Preservare l’acqua negli oliveti pianeggianti: la lavorazione minima è l’ideale

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In climi aridi la lavorazione superficiale è tradizionalmente suggerita in agricoltura in asciutta come pratica utile per interrompere la continuità dei capillari del suolo e diminuire le perdite di acqua per evaporazione.
Di Mirko Castellini – Crea

Il risparmio delle risorse idriche in agricoltura è un tema di ricerca attuale negli ambienti mediterranei e una gestione razionale del suolo può permettere di raggiungere questo scopo. Per l’olivo sono state identificate due soglie critiche di contenuto idrico del suolo a specifici valori di pressione del suolo, pari rispettivamente al 16% e all’11% del contenuto idrico volumetrico del suolo.
Questo risultato ha implicazioni pratiche per la produzione vegetale, poiché valori superiori al 16% possono garantire l’assenza di stress idrico, mentre per valori inferiori lo stress idrico aumenta con la diminuzione del contenuto idrico del suolo.
Il Crea ha utilizzato la procedura Beerkan Estimation of Soil Transfer parameters (BEST) in cinque oliveti del Salento per stimare le proprietà fisiche e idrauliche del suolo in condizioni di gestione alternativa del suolo: nessuna lavorazione (NT) e lavorazione minima (MT) e per quantificare l’impatto della gestione del suolo sulla conservazione dell’acqua nel suolo.
Approfondimenti specifici per i suoli di Neviano (NE) e Sternatia (ST) hanno indagato l’impatto della tessitura del suolo e della lavorazione del terreno, rispettivamente, sulle funzioni idrauliche del suolo. In particolare, i risultati hanno confermato che le differenze nella tessitura del suolo determinano maggiori differenze rispetto alla lavorazione del suolo.
È stato attuato un confronto tra le curve di ritenzione dei suoli indagati ottenute con BEST e quella “ottimale”. Il risultato principale di questa analisi suggerisce che, rispetto all’assenza di lavorazioni, la lavorazione minima del terreno ha migliorato la ritenzione idrica del suolo, tanto da ottenere una curva con gradi di saturazione leggermente superiori a quelli della curva ottimale (cioè, per dimensioni dei pori fino a 1 μm, e inferiori per pori del suolo più grandi).

I risultati hanno mostrato che il suolo non lavorato aveva valori medi ottimali di capacità di campo relativa (indice che stima il contenuto idrico del suolo) e che la lavorazione superficiale del suolo ha indotto un evidente aumento della porosità del suolo. Tuttavia, questa condizione relativamente negativa del suolo deve essere considerata temporanea, poiché tali valori ottimali di capacità di campo relativa sono teoricamente raggiungibili di nuovo, in accordo con il tempo di riconsolidamento naturale del suolo. Inoltre, la lavorazione superficiale è tradizionalmente suggerita in agricoltura in asciutta come pratica utile per interrompere la continuità dei capillari del suolo e diminuire le perdite di acqua per evaporazione o per controllare la diffusione delle erbe infestanti.
In generale, diverse ricerche nel bacino del Mediterraneo hanno valutato l’impatto delle lavorazioni superficiali (minime o convenzionali) sull’erosione del suolo, evidenziando che il passaggio all’agricoltura biologica (cioè la riduzione delle lavorazioni del suolo e la diffusione di sistemi di gestione agronomica che incorporano una copertura vegetale) potrebbe assicurare una maggiore protezione del suolo e una corrispondente riduzione del rischio di erosione. Tuttavia, i suoli salentini sono generalmente pianeggianti e una lavorazione minima dovrebbe consentire una migliore bagnatura del suolo, anche in caso di eventi poco piovosi (minori perdite d’acqua dovute alla percolazione in profondità) e, di conseguenza, il miglioramento dello stoccaggio idrico del suolo.
Gli effetti positivi della lavorazione minima, rispetto a un terreno non lavorato a lungo, sono stati chiaramente evidenziati e il confronto con i valori ottimali presenti in letteratura ha rafforzato le informazioni sperimentali raggiunte.


Bibliografia
Castellini, M.; Stellacci, A.M.; Mastrangelo, M.; Caputo, F.; Manici, L.M. Estimating the Soil Hydraulic Functions of Some Olive Orchards: Soil Management Implications for Water Saving in Soils of Salento Peninsula (Southern Italy). Agronomy 2020, 10, 177