione del 26% e la separazione del 36%. La fase di imbottigliamento rimane esattamente la stessa, in quanto non sono previste modifiche nel processo. La riduzione complessiva dei consumi di energia primaria per le fasi di trasformazione è di circa il 10,5%, a causa della forte quota del totale dovuta alla produzione di bottiglie.

I risultati però chiariscono che per tutti gli indicatori la prima parte del ciclo di vita – dalla produzione, compresa la crescita della pianta di olivo, alla fase di produzione completa (inclusa cioè delle fasi di estrazione e confezionamento) – è la più rilevante, con una quota variabile tra l’80,6% nel caso dell’indicatore del particolato e il 99,64% nel caso dell’uso del suolo (scenario Collina – Agricoltura biologica).

Differenze rilevanti possono essere rintracciate anche per ogni indicatore specifico tra tutti gli scenari; gli impatti elevati sono rintracciati per le fasi agricole tra tutti gli scenari (70%-90% in tutti gli indicatori) con impatti elevati causati dai fertilizzanti.

Le differenze tra lo scenario dell’agricoltura convenzionale e quello dell’agricoltura biologica hanno un tasso di variazione massimo del 4%. A livello di impatto ambientale, quindi, l’incidenza del sistema agronomico scelto è minimo.


Bibliografia
Francesco Guarino, Giacomo Falcone, Teodora Stillitano, Anna Irene De Luca, Giovanni Gulisano, Marina Mistretta, Alfio Strano, Life cycle assessment of olive oil: A case study in southern Italy, Journal of Environmental Management, Volume 238, 2019, Pages 396-407, ISSN 0301-4797